Quello che state per leggere è un post anomalo. O meglio, Simon Reynolds ci ha spiegato bene come guardare indietro sia tutt’uno con l’ascoltare musica, quindi questo è un post meno anomalo di quello che potrebbe sembrare. Perché questo è un post che, parlando di musica, guarda indietro nel tempo, certo con nostalgia, ma non solo.

Ma questo è e rimane un post anomalo, ribadisco, perché le parole che vi leggete non si limitano a comunicare qualcosa, spero, ma intendono mettere in moto un’azione. Insomma, questo post è una chiamata alle armi. Accorrete genti, accorrete all’adunanza.

Mi spiego. Questo è un blog in cui si parla prevalentemente di musica. Io, quini, sono un blogger, uno che dice la sua, che ci mette la faccia. Oggi ho deciso di metterci ulteriormente la faccia, ho deciso di parlare di un artista che molto ha segnato il mio passato musicale, molto.

Di più, di un’artista, visto che è una donna, che tanto ha segnato il mio passato musicale al punto che, ritiratasi, ha lasciato in qualche modo un vuoto incolmabile, come in certe lapidi funerarie. Un vuoto che oggi io ho deciso di colmare.

Per questo ho deciso di lanciare una vera e proprio campagna, una di quelle raccolte di firme che solitamente trovano luogo in siti che spaziano senza colpo ferire tra il femminicidio e il ritorno in tv di Raffaella Carrà. Quello che state leggendo, signore e signori, è un appello con tutti i crismi. Oggi sono qui a dichiarare il mio amore, musicale, per una cantante che da troppo tempo è uscita di scena, per sua esplicita scelta: Sara Mazo.

Se siete giovani e non avete frequentato le scene indie degli anni Novanta, molto probabilmente questo nome non vi dirà nulla. Anche se non siete giovani e quelle scene le avete frequentate distrattamente, a essere onesti, il nome di Sara Mazo potrebbe non dirvi nulla. Perché Sara Mazo è una grande cantante, una grande artista, ma ha operato all’interno di una band, quindi il suo nome non è apparso in copertine di cd o in videoclip. La band di cui Sara è stata cantante, in buona compagnia di quel mezzo genio di Paolo Benvegnù, poi diventato cantautore e presto di nuovo in giro con un nuovo lavoro solista, è quella degli Scisma, ensemble bresciana (Sara in realtà è di Salò, come buona parte dei suoi colleghi) che molto ha fatto in quell’epoca magica in cui il rock italiano ha avuto quella che oggi potremmo ricordare come una sorta di nouvelle vague. Prodotti da Manuel Agnelli degli Afterhours, band che in qualche modo è stata la capostipite di quella generazione di rockettari, in buona compagnia di Marlene Kuntz e di Subsonica, generazione molto legata a un’etichetta, la Mescal, e a un festival, il Tora Tora!, gli Scisma hanno prodotto un rock -pop d’autore, incentrato sulle voci di Sara e Paolo, perfettamente in simbiosi, e su un repertorio che, ascoltato oggi, non sa neanche vagamente così sia l’incedere del tempo, perfettamente attuali e perfettamente perfette.

Inutile ripercorrere qui, in quella che è una campagna atta a far ritornare sulle scene Sara Mazo, la carriera della band di Rosemary Plexiglas, per quello potete benissimo andare a fare le vostre ricerche in rete. Qui si vuole indire una sorta si sommossa popolare, una chiamata alle armi, appunto. Non voglio citare il pane manzoniano, ma quasi. Rimanendo il musica, mi viene in mente la famosa campagna che porto i tanti fan di Fiona Apple a tempestare di mele la sua casa discografica, colpevole di aver tenuto troppo a lungo imbrigliata l’artista americana.

Ecco, io oggi vi invito a fare un atto dimostrativo, non so esattamente contro chi, affinché Sara Mazo torni a cantare, e lo faccia presto.

Anzi, invito anche i tanti autori di talento in giro, penso a Cristina Donà, penso a Moltheni, penso a Appino, ma anche nomi meno noti, a mandarmi brani da proporle, perché il suo ritorno sia all’altezza del suo passato e della sua voce. Invito questo che lancio anche a Paolo Benvegnù, uno che sa come toccare le corde artistiche di Sara.

Io mi faccio garante di tutta questa faccenda. Sarà mia premura, una volta che Sara avrà accettato l’invito, raccontarvi passo passo il suo rientro, promesso. Come sarà mia premura, se serve, lanciare una campagna di crowdfunding per l’incisione del lavoro.

Voi, ora, fatevi sentire.