La campagna referendaria per l’indipendenza della Catalogna si ferma, almeno per il momento. La Generalitat, il governo catalano, ha deciso oggi di bloccare “in maniera cautelativa e temporanea” la campagna istituzionale per il referendum indipendentista convocato per il 9 novembre, dopo lo stop decretato ieri dalla Corte costituzionale. Lo ha annunciato oggi in conferenza stampa il portavoce del governo catalano, Francesc Homs. Ma il presidente del Parlamento catalano, Nuria de Gispert, ha già annunciato che la Catalogna chiederà la revoca della sospensione cautelare della legge di consultazione e del decreto per la convocazione del referendum. Pubblicata oggi sul Bollettino ufficiale dello Stato, la decisione dell’Alta Corte comporta la sospensione per cinque mesi del referendum e “del resto delle attività” collegate ai preparativi per la consultazione.

In una conferenza stampa, dopo la riunione dei capigruppo, la de Gispert ha spiegato che le ‘controdeduzionì che saranno allegate al ricorso “si basano sulla considerazione che la normativa rispetta la Costituzione e lo Statuto di autonomia”. Il presidente ha assicurato che la Camera catalana mantiene all’ordine del giorno della seduta plenaria di domani la nomina dei sette membri della Commissione di controllo, prevista dalla legge di consultazione, l’organo che deve sovrintendere al corretto funzionamento del processo referendario, sospeso dall’Alta Corte.

Intanto, dopo la protesta a Barcellona contro lo stop del referendum da parte della Corte costituzionale, la piattaforma indipendentista Associazione Nazionale Catalana (Acn) ha convocato per oggi alle 19,00 concentramenti nelle piazze dei municipi catalani. Con lo slogan ‘Ara es l’horà (Adesso è l’ora), e con indosso magliette gialle, i manifestanti reclameranno la convocazione alle urne. La manifestazione, secondo quanto riferito dai media, ha l’appoggio dei partiti della sinistra indipendentista, Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), Iniciativa Verd (Icv) e Candidatura de Unitat Popular (Cup), mentre Convergencia i Unio, il partito del presidente catalano Artur Mas, non ha chiarito se aderirà o meno alle mobilitazioni.