Scende in campo anche il presidente del Senato Piero Grasso per confermare che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, andrà incontro alla sospensione per 18 mesi prevista dalla legge Severino dopo la condanna a un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Ma il primo cittadino “arancione”, ex magistrato a sua volta, non ci sta e consegna ai verbali del Consiglio comunale di Napoli un intervento di fuoco. In cui ricorda, fra l’altro, che l’autrice della legge, l’ex ministro Paola Severino, è avvocato “della mia controparte” al processo sulla vicenda Why Not che gli è costato la condanana. E ribadisce che lui non intende mollare la carica. Caso mai, a dimettersi, dovrebbero essere “i giudici” che lo hanno condannato. Il paladino della legalità, che contesta la sentenza di primo grado del tribunale di Roma come un “errore giudiziario”, ora si trova dall’altra parte della barricata. Ed è sommerso da una valanga di ironie dal fronte avverso, ben sintetizzate da una dichiarazione di Gaetano Quagliariello (Ncd): “Il penoso epilogo della parabola di Luigi De Magistris è la dimostrazione di come il giustizialismo sia nemico della legalità e di come la fine inevitabile dei giustizialisti sia quella di rifiutare la giustizia e negare la legge. Salvo esultare quando la vedono applicata ai loro avversari”. Ma un intervento dai toni così duri espone De Magistris la critica di un’altra toga (napoletana) di primo piano, Raffalele Cantone: “Mi dispiace sentire queste parole da Luigi, le sentenze vanno rispettate”.

“La legge Severino va applicata. E’ inevitabile”, afferma Grasso. “E’ stata già applicata anche ad altri sindaci”, ha detto la seconda carica dello Stato, “penso sia inevitabile che sia applicata. Poi naturalmente ci sarà il seguito dell’appello, dell’impugnazione che potrà eventualmente dare un contorno definitivo alla vicenda”. La norma Severino, la stessa che ha deciso la decadenza dell’ex Cavaliere Silvio Berlusconi, prevede lo stop per 18 mesi per amministratori condannati, anche solo in primo grado, per una serie di reati contro la pubblica amministrazione, compreso appunto l’abuso d’ufficio. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ha proseguito Grasso, “valuterà al meglio la situazione e sa benissimo che, se non lo dovesse fare, ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del prefetto non appena si renderà esecutiva la sentenza oppure si depositerà la motivazione”.

Per la legge Severino, il ruolo centrale è appunto quello del prefetto: “Non voglio essere sgarbato. Capirete che è un tema molto delicato” ha risposto ai giornalisti il prefetto di Napoli Francesco Musolino. “Non posso dire nulla, stiamo aspettando la trasmissione della sentenza”. Dopo di che, gli hanno chiesto, sarà automatica la sospensione in base alla legge Severino? Musolino non ha risposto e ha salutato tutti, allontanandosi. 

Ma il primo cittadino di Napoli, simbolo della “rivoluzione arancione” che lo ha portato alla guida della città in nome della legalità, non ci sta. E contrattacca: “Vorrebbero applicare per me la sospensione breve, in base alla legge Severino, un ex ministro della Giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma. E la norma è stata approvata mentre il processo era in corso”. Dimissioni? Neanche per sogno: “Mi chiedono di dimettermi per questa condanna, ma guardandosi allo specchio e provando vergogna devono dimettersi quei giudici (che hanno emesso la sentenza di condanna ndr). Sono fiducioso che questa esperienza di governo possa andare avanti fino al 2016”. In Consiglio comunale, il sindaco denuncia che “siamo di fronte a uno Stato profondamente corrotto”, si definisce “uomo delle istituzioni” e spiega di non volersi “far trascinare” a perdere tale fiducia. “Le istituzioni sapranno riparare a queste violazioni di legge”.

Il sindaco ha definito fin dal primo momento la senteza su Why Not – che lo condanna insieme al consulente Gioacchino Genchi per l’acquisizione ritenuta illegittima di tabulati telefonici di diversi parlamentari – come “un errore giudiziario”. Ma ora, all’innescarsi della polemica sulla sospensione, va oltre: “Quando il quadro appare così confuso, appare anche più chiaro chi sta lavorando per mettere le mani sulla città. Quello che dobbiamo fare è far capire ai nostri cittadini che la posta in gioco è alta, al di là di ogni distinguo”. “Non credo che si possa cancellare questa esperienza a colpi di formalismi giuridici di norme.

Nel suo intervento in Consiglio comunale, il sindaco fa viaggiare in parallelo la questione politica e qualla giudiziaria: “Chi ha contribuito a strapparmi la toga in un processo disciplinare pazzo davanti al Consiglio superiore della magistratura era Nicola Mancino“, ha ricordato. Cioè “quel Nicola Mancino oggi è coinvolto in uno dei processi più gravi della storia della Repubblica italiana quale è la trattativa Stato-mafia, in cui anche il presidente della Repubblica dovrà, per volontà di un tribunale, andare a testimoniare”.

Le parole di De Magistris non sono andate giù all’amico ed ex collega Raffaele Cantone, magistrato anticamorra a Napoli prima di essere chiamato dal governo Renzi a presiedere l’autorità nazionale anticorruzione: “Mi dispiace, sono amico di Luigi e gli auguro di poter dimostrare, nel proseguo, tutta la sua innocenza”. E aggiunge: “Pensavamo di esserci buttati un po’ dietro questa logica dell’attacco, dei complotti giudaico-massonici. Soprattutto quando vengono dalla magistratura le sentenze non condivisibili vanno appellate, ma vanno rispettate.