Luigi De Magistris rischia la sospensione di 18 mesi dalla carica di sindaco di Napoli, in base alla legge Severino sull’incandidabilità, la stessa che, dopo un’estenuante battaglia tra politica e cavilli, ha portato alla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Ieri la condanna in primo del sindaco a un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio in relazione all’acquisizione di tabulati telefonici di parlamentari nell’inchiesta Why Not, quando era pm. L’incertezza sta nel fatto che la legge ha ancora pochi precedenti di applicazione e i pareri interpretativi divergono, anche perché la pena è stata sospesa con non menzione nel casellario giudiziale.

Una posizione molto netta è stata presa da Francesco Nitto Palma, che come parlamentare di Forza Italia è un avversario politico del sindaco “arancione”, ma è anche un ex magistrato e presidente della commissione giustizia di Palazzo Madama. Premettendo ironiche considerazioni sul “garantismo” di un De Magistris che si proclama vittima di “un errore giudiziario”, Nitto Palma afferma: “Mi auguro, atteso l’articolo 11 della legge Severino, secondo cui gli amministratori condannati anche solo in primo grado per il reato di abuso in atti d’ufficio devono essere sospesi di diritto dalla carica per un periodo fino a 18 mesi, che il sindaco de Magistris rifletta sulla irretroattività della norma (obiezione principe del centrodestra contro la decadenza di Berlusconi, ndr) e, in ragione della consolidata giurisprudenza sul punto, tutta nel senso della retroattività, assuma le decisioni di conseguenza nell’esclusivo interesse della città di Napoli”.

Il citato articolo 11 recita: “Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1 dell’articolo 10″, che includono appunto il sindaco, “coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’articolo 10, comma 1, lettera a), b) e c)”. E la lettera c comprende qanche l’abuso d’ufficio, reato per il quale De Magistris è stato condannato in primo grado. Ma perché la sospensione diventi effettiva deve intervenire il Prefetto. A meno che l’interessato – come altri amministratori locali meno noti colpiti prima di lui dalla legge sull’incandidabilità – non decida in autonomia di fare un passo indietro. Al momento, De Magistris ha contestato la sentenza e ha annunciato di voler restare sindaco. “Ci sono pezzi di Stato collusi che vanno abbattuti e servitori dello Stato di cui esser fieri: non mollo, resisto e lotto per la giustizia”, ha scritto su twitter nel pomeriggio.

Ma una presa di posizione molto netta arriva da Dario Stefano (Sel), il Presidente della Giunta delle Elezioni delle Immunità parlamentari del Senato che ha guidato i lavori di prima applicazione della legge Severino nel caso Berlusconi. “Mi vengono segnalate interpretazioni discutibili, poco corrette a mio parere, del decreto legislativo n. 235 del 2012 riguardo alla sentenza di condanna del sindaco di Napoli Luigi De Magistris”, scrive in una nota. “Ma il testo normativo non lascia dubbi di sorta: l’articolo 11 prevede per il sindaco che viene condannato, anche con sentenza non definitiva del reato di cui all’articolo 323 C.P. (abuso d’ufficio), la sospensione d’ufficio dalla carica”.

Stefano precisa che “la sospensione può durare al massimo 18 mesi. Quali precedenti possiamo richiamare il decreto del prefetto di Brindisi del marzo 2014, con cui è stato sospeso il sindaco di Fasano, ma anche quello del prefetto di Latina del 31 ottobre 2013, che aveva sospeso il Presidente della Provincia di Latina”. 

Se la sentenza è ingiusta, De Magistris potrà fare valere le sue ragioni in appello. Ma nel frattempo chi ha fatto della legalità la bandiera della sua discesa in politica non dovrebbe avere altra scelta che farsi da parte.