Sono morti in uno scontro a fuoco contro militari israeliani, vicino a Hebron, i due militanti di Hamas sospettati del rapimento e dell’uccisione di 3 ragazzi israeliani, Eyal Yifrach, Ghilad Shaer e Naftali Frenkel, il 30 giugno scorso, episodio che scatenò l’ultimo conflitto tra lo Stato ebraico e i militanti palestinesi nella Striscia di Gaza. I due uomini, Amer Abu Aisheh e Marwan Qawasmeh, erano ricercati dall’esercito di Gerusalemme dal giorno del rapimento. Il portavoce dell’esercito, colonnello Peter Lerner, ha spiegato che i militari erano sulle tracce dei miliziani già da una settimana. Quando sono riusciti a raggiungere i due membri di Hamas in un edificio vicino alla città a sud della West Bank, è iniziato uno scontro a fuoco durante il quale sono stati uccisi i due terroristi. Fonti sul campo confermano la morte di uno solo dei due sospettati, ma Lerner afferma che i suoi uomini hanno visto il secondo cadere in mezzo alle fiamme dopo esser stato colpito dai proiettili israeliani, il che lascia pensare che anche lui sia deceduto anche se il corpo non è stato ancora ritrovato.

Fonti locali riferiscono che la tensione è tornata alta nella città della Cisgiordania dopo l’intervento dell’esercito dello stato ebraico. I militari avrebbero individuato l’edificio a due piani all’interno del quale si stavano nascondendo i due e avrebbero fatto brillare alcune cariche di esplosivo per scardinare le porte. I miliziani si sono sentiti braccati dagli uomini di Lerner e, così, hanno iniziato a sparare contro i soldati: “I nostri militari hanno risposto al fuoco e confermato di aver colpito i terroristi”, precisa il portavoce. Il militare si dice soddisfatto di come l’esercito ha portato avanti l’operazione: “Eravamo determinati a portare davanti alla giustizia i crudeli assassini dei ragazzi. I nostri sforzi sono stati estesi e prolungati. Il successo della missione odierna mette fine alle lunghe ricerche. I responsabili del delitto non rappresentano più una minaccia per i civili israeliani”. Il premier Benjamin Netanyahu parla di “giustizia”: “La mano della giustizia di Israele, la nostra lunga mano, ha infine raggiunto” i presunti killer”. Anche Hamas ammette che Abu Aisheh e Qawasmeh militavano nel braccio armato dell’organizzazione, le brigate Ezzedin al-Qassam.

I 3 ragazzi erano stati rapiti il 12 giugno scorso, nella zona vicino a Betlemme, mentre facevano l’autostop. Le ricerche da parte delle autorità israeliane erano partite immediatamente ma, dopo 18 giorni, i cadaveri dei 3 giovani sono stati ritrovati. Da quel momento è iniziato uno scambio di attacchi missilistici tra Israele e i miliziani di Ezzedin al-Qassam presenti nella Striscia di Gaza che hanno causato un conflitto lungo 50 giorni, conclusosi con il cessate il fuoco del 26 agosto, che ha provocato 2100 morti palestinesi, 70 israeliani e stremato la popolazione di Gaza.