Nel profondo Aspromonte di Africo, una famiglia appartenente alla tradizionale professione della pastorizia divide i propri affari “illeciti” tra la Calabria, Milano e alcune città europee. Quelle dei tre fratelli protagonisti e dei loro ascendenti e discendenti sono “anime nere”per necessità ancestrale, ovvero per ontologica mescolanza tra legalità e criminalità, in ultima sintesi tra il Bene e il Male.

La parabola esistenzial-familiare non può che finire in tragedia, secondo i canoni di una classicità mai esaurita
Girato sui luoghi d’ambientazione governati dalla ’ndrangheta, Anime nere è il terzo lungometraggio di Munzi, e il suo più bello per maturità, solidità e complessità su più livelli. Ispirato all’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, il film contiene e supera la cine-letteratura (anche straniera) a tema mafioso proponendo l’originalità di un lessico familiare che purtroppo riguarda (anche) il presente di un Paese sempre più “equilibrista” nel rapporto cittadino/Stato.


 
Il Fatto Quotidiano, 18 settembre 2014