Domani in Scozia votano per l’indipendenza dal Regno Unito. La questione dell’irredentismo scozzese me l’ha spiegata, per l’appunto, uno scozzese. Era il 1995. Ero a Edimburgo, c’era l’Edinburgh International Festival e le strade erano piene di gente. Erano pressappoco le due del mattino, io e i miei amici avevamo comprato da bere, avevo in mano una bottiglia di whiskey da pochi soldi. A un certo punto mi si è avvicinato un vecchio ubriacone, piccolo di statura, magro, con le ossa di un passero ammaccato, la bocca senza denti. Mi ha chiesto da bere, gli ho passato la bottiglia. Il vecchio ha tirato giù la più lunga, spaventosa sorsata che abbia mai visto in vita mia. Si è ripulito la bocca con il polso e abbiamo cominciato a parlare.

Non capivo una parola di quello che diceva. Parlava con questa voce strascicata. Al che gli ho chiesto (in inglese): “Ma stai parlando in inglese o cosa?” Lui mi ha fissato con due occhi orgogliosi e furenti, ha fatto il gesto di restituirmi la bottiglia e ha sputato: “I’m not english. I’m Scottish!

Ora, ieri ho visto il video in cui Borghezio fa l’appello per invitare gli elettori scozzesi a votare Sì al referendum, il video finisce con un’esortazione in gaelico, cioè Borghezio a un certo punto si mette a sproloquiare in gaelico e dice: “tagh duine, tagh gu an saorsa, alba saor” (“vota sì, vota per la libertà, Scozia libera). Allora ho ripensato al mio amico scozzese, ho pensato chissà se è ancora vivo, chissà se ha smesso col whisky, ma soprattutto, chissà se ha visto il video di Borghezio che parla in gaelico.

E ho pensato che, se il mio amico scozzese è ancora vivo, se ha smesso col whisky e se ha visto il video di Borghezio che parla in gaelico, ecco, ieri può aver fatto solamente due cose: ha deciso di votare No e si è rimesso a bere.