“Siete tutti invitati alla Festa di Chiusura dell’attività storica del Caffè Vespucci. Dopo 47 anni di onorato pubblico esercizio, poniamo fine a un’emorragia monetaria dovuta a strozzinaggio da parte dello Stato con sempre maggiore incremento della pressione fiscale. Non c’è da rattristarsi, ma c’è da festeggiare un’eutanasia imprenditoriale. Saremo lieti di avere con noi tutti i nostri amici e clienti, sarà l’occasione per spiegare che nessuno è immune, e per far festa insieme. Una festa di liberazione dopo 47 anni di sacrifici di un’intera famiglia”. Gianluca Monaco l’aveva annunciato su Facebook: dopo mezzo secolo il suo bar Vespucci, a Pescara, avrebbe abbassato le saracinesche per sempre. E così puntualmente è stato: sabato scorso si è svolto questo “party di cessazione d’attività”, durante il quale il titolare ha persino dato alle fiamme un mucchio di cartelle Equitalia, all’interno di un secchiello per il ghiaccio.

“Non è stato un funerale, non volevamo fare le vittime: abbiamo brindato tra amici, con musica e porchetta” – racconta Monaco a ilfattoquotidiano.it. Perché questa decisione? “Ci pensavo già dalla fine del 2011: avevamo già cominciato ad accusare il colpo della crisi, ma poi per questioni di affetto, ricordi familiari, dignità, abbiamo temporeggiato – dice Monaco -. Ma a un certo punto ho detto a mia mamma: ‘qui dobbiamo chiudere, lo Stato ci massacrerà’. La decisione finale l’ho presa a febbraio di quest’anno, quando sono arrivate le cartelle della Tares del 2013: una mazzata da 9 mila euro”.

E perché addirittura una “festa di chiusura”? “Perché mi sono liberato dello Stato strozzino” aggiunge il proprietario del Vespucci. Cosa intende per strozzinaggio di Stato? “Di crisi ne abbiamo avute anche in passato. Ma mentre prima lo Stato riusciva comunque a uscirne fuori, con una propria politica monetaria e fiscale, oggi non ce la fa più, non ne possiede più una autonoma, e allora produce sempre nuove tasse – spiega -. Un imprenditore, un commerciante può intaccare a lungo i suoi risparmi, ma poi giunge a un bivio e si chiede: cosa sto facendo?”. Quando sarebbe cominciato il periodo nero del commercio? “Nel biennio 2006-2007, con quegli studi di settore che hanno imposto che “le attività devono essere congrue e coerenti” con dei parametri sballati in eccesso. Nessuno di noi commercianti è riuscito ragionevolmente a essere “congruo e coerente” con valori simili. A quel punto, molti hanno dovuto dichiarare più di quanto realmente incassassero. E sono aumentate le tasse”.

“E poi la grande crisi economica, il calo dei consumi, lo Stato che ti rema contro, la scelta di gettare la spugna”. Che ne sarà, adesso, del suo caffè di famiglia? “Diventeremo un circolo ricreativo, non più aperto al pubblico ma riservato ai soli soci. La normativa fiscale strizza l’occhio ai circoli, alle cooperative, alle associazioni senza fini di lucro: non farò altro che sfruttare le leggi vigenti – conclude Gianluca Monaco -. E non sarò più schiavo delle tasse, di questo Stato vampiro”.