Stipendio fisso, bonus, dividendi o un’assicurazione speciale. Non importa come ma l’importante è assicurare ai propri manager lauti premi per le proprie performance. Le grandi banche europee proprio non ci stanno a rispettare i limiti salariali dei propri manager imposti dalla nuova normativa comunitaria. Basta leggere la lettera del Commissario Ue Michael Barnier indirizzata all’Autorità bancaria europea (Eba), nella quale il responsabile del mercato interno e dei servizi finanziari chiede di monitorare da vicino le astuzie di colossi finanziari come Barclays, Standard Chartered, Goldman Sachs e Hsbc.

La lettera di Barnier – “È importante prendere una posizione attiva e collettiva su questa importante questione e affrontare i sospetti di violazione del diritto comunitario”, scrive Barnier, vicepresidente uscente della Commissione. E “vi sarei molto grato se poteste condividere con noi i risultati della vostra inchiesta entro la fine di settembre in modo da poter dare una risposta politica coordinata”. Un appello chiaro e inequivocabile rivolto ad Andrea Enria, il presidente italiano dell’Eba, l’autorità incaricata di sorvegliare il mercato bancario europeo.

Il trucco della “allowance” – Succede che le grandi banche europee, tramite il pagamento di cospicue “allowance”, indennità. Vere e proprie paghette extra ai propri manager, stanno cercando di circumnavigare il chiaro ed esplicito tetto ai bonus dei banchieri introdotto nel febbraio 2013 con la capital requirements directive (Crd IV). Che prevede, appunto, che tali bonus non possano superare l’ammontare dello stipendio base, o il suo doppio ma solo previo accordo della maggioranza degli azionisti della società. Si tratta di una delle misure prese dall’Ue per rendere l’intero sistema bancario più solido e meno soggetto alle speculazioni di qualche manager disposto a rischiare tutto pur di far lievitare i propri bonus di fine anno. Una direttiva che trasferisce all’interno della legislazione comunitaria le nuove regole bancarie di Basilea III, volte a evitare ulteriori terremoti finanziari. Ovviamente, secondo le banche non si tratta di “bonus” né di retribuzione variabile. Quindi le “allowance” non rientrano nel campo della legislazione europea.

Per i banchieri inglesi “la decisione spetta agli azionisti” – La British Bankers’ Association è sul piede di guerra. “Pensiamo che queste decisioni debbano essere prese dai nostri azionisti, non dai politici”, ha commentato un esponente della potente associazione britannica, visto che l’oggetto della critica indiretta di Barnier è proprio la City di Londra, cuore finanziario di tutta Europa. E Downing Street si schiera con i banchieri. “Siamo i primi a voler contrastare certe pratiche di remunerazione, ma siamo fermamente contrari a questo intervento comunitario affrettato e condotto senza alcuna valutazione d’impatto sul sistema”, ha detto George Osborne, ministro delle finanze britannico.

Le mire della City sui servizi finanziari Ue – Non a caso la Gran Bretagna sta guardando con interesse al portafoglio mercato interno, responsabile anche per gli affari finanziari, nella prossima Commissione europea che sarà presieduta da Jean-Claude Juncker. Le intenzioni di Londra sono piuttosto chiare: mettere il conservatore ed euroscettico moderato Jonathan Hill al posto dell’uscente Barnier. Perché proprio il Commissario al mercato interno è colui che ha il potere, se vuole, di presentare emendamenti alla legislazione in vigore per contrastare eventuali irregolarità come quelle, ancora da accertare, da parte delle grandi banche della City.

Twitter @AlessioPisano