“La riforma della giustizia, per quanto riguarda il civile, non riuscirà minimamente a incidere sulla durata dei processi”. Parola di Piercamillo Davigo, che ieri, dal forum Ambrosetti di Cernobbio, ha bocciato la bozza pre-approvata dal governo il 29 agosto e il conseguente entusiasmo del premier Renzi. Che, il giorno della presentazione del provvedimento, aveva annunciato: “I processi civili dureranno la metà”. Per Davigo, però, non sarà così. Il motivo? All’interno “non c’è nulla di concreto” sui tempi biblici dell’iter processuale. Non solo. Il magistrato ha anche individuato un possibile motivo dell’impotenza del provvedimento: il peso specifico degli avvocati e la loro capacità di incidere sulla politica. In tal senso Davigo non ha usato mezzi termini: “La classe politica non è riuscita a piegare una lobby debole come quella dei tassisti, figuriamoci se lo farà con una lobby forte come quella dei legali” ha detto il pm, che, dopo aver ricordato i dati impressionanti sulla giustizia civile italiana e il suo indice di incidenza sulle famiglie, ha fornito la sua ricetta per superare l’impasse.

La chiave, per Davigo, è scoraggiare le cause facili: “Si devono introdurre clausole penalizzanti per le cause temerarie, qualche misura che scoraggi il cittadino dal ricorrere alla giustizia per qualsiasi inezia – ha detto il pm – Le cause vanno fatte per le questioni serie, quando c’è una ragionevole possibilità di vincere. Ma questo va contro gli interessi degli avvocati che sono tanti e agguerriti, con tutto l’interesse alla proliferazione dei processi. Oltretutto sono ben rappresentati nella classe politica”.

Una presa di posizione che non è andata giù a Maurizio De Tilla, presidente dell’Associazione nazionale avocati. Presente a Cernobbio, ha preso la parola dalla platea e ha attaccato la ‘classe’ dei magistrati, sostenendo che la riforma sia “bloccata per la resistenza dei pm, che hanno paura di interventi ad hoc su responsabilità e intercettazioni.” Più costruttivo il parere del ministro Boschi, anche lei avvocato. Seduta al fianco di Davigo, ha ricordato al pm che ultimamente “sono stati presi provvedimenti che rendono molto più costoso fare causa”. Ma per Davigo la realtà resta un’altra: “Voi avvocati siete troppi. Andrebbe istituito il numero chiuso anche a giurisprudenza come è stato fatto a medicina”.