Parto da John Barth, il padre del massimalismo. Tranquilli, parto da John Barth e finirò, lo anticipo sin da ora, sperando che non abbiate già lasciato la pagina, parlando del didietro di Jennifer Lopez. Ma parto da John Barth, il padre del massimalismo, maestro venerato del postmoderno, perché una delle mie ultime espierienze mediatiche mi offre il destro per parlare di social network e di rete.

Ho una pagina Facebook, cosa che mi equipara a qualche miliardo di persone. Ho una pagina Facebook e un indice Klout che si aggira tra i 62 e 67. Scrivo cose, la gente commenta, condivide, insomma, si socializza. Difficile, anzi impossibile, per le tipiche dinamiche dei social, che ci sia un post, una foto, un link, che non riceva almeno un “Mi piace” o un commento da parte di uno dei miei cinquemila contatti. Tempo fa ho dichiarato, come spesso mi capita di fare, l’intenzione di andarmi a rileggere un classico, Giles ragazzo-capra, opera gigantesca, sia per qualità che per massa, proprio di John Barth. Per la prima volta da che sono su Facebook, cioè da poco più di sei anni, nessuno ha minimamente calcolato il mio post. Niente, neanche un commento. Anzi, un commento è arrivato, ma neanche il tempo di andare a leggerlo che l’autore l’ha prontamente rimosso. Confesso, ci sono rimasto male. Parecchio. Allora, piccato nell’orgoglio, ho dato la stura a un post sardonico, sarcastico, e qualsiasi altro aggettivo inizi per sar. Ho scritto, testualmente “Voi preferite le tette o il culo?”. Poi ho asteriscato il tutto e qualche riga sotto ho scritto, “siccome quando ho parlato del padre del massimalismo nessuno mi ha calcolato, vediamo se funziona meglio con questo sondaggio”. Ovviamente le cose sono andate in altra maniera. Circa cinquecento commenti. Con una vittoria di misura del posteriore, per chi fosse interessato (così ho votato anche io, per i più curiosi).

Questo semplice passaggio mi ha spinto a pensare che parlare di anatomia femminile funziona molto di più che di letteratura, specie se di letteratura di non troppo facile fruibilità (avessi parlato di 50 sfumature di nero, magari, avrei avuto altri risultati, chissà?).

Parto quindi da John Barth, facendo questo giochino della metanarrativa, in cui spiego perché sto scrivendo qualcosa un attimo dopo averla scritta, e finisco per parlare di Jennifer Lopez, e del suo sedere.

E lo faccio per un motivo semplice, le parti anatomiche femminili attirano la lettura. Diciamola così, sto facendo, come in quel sondaggio di Facebook, un esperimento antropologico. E lo sto facendo perché sono convinto, i numeri me lo diranno, che parlare di Jennifer Lopez, e del suo posteriore, mi darà più visualizzazioni di quante non me ne abbia date il mio ultimo post, in cui sono partito da Frank Sinatra per finire a parlare di Jack Savoretti. Intendiamoci, Jack Savoretti è anche un bel ragazzo, ha fatto da testimonial per Calvin Klein, per dire, ma ho il sospetto che le donne ragionino in altra maniera. O semplicemente che le donne ragionino.

Il sedere di Jennifer Lopez, dunque.

Sì, e qui torno a vestire i panni del serio critico musicale (anche se il termine torno, diranno molti, potrebbe essere generoso nei miei confronti, perché serio, in fondo, non lo sono ancora mai stato), perché il nuovo singolo di J Lo, quella che è partita dai sobborghi per conquistare la vetta delle classifiche e della notorietà, si intitola Booty, e al sedere è dedicato. Di più, del sedere è un inno. Proprio in queste ore è uscita un’anteprima del video, che vede il sedere della nostra protagonista, accompagnato da un suo simile non altrettanto famoso, ma decisamente meritevole, quello della brava rapper Iggy Azalea, da brava rapper non pavida e capace di affrontare la sfida di sfoderare il fondoschiena di fianco a quello che in molti indicano come il fondoschiena più famoso del mondo.

Booty, la canzone, e il sedere di entrambe spiattellato a ogni fotogramma.

Ora, vediamo se il mio esperimento ha funzionato. In caso la prossima volta mi occupo, lo giuro di un esordiente di una qualche etichetta indipendente, lasciando da parte l’anatomia. Tanto arriverà comunque un hater a spiegarmi come e cosa avrei dovuto scrivere, a insultarmi e a dichiarare che mai più ci rivedremo.

Il sedere di Jennifer Lopez e Iggy Azalea, non dimenticatelo.

Il sedere vince sempre.