La Nato rafforza la sua presenza militare ai confini con la Russia e il Cremlino la accusa di usare la crisi ucraina come “pretesto” per realizzare piani militari “concepiti da tempo”, mettendo in questo modo “il processo di pace a rischio”. È la reazione del presidente russo Vladimir Putin alla decisione presa dall’Alleanza a conclusione del vertice in Galles, dove è stato approvato un nuovo piano d’azione (Rap) che comprende la creazione di una forza di intervento immediato con carri armati, aerei, navi e logistica. Si tratta di  cinque basi tra paesi baltici, Polonia e Romania; una forza militare che sarà “molto reattiva” e “avrà una presenza continua” nell’est europeo. Lo ha annunciato il segretario Anders Fogh Rasmussen. Militari che potranno intervenire in 48 ore e serviranno non solo per l’est, ma anche per il fronte sud, assicurano alla Nato.

Mosca apre una nuova base nella Nuova Siberia
La Russia risponde alla Nato e annuncia l’apertura in via permanente della base militare nell’Artico, nell’arcipelago delle Isole della Nuova Siberi. “L’obiettivo principale di un nuovo spostamento di un’unità della Flotta settentrionale nell’Artico è quello di assicurare personale, equipaggiamenti e materiale all’unità tattica che d’ora in avanti sarà stazionata sulle isole della Nuova siberia in modo permanente”, si legge in una nota del comandante della Flotta, l’ammiraglio Vladimir Korolyov.

La “risposta rapida” dell’Alleanza ai confini con la Russia
Il “Readiness Action Plan”, il piano di risposta rapida, è volto a “rafforzare la nostra difesa collettiva“, ha puntualizzato Rasmussen. 
L’ok al nuovo piano “manda un chiaro messaggio: la Nato protegge tutti gli alleati, in ogni momento”. Un preciso messaggio anche “per i potenziali aggressori – continua il segretario – che se anche dovessero solo pensare di attaccare un alleato, sappiano che dovranno affrontare l’intera coalizione”. I leader della Nato hanno inoltre deciso di “invertire l’andamento di riduzione dei bilanci per la difesa” e di portarli al livello del 2% del Pil entro dieci anni. Ed è il presidente americano Barack Obama a specificare che questi fondi saranno spesi anche per “incrementare i servizi di intelligence e sorveglianza”.

Il Cremlino: “La Nato farà fallire il processo di pace”
“I risultati del summit della Nato non stupiscono nessuno. L’alleanza creata nell’epoca della guerra fredda come organizzazione militare-politica in via di principio non è capace di cambiare il proprio codice genetico”, si legge in una nota del ministero degli Esteri russo. “Le dichiarazioni sulla situazione ucraina, insieme ai programmi annunciati di svolgere manovre congiunte con Kiev sul territorio di questo Paese entro la fine del 2014 porteranno inevitabilmente alla crescita della tensione e rischieranno di far fallire il progresso tracciato nel processo di pace in Ucraina”, prosegue Mosca. “Inoltre – si legge ancora nella nota – favoriranno l’aggravarsi dello scisma della società ucraina”. Mosca si riserva di rispondere analizzando “in modo dettagliato” le sue “decisioni concrete”, anche in riferimento all’atto base Russia-Nato del 1997 e ad altri accordi nel campo della sicurezza europea.  

Iniziato il cessate il fuoco siglato a Minsk
Intanto i rappresentanti di Kiev e delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno firmato un protocollo di 14 punti per il cessate il fuoco dalle 18 ora di Kiev (le 17 in Italia). L’atto ha suggellato la riunione di oggi, 5 settembre, a Minsk del Gruppo di Contatto sull’Ucraina che comprende – oltre ai rappresentanti di Kiev e dei ribelli – la Russia e l’Osce. Allo scoccare dell’ora stabilita per l’inizio della tregua, Kiev e i ribelli filorussi hanno testimoniato che tutti i combattimenti sono stati sospesi nell’Ucraina orientale, anche se giornalisti di Associated Press riportano di aver sentito alcuni bombardamenti a Mariupol e nella città di Donetsk, roccaforte dei ribelli.
Previsto per domani lo scambio di prigionieri, a detta dei ribelli oltre mille nelle loro mani, mentre duecento i detenuti di Kiev. Subito dopo la firma della tregua, però, immediata la precisazione dei ribelli: “Il protocollo sul cessate il fuoco non significa che le due autoproclamate repubbliche abbiano rinunciato alla linea di staccarsi dall’Ucraina”, ha detto il ‘premier’ di Lugansk Igor Plotnitski, che partecipa ai colloqui nella capitale bielorussa.

Poroshenko: “Pronto a concedere decentramento e lingua”
Il presidente ucraino Petro Poroshenko apre alle concessioni da fare in alcune zone di Donetsk e Lugansk. “Siamo pronti a fare passi straordinari sulla decentralizzazione del potere in alcune zone di Donetsk e Lugansk, offrendo loro la libertà economica e garantendo la libertà d’uso di qualsiasi lingua sostenuta da tradizioni culturali”, ha annunciato il presidente, citato dalle agenzie russe. Annunciata anche dal presidente Poroshenko l’elaborazione di una road map contenente misure per la de-escalation.

Merkel: “Se la tregua regge siamo pronti a sospendere le sanzioni”
Sul cessate il fuoco deciso a Minsk, aperture da parte della cancelliera tedesca. “Dobbiamo verificare se questo cessate il fuoco verrà applicato. Le truppe russe si ritirano? O per quanto staranno lì? Ci sono molte questioni che devono essere ancora risolte”, ha detto Angela Merkel, aggiungendo però che “se l’operazione di cessate il fuoco verrà applicata siamo pronti a sospendere le sanzioni“. 

Non si fermano gli scontri: sette civili morti, tra cui due bambini
Si aggiungono tasselli dal punto di vista diplomatico, quindi, ma sul fronte il conflitto non accenna a fermarsi. Anche nel giorno in cui la tregua dovrebbe entrare in vigore, continuano le offensive dei separatisti filorussi a Mariupol, nel sud est dell’Ucraina. Una mossa, quella dei ribelli, funzionale a conquistare il controllo del porto industriale strategico che permetterebbe uno sbocco sul mare di Azov nonché la conquista della seconda città più importante della regione di Donetsk (500mila abitanti). Controverse invece le notizie sull’ingresso nella parte est della città, rivendicato dai ribelli filorussi ma smentito da Kiev. Sul fronte del conflitto armato, sette soldati di Kiev sono morti ed altri 59 sono rimasti feriti nelle ultime 24 ore nella zona calda dello scontro con i ribelli filorussi nel sud-est ucraino. Lo rende noto il portavoce militare dell’Ucraina Andrei Lisenko. Da aprile sono morti 846 militari ucraini e 3.072 sono rimasti feriti. Sul fronte opposto, l’amministrazione regione intanto riferisce di 7 civili morti – tra cui due bambini – e 23 feriti nei villaggi circostanti.

Iatseniuk: “Piano di pace deve prevedere il ritiro delle truppe russe”
“Il piano di pace deve prevedere il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina”, lo ha dichiarato il premier Arseni Iatseniuk, prima che fosse annunciata la firma di un protocollo preliminare sul cessate il fuoco a Minsk. ”Bisogna ristabilire la pace ma non sulla base di un piano proposto dal presidente russo, bensì di quello proposto dal presidente ucraino, sostenuto da Usa e Ue. Da soli non potremmo fronteggiare la Russia”, ha detto. Iatseniuk, ritenuto un uomo degli Usa, sembra entrato così in collisione con Poroshenko.

Renzi: “Ore complicate ma dense di speranza”
“È un elemento importante che si sia arrivati a questo momento di cessate il fuoco con una serie di impegni concreti, come la convocazione delle elezioni nei territori russofoni nello stesso giorno delle elezioni parlamentari”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso di una conferenza stampa al termine del summit Nato a Newport, in Galles. Il premier ha sottolineato come la strategia tenuta dalla comunità internazionale sulla crisi italiana è stata quella “‘frizione e acceleratore”, cercando di “tenere in piedi il canale dialogo” e “verificare la concretezza dei passi in avanti”. “Le prossime ore – ha concluso – sono complicate ma anche dense di speranza”.