Il mondo attende la firma del cessate il fuoco tra l’Ucraina e la Russia, ma sul fronte il conflitto non accenna a placarsi. Continuano le offensive dei separatisti filorussi a Mariupol, nel sud est dell’Ucraina. L’accelerazione dei ribelli sarebbe mirata a prendere il controllo del porto strategico e fare pressioni sul governo ucraino in vista dei colloqui di pace di oggi a Minsk, in Bielorussia, nei quali è attesa alle 13 la firma di un accordo per il cessate il fuoco. Al meeting partecipano i rappresentanti di Kiev, della Russia, dei separatisti e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Kiev è rappresentata dall’ex presidente ucraino, Leonid Kuchma, Mosca dal suo ambasciatore a Kiev, Mikhail Zurabov, l’Osce da Heidi Tagliavini. I ribelli filorussi dell’est hanno alzato il livello della loro rappresentanza, inviando nella capitale bielorussa i ‘premier’ delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, Alexander Zakharcenko e Igor Plotnitski. Tra le loro proposte, subito condivise da Mosca, quella di far monitorare la tregua da osservatori dell’Osce.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko parlando ieri dal summit Nato in Galles si è detto “cautamente ottimista”. Poroshenko si è detto pronto a ordinare un cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina se a Minsk sarà firmato l’accordo; a loro volta i separatisti si sono detti pronti a dichiarare una tregua se sarà raggiunta un’intesa sulle regioni ucraine russofone. La conquista di Mariupol sarebbe un ulteriore minaccia dei separatisti filorussi verso la conquista del territorio fra la Russia e la Crimea. Se questo succedesse, l’Ucraina perderebbe un altro pezzo di costa e l’accesso alle ricche risorse di idrocarburi che si ritiene abbia il Mare d’Azov.

Le trattative tra Russia e Ucraina dipenderanno dalle condizioni di Mosca, che ha già lanciato i primi avvertimenti: il ministro degli esteri, Sergei Lavrov, accusa gli americani di sobillare il “partito della guerra”. E aggiunge: “I sussulti di retorica antirussa – denuncia Lavrov – tornano immancabilmente appena emergono sforzi concreti per cercare una soluzione politica. E va detto che il partito della guerra di Kiev ha sostegni attivi all’estero, in questo caso negli Usa”. Il ricatto dal Cremlino e che se “Kiev pensasse di aderire alla Nato si farebbe deragliare ogni possibile tentativo di raggiungere la pace”.

Continua, intanto il dibattito su una eventuale nuova tornata di sanzioni alla Russia. Gli Stati Uniti premono per varare nuove misure restrittive, gli Stati europei mostrano per ora un atteggiamento più prudente. Le misure della fase tre, annuncia Bruxelles, saranno varate solo nel caso in cui la Russia non dovesse rispettare i patti di pace, fa sapere lady Pesc Federica Mogherini. D’accordo con le posizioni europee anche la Gran Bretagna, come ha dichiarato alla BBc il ministro degli esteri Philip Hammons. Il pacchetto di sanzioni è già sul tavolo, si discute sulla possibilità di congelare i beni anche del ministro della difesa russo Sergei Shoigu. Dura la posizione del segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen, convinto che “il modo migliore per facilitare la soluzione politica” è quello di “rispondere con sanzioni economiche più ampie, più profonde e più dure che isolino la Russia”. Rasmussen denuncia che “la Russia parla di pace, ma finora non ha fatto un solo passo. Ha migliaia di uomini e carri armati in Ucraina”. D’accordo con la Nato anche il Pentagono, che ribadisce l’ingente dispiego di forze armate che la Russia ha schierato lungo la frontiera con l’Ucraina. La difesa americana parla di forze “senza precedenti per il potenziale distruttivo”.