Attacco americano al nucleo operativo degli jihadisti di al Shabaab, in Somalia, con l’obiettivo di colpire il leader del gruppo terroristico. Sembra infatti che il capo del gruppo militante, Ahmed Abdi Godane, fosse a bordo di una delle due auto colpite la notte scorsa in un raid Usa in Somalia, ma non è chiaro se l’uomo sia stato ucciso. Lo ha fatto sapere ad Associated Press un membro dell’organizzazione somala, Abu Mohammed, aggiungendo che sei insorti hanno perso la vita nell’attacco. Le due auto prese di mira, ha riferito Mohammed, erano dirette nella città di Barawe, la principale roccaforte degli al-Shabab. A pochi giorni dall’esecuzione di un autista cristiano da parte dei fondamentalisti nel nord del Kenya, quindi, le forze armate americane hanno sferrato un raid contro la rete terroristica nel suo nucleo operativo in Somalia. E la conferma è arrivata dal portavoce del Pentagono, John Kirby, parlando alla Cnn. “Stiamo valutando l’esito di questa operazione e forniremo ulteriori dettagli al momento giusto”, è stata la stringata spiegazione del portavoce americano. Come riporta il Voice of America, emittente che trasmette programmi in Somalia, si è trattato di un vasto attacco ad un campo di addestramento del gruppo vicino al distretto di Sablale, a 170 chilometri a sud della capitale Mogadiscio.

Assalto al centro commerciale di Nairobi: gli Usa cercano i responsabili
L’obiettivo del raid, secondo la Bbc, sarebbe stata proprio la mente dell’attacco al shopping center di Nairobi, in Kenya, nel settembre 2013. Dietro l’esplosione, che aveva provocato 68 morti, sembra esserci Mukthar Abu Zubeyr, conosciuto anche come Godane, che in arabo significa “giovinezza”. E proprio Abu Zubeyr è da tempo considerato il principale leader di al Shabaab. L’emittente inglese, però, precisa che non è noto se l’uomo sia rimasto vittima dell’operazione. A una settimana dall’annuncio del governo somalo del lancio di una nuova offensiva contro il gruppo islamista, e dopo l’attentato che ha provocato 15 morti a Mogadiscio nel fine settimana, l’operazione americana vuole quindi unirsi ai tentativi locali di indebolire il gruppo terroristico che continua a mantenere un certo potere nel sud e il centro della Somalia. La rete al Shabaab, gruppo islamico legato ad al Qaida, è nella lista nera degli Usa dal 2008. Rispetto all’operazione del 1 settembre, sempre il Washington Post riporta il racconto di alcuni giornalisti attivi in Somalia secondo cui diversi missili lanciati da droni Usa sarebbero stati sganciati vicino al porto della città di Barawe, roccaforte degli islamisti. Non è chiaro, invece, se siano state usate anche truppe di terra.

Al Shabaab e l’alleanza con al Qaeda in nome della sharia
Dal 2012 gli al-Shabab, “i Giovani”, rappresentano il gruppo islamico più potente e attivo in Somalia. Sono formalmente riconosciuti come cellula locale di al-Qaeda e inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche di numerosi governi e servizi di sicurezza occidentali. Tra i loro obiettivi, quello di instaurare nel Paese la sharia, la legge islamica. Espulso da Mogadiscio nell’agosto 2011 e dal porto di Kismayo nel settembre 2012, il movimento controlla ancora gran parte delle zone rurali nel sud del Paese, dove le donne accusate di adulterio vengono lapidate e ai ladri sono amputate le mani. Oltre all’applicazione della sharia, un altro obiettivo chiave del gruppo è l’espulsione dalla Somalia dei soldati stranieri, in primis etiopi e kenyoti. Ed è proprio contro il Kenya, responsabile di aver mandato propri militari a combattere il gruppo in Somalia, che si sono scatenate le peggiori azioni dei miliziani, compreso l’attentato del 1996 contro l’ambasciata Usa a Nairobi e nel 2002 contro obiettivi israeliani attorno a Mombasa. Nel 2011, gli al Shabab hanno invece fatto diversi attacchi e rapimenti al confine con il Kenya, mentre il più sanguinoso resta l’assalto al centro commerciale Westgate a Nairobi nel settembre del 2013, costato la vita a 68 persone.