Un ministro in bilico, quindi in fuga. Dai microfoni e dalle risposte. La responsabile dell’Istruzione Stefania Giannini si presenta alla festa dell’Unità con un bel peso sulle spalle, quello delle voci che la danno più che sacrificabile nell’eventuale rimpasto. Renzi ha preso in mano la sua riforma della scuola, quasi commissariandola, irritato (pare) per le coperture insufficienti e l’accelerazione sulle paritarie. La riforma rivista e corretta verrà presentata mercoledì prossimo. La Giannini però deve parlare di scuola già domenica, a una festa dove la attendono diversi insegnanti, in buon numero precari. Ad aggiungere nuvoloni, il Codacons: la spesa per libri e materiale scolastico per ogni studente oscillerà in media tra i 750 e gli 840 euro. Il ministro, vestito damascato e occhiali da sole da diva, avverte subito i cronisti: “Parlo solo sul palco”. Ma un minuto d’orologio lo concede, per una sola vera risposta: “Sulla riforma nessun rinvio, è stata una scelta non accumulare un tema di questa importanza con altri argomenti di peso”. Il ministro svicola via. Sul palco con lei ci sono Davide Faraone, responsabile welfare del Pd, e la giornalista Maria Latella. La partenza è scoraggiante: “Dei contenuti della riforma – dice in sintesi Giannini – non posso parlare fino a mercoledì”.

Verrebbe da chiedere: e allora perché qui? Latella ci prova: “Come valuterete nel merito gli insegnanti?”. Il ministro la prende alla larga: “Esistono criteri internazionali, mica dobbiamo inventarci nulla”. Quindi cita i test Invalsi, “che ci aiutano a valutare il lavoro delle scuole”. E l’uditorio esplode di disappunto. “Sconcertante” le gridano. Giannini recupera applausi difendendo la scelta di abolire i test d’ingresso a Medicina: “Non sono utili per scegliere gli studenti”. Ma pochi attimi dopo scivola: “Chi di voi sa chi è Noam Chomsky?”. Tante mani alzate per il linguista. Sono insegnanti, leggono libri. Latella insiste: “Ci sono tanti precari, aumenterete il numero degli insegnanti?”. Giannini dribbla ancora: “Siamo sicuramente sotto organico, ma bisogna aspettare fino a mercoledì”. Finale: “Ministro, lei rimarrà al suo posto?”. Replica: “Nell’agenda del governo non c’è nessuna volontà di occuparsi di poltrone e nomi, ci sono scadenze importanti e io mi occupo di quelle assegnatemi: il resto sta tra le righe dei giornali”. Ai saluti esodati della scuola schizzano in piedi mostrando fogli e invocando risposte. Giannini si avvicina per qualche secondo, poi se ne va.

In serata, Giorgio Squinzi e Graziano Delrio. Il presidente di Confindustria picchia sugli 80 euro: “Non hanno rilanciato i consumi, quei soldi era meglio usarli per tagliare le tasse sul lavoro”. Delrio: “Un paese non si cambia in 30 giorni, abbiamo già dato uno shock normativo”. A Squinzi promette “sgravi fiscali” sulla ricerca, e sul lavoro si distanzia da Poletti: “Lui propone un contratto a tutele crescenti, io preferisco un modello unico, un contratto a tempo indeterminato che costi meno sia per imprese che per lavoratore”.

Da Il Fatto Quotidiano del 1 settembre 2014