Quando lavoravo a Linkiesta mi capitò più volte di occuparmi di Cl, sia in prossimità del Meeting, sia in tempi più morti. Quel mondo mi ha sempre affascinato, orripilandomi. Tra l’altro, per una congiunzione del destino che non mi sono mai completamente spiegato, Linkiesta aveva un sacco di lettori riconducibili a quel segmento di società, non era una mia semplice impressione, lo si percepiva dai commenti, spesso autenticamente riferibili a seguaci più o meno stagionati del Gius. Mi capitava spesso di incrociare spade e scritti, rasentando la rissa giornalistica che restava sempre nei confini del rispetto reciproco, e ci mancherebbe. Ma i toni erano davvero caldi. Divennero infuocati, però, il giorno in cui chiesi – con un eccesso di provocazione che ancora oggi rivendico – il ripristino del reato di opinione per gli iscritti a Comunione e Liberazione. Fu un’arena (giornalistica) sanguinosa, ognuno ne uscì con ferite lacero-contuse che si rimarginarono solo dopo lunghe settimane.

Osservo con una punta di malinconia che questa edizione del Meeting verrebbe considerata dal mondo dell’informazione come la più sfigata della sua intera storia sol perché il buon Renzi non ci metterà piede. L’assenza ovviamente gli fa gioco, ma quel mondo di acquasantiere “dorate” non è gli affatto distante, se è vero che l’amico Carrai andrà a Rimini a rappresentarlo. Renzi non ci andrà e per un vago senso di colpa si è concesso a un Amicone, il direttore di Tempi, giornale che settimanalizza angosce e speranze del mondo Cl (dalle anticipazioni, risulterebbe che il direttore non ha posto al premier l’unica domanda giornalisticamente apprezzabile e di stretta attualità: perché ha deciso di non andare al Meeting?). Sarebbe stato utile sentire le ragioni dal diretto interessato.

Il tema del Meeting sono le periferie. Un tema decisamente affascinante. Periferie dell’anima, periferie culturali, quello sguardo parallelo sul mondo che ti permette di cogliere sfumature inaccessibili al Potere costituito, quella penetrazione di un altrove che non è mai a disposizione dell’ambizione più sfrenata, ma appannaggio solo di chi sa trovare chiavi diverse e in controluce.

Anche se negheranno, si può serenamente dire che il tema del Meeting sono loro stessi, i ragazzi di Comunione e Liberazione. Sono proprio loro che devono tornare alla periferia da cui sono venuti e abbandonare per sempre l’idea malsana secondo cui respirando e bazzicando i quartierini dei potenti arricchiti si diventa anche ricchi dentro. I ragazzi, beninteso, non i loro dirigenti, i quali nel corso degli anni li hanno trasformati in una allegra setta in grado di portare in trionfo chiunque si rivestisse del Potere istituzionale. Uno scempio della loro giovinezza. Un crimine per cui i dirigenti non hanno ancora pagato interamente dazio. La domanda che ci siamo posti in questi molti anni di un Meeting piegato sul Potere, virava inevitabilmente sull’inesorabile e incredibile assenza di senso critico dei ragazzi di Cl, ai quali era affidata la parte del sicario ingenuo e (in)consapevole della loro stessa giovinezza, etero-diretti da margniffoni in servizio permanente effettivo a cui, di certi valori, interessava poco o punto.

Molti di questi giovani erano così convinti della bontà di quella terribile missione – lo sbarco nel Potere purchessia, ma travestito da opera pia – che il terreno di confronto si riduceva a una porzione di territorio ridottissima, quasi giornalisticamente inesistente. Si restava ognuno sulla propria posizione, nonostante larghi strati dei quotidiani venissero invasi dalle prodezze “celesti” della ben nota compagnia di giro.

Siamo forse al giro di boa? Difficile immaginarlo, impensabile prevederlo. Ma la rivoluzione, se mai ci sarà, dovrà partire dal basso, dagli stessi ragazzi. Toccherà a loro, toccherebbe a loro, ribellarsi e scardinare quell’impianto sapientemente costruito nel corso del tempo da parte dei padri del movimento. Agitando sotto il loro naso, se ne avranno la forza, la domanda-chiave: perché in nome e per conto della missione cristiana, avete alterato il mercato delle pari opportunità sociali ed economiche, perché, quando si trattava di assegnare un posto di lavoro di estrema responsabilità, avete lasciato che un sistema di disvalori, fondato come corpo centrale sull’appartenenza a Cl, si imponesse su merito, curricula e valore degli studi fatti? Perché, in buona sostanza, avete avvelenato il pozzo?