La Vuelta España 2014 sarà come un esame di riparazione. Fra i rimandati a settembre, sicuramente Chris Froome, Alberto Contador e Joaquim Rodríguez che hanno l’ultima occasione di salvare una stagione che, altrimenti, sarebbe un completo flop per l’inglese e “Purito” e non troppo positiva per il capitano della Tinkoff-Saxo, nonostante il momentaneo secondo posto della classifica Uci. Chi fra loro supererà l’esame di un Giro di Spagna che inizia da Jerez de la Frontera il 23 agosto e dopo 3239,9 chilometri di “Cammino” assegnerà la maglia rossa a Santiago De Compostela?

Magari spunterà fuori un outsider perché a completare l’elenco dei rimandati potremmo aggiungere anche il canadese Ryder Hesjedal che dopo qualche lampo di classe nostalgico al Giro è pressoché sparito ma che dovrà convivere con la stessa voglia di riscossa del compagno di squadra Talansky. Cadel Evans dovrà provare ad ammorbidire il naturale declino lasciando negli occhi di tutti, come al solito, la sua immagine di guerriero. Discorso semplice, sulla carta, in casa Movistar con Nairo Quintana che parte con i gradi di capitano, conquistati a suon di successi (Giro d’Italia in primavera e Vuelta Burgos la settimana scorsa).

Il colombiano avrà una spalla di lusso come Alejandro Valverde che difficilmente potrà competere per vincere dopo essersi spremuto, senza raccogliere risultati al Tour. Il murciano ha comunque vinto in stagione ed è al comando della classifica mondiale e, oltre a rendersi utile per far realizzare a Quintana una storica doppietta, potrà affinare la gamba per il mondiale in casa che ancora una volta solletica il suo appetito. La Omega Pharma – Quick Step, tra le favorite a vestire la prima maglia rossa con Tony Martin che, anche da solo potrebbe fare la differenza nella cronosquadre inaugurale di 12,6 chilometri, totalmente piatti di Jerez. La squadra belga potrà dire la sua anche per il podio con l’altro colombiano da corse a tappe, due volte secondo al Giro, Rigoberto Uran.

Una spanna dietro il transalpino Pinot reduce dal terzo posto al Tour, Jurgen Van den Broeck, Arroyo, Wilco Kelderman più che Gesink in casa Belkin, e un Betancourt ancora a fari spenti, che potranno combattere per un piazzamento tra il 5° e il 10° posto. A caccia della forma mondiale e, se capita, di qualche zampata, i belgi Boonen e Gilbert. “Dulcis in fundo”, la speranza già sbocciata del ciclismo italiano, Fabio Aru. Il sardo dell’Astana, erede “in pectore” di Vincenzo Nibali, è chiamato a un vero e proprio esame di maturità, nessuna riparazione per lui che con il terzo posto al Giro conquistato a suon di  scatti in salita ha già un’ottima media voto per il 2014 ma in Spagna dovrà confermarsi grande e la cosa, spesso, risulta difficile.

L’edizione numero 69 della Vuelta España si aprirà e si chiuderà con due prove contro il tempo ma non inganni questa scelta dell’organizzazione che dopo 21 anni, sceglie di non giungere a Madrid preferendo Santiago de Compostela alla capitale. Non saranno i 54 chilometri a cronometro a decidere la corsa ma gli otto arrivi in salita. Dal 2008 la corsa a tappe spagnola ha disegnato percorsi molto duri e impegnativi che hanno regalato agli appassionati duelli e incertezza fino all’ultimo con distacchi finali anche minimi tra il primo e il secondo classificato. Sarà spettacolo anche stavolta e una manciata di secondi potrà fare la differenza tra una promozione e una bocciatura.