L’inceneritore di San Vittore, in provincia di Frosinone, è in funzione dal 2002. L’impianto con recupero energetico, gestito da Aria, ex Eall, gruppo Acea, è al centro di diverse interrogazioni parlamentari. A preoccupare è l’esito dell’ultima relazione tecnica dell’Arpa Lazio, che ilfattoquotidiano.it ha letto. Già nel 2012 lo studio Eras della regione Lazio, sui cittadini residenti intorno agli inceneritori, aveva mostrato, riguardo le malattie dell’apparato respiratorio , “un aumento di ospedalizzazione rispetto ai residenti in aree meno esposte”. La relazione dell’Arpa Frosinone, relativa ai controlli effettuati nel 2012, mette sotto accusa le emissioni e la tipologia dei rifiuti trattati. Nelle conclusioni si evidenziano “numerose violazioni delle prescrizioni di cui al decreto commissariale 72/2007 nonché della normativa vigente”. Nel documento si elencano le criticità rilevate.

Si parte dalla classificazione di un rifiuto con altro codice Cer (la carta di identità di un rifiuto) senza procedere ad analisi per escludere la presenza, oltre i valori consentiti, di sostanze pericolose. La seconda violazione, denuncia l’Arpa, è la mancata caratterizzazione del Cdr (combustibile derivato dai rifiuti) in ingresso “con le frequenze prescritte” dai decreti commissariali. La terza violazione è relativa ancora ad una classificazione di un rifiuto con un codice Cer in assenza di analisi “atte ad escludere la presenza di sostanze pericolose in concentrazione superiori” a quelle previste dalla normativa vigente. A questo si aggiunge l’errata attribuzione del codice Cer ad alcuni rifiuti trattati dall’impianto così come classificazioni del pattume in assenza delle necessarie analisi. Inoltre “è stata riscontrata – si legge nella relazione Arpa – l’assenza dell’identificazione delle aree destinate allo stoccaggio dei rifiuti e dei punti di prelievo previsti”.

Anche sul fronte delle emissioni, la sezione dell’agenzia regionale sottolinea il mancato rilievo del parametro zinco in alcuni rapporti di prova oltre al riscontro “sul punto di emissione della linea II, di una concentrazione del parametro mercurio, 120 volte superiore ai limiti di legge”. La relazione è stata inviata all’autorità giudiziaria. Un documento che ha preoccupato anche la sezione campana dell’Arpa, visto che l’impianto confina con la provincia di Caserta. Così il dipartimento provinciale ha scritto, all’inizio di quest’anno, alla Regione Campania. “Dalla lettura della relazione – scrive l’Arpa Caserta – emergono numerose difformità rispetto agli atti autorizzativi, nonché superamenti dei limiti di concentrazione delle emissioni in atmosfera”. Il dipartimento di Caserta dell’Arpac ha chiesto che l’agenzia regionale partecipi al tavolo per la discussione del rinnovo dell’iter autorizzativo e di conoscere i provvedimenti adottati dalla regione Lazio a seguito dell’invio della relazione. L’azienda Aria che gestisce l’impianto, sul proprio sito, pubblica ogni anno la dichiarazione ambientale nella quale ribadisce, con report e dati, che la gestione dell’impianto ha come fine “l’evoluzione tecnologica, la ricerca della redditività economica con la valorizzazione dell’ambiente e della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro” oltre alla prevenzione dell’inquinamento. Il caso dell’impianto di San Vittore è arrivato anche in Parlamento. La relazione dell’Arpa, infatti, viene riportata anche nell’interrogazione parlamentare del M5S, depositata a fine giugno, l’ultima riguardante l’inceneritore, primo firmatario il deputato Alberto Zolezzi. Nell’interrogazione, ancora senza risposta, si chiede al ministero dell’Ambiente di disporre le necessarie verifiche “sullo stato di inquinamento di tutte le matrici ambientali presenti in loco”.

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