La sua corsa alla Casa Bianca per le presidenziali del 2016 potrebbe subire una brusca frenata. Nell’occhio del grand jury è finito il governatore repubblicano del Texas Rick Perry, accusato di abuso di potere e di avere utilizzato una minaccia di veto per costringere a dimettersi un procuratore distrettuale democratica. Il grand jury ha iniziato a valutare le accuse contro Perry all’inizio dell’anno, dopo che il governatore era stato incriminato per avere abusato del suo potere tagliando i finanziamenti per l’unità anti corruzione dello Stato, che fa parte dell’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Travis. Il governatore avrebbe infatti invitato Rosemary Lehmberg, procuratore distrettuale democratico per la contea di Travis, che comprende Austin, a dimettersi dopo che era stata arrestata nell’aprile 2013 perché alla guida in stato di ebrezza. Perry, repubblicano, avrebbe minacciato di porre il veto sull’erogazione del finanziamento di 7,5 milioni di dollari all’ufficio di Lehmberg nel caso in cui non si fosse dimessa.

La procuratrice trascorse in carcere la metà del periodo di 45 giorni che le era stato imposto; mentre si trovava in cella, fu registrato un video in cui la si vedeva urlare contro lo staff chiedendo di chiamare lo sceriffo e dare calci alla porta della sua stanza. A seguito della diffusione del filmato, un altro grand jury aprì un’indagine su Lehmberg, ma alla fine decise che la donna non andava rimossa dall’incarico. Perry invece riteneva che avesse avuto un comportamento inappropriato e dovesse pertanto lasciare la scena.  

Nell’ambito delle indagini sono stati ascoltati diversi collaboratori di Perry, ma il governatore in persona non ha testimoniato. La general counsel di Perry, Marry Anne Wiley, lo ha difeso, dicendo che “il veto in questione è stato posto in conformità con i poteri di ogni governatore in base alla Costituzione del Texas”. Tuttavia il nodo della questione sembra essere diverso. A far aprire il caso, infatti, è stato l’esposto presentato dal gruppo ‘Texans for Public Justice”, che non contesta la possibilità di Perry di porre veto a misure approvate dal Parlamento dello Stato (compreso il budget o parti di esso), ma accusa il governo di coercizione per avere minacciato pubblicamente di utilizzare questo veto nel tentativo di fare pressioni su Lehmberg perché lasciasse l’incarico.

Nel caso in cui Perry fosse condannato, per l’accusa di abuso di potere rischia una pena compresa tra cinque e 99 anni di carcere, mentre per quella di coercizione di pubblico ufficiale una pena compresa fra due e dieci anni di detenzione. Perry è il primo governatore del Texas a essere messo sotto accusa dal 1917, quando James “Pa” Ferguson fu incriminato per accuse derivanti dal fatto che pose il veto al finanziamento di Stato all’università del Texas, nello sforzo di destituire i membri della facoltà ai quali si opponeva. Contro Ferguson ci fu un impeachment che lo portò a dimettersi prima di essere condannato, permettendo alla moglie Miriam “Ma” Ferguson di assumere l’incarico di governatore. Perry, in carica dal 2000 e già il governatore rimasto in servizio più a lungo nella storia del Texas, non si ricandiderà a novembre, ma l’indagine a suo carico potrebbe guastare le sue prospettive politiche dal momento che sta valutando una nuova corsa alla Casa Bianca, per la quale si presentò già senza successo nel 2012.