“Entro il 18 presenterò il programma delle cose fatte”. Nessuna conferenza stampa: Carlo Tavecchio, eletto presidente della Figc, farà parlare i fatti (e forse non è un’idea malvagia, visto che con le dichiarazioni fin qui non se l’è cavata benissimo). Il nuovo numero uno del pallone italiano ha davanti due grandi sfide da affrontare nella prima settimana di mandato: la composizione della squadra di governo e la nomina del prossimo ct della nazionale. E su questi temi si gioca già tanto.

Dalla governance dipenderanno credibilità e tenuta dell’era Tavecchio. In ballo ci sono soprattutto le due poltrone di vicepresidente e quella di direttore generale. In un primo momento, sembrava scontato che l’ormai ex numero uno della Lega Dilettanti si sarebbe fatto affiancare da Claudio Lotito e Mario Macalli, i suoi principali sponsor per l’elezione. Ma proprio per dimostrare di non avere “cambiali da pagare” (come paventato dal presidente del Coni, Giovanni Malagò), le scelte potrebbero essere diverse: come vicario, Maurizio Beretta, presidente e garante degli interessi (e anche dell’appoggio) della Serie A (Lotito, con una carica ufficiale o meno, avrà comunque un ruolo fondamentale nel comitato di presidenza). Come secondo vice i giochi sono ancora aperti: fino all’ultimo si cercherà di convincere l’opposizione (ed in particolare i calciatori di Damiano Tommasi) ad entrare in squadra. Dovesse arrivare un rifiuto (come pare probabile), a quel punto sarebbe pronto Andrea Abodi, numero uno dei cadetti (preferito a Macalli proprio per la maggior attitudine al dialogo).

Poi c’è la carica di dg, destinata a diventare molto importante se Tavecchio la trasformerà (come scritto nel programma) in un ancora più potente segretariato generale. Nelle ultime ore si fa sempre più insistente la voce che vuole favorito Michele Uva, attuale direttore della Coni servizi e molto gradito a Malagò. Proprio il numero uno dello sport italiano aveva annunciato delle novità e lo ha ribadito anche oggi nel messaggio di auguri post-elezione: “Avevo detto che ci sarebbero state sorprese e ci saranno a breve. Ma tocca a Tavecchio comunicarle”. Lecito, dunque, attendersi qualche dirigente di alto profilo. Per lo stesso motivo potrebbe avere un incarico (magari specifico sull’attuazione delle riforme) anche Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica, già consulente di Coni e Figc. Due nomi per rassicurare Malagò, dare spessore alla squadra di governo, recuperare terreno.

Agli occhi dei tifosi, invece, la grande prova che attende Tavecchio è la scelta dell’allenatore della nazionale. E qui il nuovo presidente rischia di pagare colpe anche non sue. La rosa dei papabili è abbastanza ristretta, come limitato è anche il budget a disposizione della Federazione. Tavecchio, che al momento della discesa in campo si era espresso in favore di ct low-cost e cresciuti in casa, ha già cambiato idea: sa che, visto il clima, ha bisogno di un grande nome per riconquistare l’opinione pubblica. Ha detto di “non avere ancora avuto approcci con nessuno”, ed è vero. Ma l’obiettivo è chiaro: convincere Antonio Conte ad accettare l’incarico, con uno stipendio contenuto (non superiore al milione e mezzo di euro). L’alternativa di lusso è Roberto Mancini. Ma entrambi potrebbero rifiutare. E a quel punto Tavecchio sarebbe costretto a ripiegare su Alberto Zaccheroni o Francesco Guidolin (magari in tandem con Antonio Cabrini). Tecnici che non scaldano l’entusiasmo dei tifosi e rischiano di affossare in partenza il suo mandato.

In mattinata, infine, mentre l’assemblea si riuniva, è arrivata dal Coni un’altra novità: l’Alta corte di giustizia ha accolto il ricorso del Novara, e stabilito che dopo il fallimento del Siena il prossimo campionato di Serie B dovrà comunque essere a 22 squadre, e spetterà alla Figc scegliere la ripescata. Una grana in più da risolvere per il nuovo presidente. I campionati iniziano il 30 agosto, la Nazionale torna in campo il 4 settembre, il calcio italiano aspetta da anni.

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