Marco De Paolis, come procuratore militare di La Spezia, ha retto l’accusa in tutti i processi celebrati a carico dei responsabili di una serie impressionante di stragi di civili italiani, commesse dai reparti tedeschi in ritirata – SS e Wehrmacht –  durante l’estate del 1944 tra Toscana e Emilia Romagna. Tra questi il processo per la strage di Sant’Anna di Stazzema. Il 12 agosto 1944 circa duecento militari del 2° Battaglione del 35esimo Reggimento della XVI Panzerdivision SS, Reichsfuerer “Heinrich Himmler” trucidarono da 360 a 450 civili inermi (la cifra non è mai stata accertata con certezza) nelle frazioni di Sant’Anna di Stazzema, sulle Alpi Apuane. Il processo celebrato di fronte al tribunale militare della Spezia si era concluso, il 22 giugno 2005, con la condanna all’ergastolo di dieci ex militari tedeschi, fra i quali l’ex sottotenente Gehrard Sommer. Corte d’appello e Corte di Cassazione avevano confermato le condanne nel 2006 e nel 2007. 

Sulla scia delle indagini condotte da De Paolis, nel 2002 la procura di Stoccarda aveva aperto un’inchiesta su Sant’Anna, che tuttavia nel 2012 si era conclusa con l’archiviazione. Nei giorni scorsi la Corte Federale di Karlsruhe (l’equivalente della Cassazione italiana) ha ribaltato il verdetto e disposto la trasmissione degli atti alla procura di Amburgo, che probabilmente chiederà il rinvio a giudizio di Gerhard Sommer, l’ultimo superstite dei dieci ex militari condannati in Italia. Sommer ha 93 anni compiuti e vive in un ricovero per anziani nei pressi di Amburgo. Il procuratore De Paolis, che interverrà alle commemorazioni ufficiali per la strage, martedì 12 agosto a Sant’Anna, ha accettato di rispondere alle domande de ilfattoquotidiano.it.

Si può parlare di vittoria a proposito della sentenza della Corte Federale tedesca che riapre in Germania le indagini sulla strage di Sant’Anna?
È positivo che sia stata eliminata l’assurda contraddizione fra la sentenza che ha inflitto i dieci ergastoli e l’archiviazione in cui si dice che non ci sono neppure i presupposti per celebrare un processo. Se si farà il processo a Sommer, sarà una vittoria. Purtroppo Sommer ha 93 anni… 

L’operazione delle SS fu pianificata per sterminare tutti i civili, ritenuti dai tedeschi fiancheggiatori dei partigiani. La procura di Stoccarda aveva capovolto questa evidenza. Cosa ne pensa?
Questo è un punto molto importante della sentenza di La Spezia. Nel processo italiano i difensori avevano puntato sull’innocenza personale dei propri assistiti, tralasciando la pianificazione dell’azione. Per l’accusa si trattò invece di un elemento qualificante del reato, diventato poi la punta di maggiore distanza tra la procura della Spezia e la procura di Stoccarda. La pianificazione della strage di Sant’Anna è un elemento criminale, in parte provato attraverso la documentazione bellica tedesca e in via deduttiva, e in parte con le testimonianze rese in aula. Non ci fu nulla di improvvisato nella strage. 

Perché non sono stati portati a processo i fascisti repubblichini che guidarono i reparti tedeschi della XVI nel buio fino alle case sparse della frazione di Sant’Anna di Stazzema
Alcuni nomi erano stati già individuati all’epoca della strage, ma non si era proceduto nei loro confronti per la strage. Nel dopoguerra furono amnistiati o scagionati nelle inchieste per collaborazionismo. Un tale Garibaldi Aleramo, trovato in possesso di un lasciapassare tedesco e visto da alcuni testimoni mentre aiutava a posizionare le mitragliatrici, perdette la moglie e le figlie a Sant’Anna. Alcuni versiliesi collaborarono volontariamente, altri furono costretti ad aiutare i tedeschi e costoro vennero poi fucilati dietro la chiesa parrocchiale. 

Amburgo ha condannato Friedrich Engels, capo delle SS di Genova, già condannato all’ergastolo in Italia per quattro stragi commesse tra Liguria e Piemonte. La procura di Monaco nel 2007 viceversa ha prosciolto il comandante del plotone di esecuzione che fucilò il generale Gandin a Cefalonia, Tacciando gli italiani di tradimento. Come giudica il lavoro dei suoi colleghi tedeschi?
Non esiste mai un orientamento unitario, sono i singoli magistrati che fanno la storia giudiziaria, L’orientamento delle procure tedesche si evoluto lentamente e non in maniera uniforme. Questo vale anche per l’Italia che ha nascosto centinaia di avvenimenti sanguinosi legati all’occupazione nazista, scoperti soltanto nel ’94, i fascicoli relativi erano stati nascosti nel cosiddetto armadio della vergogna. Dal ’94 ad oggi i risultati sono stati modesti: 18 processi e oltre sessanta condanne all’ergastolo, ma concentrati in un paio di sedi sedi giudiziarie (La Spezia e Verona, ndr). Si sarebbe potuto fare molto di più e andrebbe analizzato perché si è atteso tanto ad indagare. 

La Germania ha escluso di risarcire i sopravvissuti e i familiari delle vittime delle stragi naziste. È questa una strada definitivamente chiusa?
Penso che su questa strada non ci sia molto da fare, anche perché la decisione giudiziaria ha trovato una definizione politica.

Lei ora è procuratore militare a Roma e ha riaperto diversi fascicoli di indagine E’ reduce da un soggiorno in Francia per la strage di Oradopur sur Glane. Perché indaga su un vento accaduto in Francia?
Tra le vittime della strage di Oradour-sur-Glane (642 civili uccisi nel giugno 1944) compaiono anche una decina di italiani, la famiglia Miozzo (madre e sette dei nove figli, ndr), originaria del Veneto e emigrata là e una italiana fuoriuscita, Clea Lusina, nata in un territorio ora è passato alla Slovenia, che aveva sposato un corso residente in Francia. Ho interrogato i sopravvissuti francesi e i familiari delle vittime e compiuto un sopralluogo. Certamente la mia trasferta in Francia è risultata utile. I francesi assicurano assistenza agli inquirenti italiani e tedeschi ma non indagano sulla strage di Oradour. Si accontentano del processo celebrato nel ’53 a Bordeaux che condannò sei SS e alcuni militari alsaziani arruolati nelle SS, poi amnistiati. L’amnistia provocò grandi polemiche a Oradour restituì al governo francese le onorificenze ricevute.

Nonostante siano trascorsi 70 anni dai fatti lei pensa sia possibile rintracciare altri responsabili delle stragi naziste in Italia?
Poco si potrà fare. Termineremo le indagini in corso se i protagonisti restano in vita. Poi toccherà agli storici, il cui interesse non calerà. Ma su questi argomenti non si scrive mai la parola fine. Recentemente il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha proposto di istituire un gruppo di lavoro che indaghi sui militari italiani nella Grande Guerra, fucilati senza processo, attraverso decimazioni o esecuzioni sul posto, per presunti episodi di insubordinazione e codardia. Tutte le altre fucilazioni sommarie, senza sentenze, sono molte di più rispetto ad altri Paesi. È giusto tornare ad indagare, almeno sotto il profilo storico, perché quei morti potrebbero reclamare la riabilitazione postuma. Evitando però giudizi generalizzati che confonderebbero innocenti e colpevoli, come ha giustamente osservato l’ex ministro della Difesa, Parisi.