Il Teatro Valle è esperienza speciale, ma non è un’eccezione. Le eccezioni possono continuare a vivere come isole autosufficienti, senza mutare il circostante. Invece, in questi giorni di assemblee e tavoli di lavoro, capita spesso di parlare della Fondazione Teatro Valle Bene Comune come di un modello riproducibile altrove, in altri luoghi, in altri contesti. Di un prototipo. Di un esperimento che procede per gemmazione.
Possiamo immaginare altri teatri o istituzioni culturali che ripensano le proprie strutture organizzative, ma anche medici che decidono i criteri con cui gestire un ambulatorio, o lavoratori che occupano una fabbrica e iniziano a produrre in modo diverso, come è accaduto in Argentina. E ancora asili nido basati su criteri diretti di gestione (come successe un paio di anni fa a Torino ispirandosi all’esperienza romana).
Quello che si sperimenta al Valle non rimane ristretto in un ambito specializzato o professionale. Diventa patrimonio comune.

Ospitiamo oggi un intervento in sostegno dell’esperienza del Teatro Valle che arriva da un campo diverso da quello artistico: Medici Senza Camice è una rete nazionale di ricercatori e giovani medici che si occupa di disuguaglianze in salute. Nella formazione basata sullo scambio dei saperi e nella pratica dei beni comuni riconoscono i principio ispiratori che muovono anche la loro azione. Per costruire un’alternativa di salute, un’alternativa di formazione, un’alternativa di società.

Come Medici Senza Camice, gruppo di attivisti della salute, scegliamo di sostenere e affiancare la lotta e le istanze della Fondazione Teatro Valle Bene Comune in quanto crediamo che questo processo dal basso sia, fra le altre cose, un esempio di sperimentazione della promozione della salute di una comunità, creandone e coltivandone di fatto il benessere. Oltre al valore artistico e culturale in sè, l’innesco di partecipazione messo in atto al Valle in questi anni ha valore anche per l’innovazione sull’utilizzo degli spazi, sui percorsi formativi, sulle modalità delle politiche culturali scelte, partecipate e pubbliche. Guardiamo all’esperienza di questi anni del Valle come ad un’esperienza sociale di promozione e tutela della salute: questo Valle è stato ed è una palestra collettiva di empowerment di cittadinanza e comunità. Il Valle con le sue pratiche ha scelto di riformulare i rapporti relazionali tra un’espressione immateriale della vitalità umana come l’arte, la cultura e la cittadinanza, riabitando in una modalità altra un luogo storico, pubblico e prezioso come il Teatro Valle. L’occupazione ha generato una partecipazione popolare sostanziale in cui i processi si co-costruiscono, riempiendosi di significati dinamici, di identità multiple che coesistono e si reinventano sulla base dei bisogni di chi vi partecipa. I tre anni gestiti come Teatro Valle Bene Comune a ben guardare incarnano i principi strategici dei processi che promuovono la salute in accordo con la WHO – Carta di Ottawa 1986, avendone reso vive le parole: “La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche. Quindi la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere. Le nostre società sono complesse e interdipendenti, e non è possibile separare la salute dagli altri obiettivi. Gli inestricabili legami che esistono tra le persone e il loro ambiente costituiscono la base per un approccio socio-ecologico alla salute. Il principio guida globale per il mondo, e allo stesso modo per le nazioni, le regioni e le comunità, è la necessità di incoraggiare il sostegno e la tutela reciproci: prendersi cura gli uni degli altri, delle nostre comunità [..] I cambiamenti dei modelli di vita, di lavoro e del tempo libero hanno un importante impatto sulla salute. Il lavoro e il tempo libero dovrebbero esser una fonte di salute per le persone. Il modo in cui la società organizza il lavoro dovrebbe contribuire a creare una società sana. La promozione della salute genera condizioni di vita e di lavoro che sono sicure, stimolanti, soddisfacenti e piacevoli. [..] La salute è creata e vissuta dalle persone all’interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama. La salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, essendo capaci di prendere decisioni e di avere il controllo sulle diverse circostanze della vita, garantendo che la società in cui uno vive sia in grado di creare le condizioni che permettono a tutti i suoi membri di raggiungere questa idea della salute.” Il Valle ha scelto di mettere in atto pratiche politiche ed economiche alternative ai modelli gestionali ubiquitari non solo dei teatri: pratiche non verticali, non gerarchiche, fuori dalle logiche di profitto che dominano la nostra società – vincendo di fatto questa scommessa artistica politica sociale culturale. Nella stessa logica ha praticato una condivisione dei saperi ed una formazione aperta e permanente. Tutte pratiche che sottendono un’idea di società, meno diseguale, in cui le persone e la collettività contano… con un ampio spazio di libertà ed autodeterminazione. “Questo è il senso di quello striscione che campeggia nel teatro, ‘Com’è triste la prudenza’. La frase è del drammaturgo Rafael Spregelburd, e la sfida era simile: una battaglia di una nuova classe – quella degli artisti, dei lavoratori della cultura – nel trasformare un desiderio artistico in un modo diverso di vedere il mondo. La sensibilità di una narrazione del contemporaneo che si lancia a immaginare nuovi modelli gestionali… Si tratta di capire non cosa accadrà al Valle, ma cosa accadrà a noi”.

Per tutte queste ragioni sosteniamo la Fondazione Teatro Valle Bene Comune e chiediamo che questa esperienza continui!

Medici Senza Camice Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale People’s Health Movement – Italy