“Oh ancora non si dà per vinto il padre del tossico Magherini… perché di questo si tratta di un tossico che è morto a causa della sua tossicodipendenza… punto e chiuso!!!! Capisco il dolore di un padre in questa situazione ma continuare a sostenere che i colleghi che lo hanno pestato quando invece tutte le perizie hanno chiarito che nell intervento lo hanno solo contenuto in attesa dell’ambulanza è veramente assurdo!!!”. Firmato E. P., agente della Polizia di Stato che sulla sua pagina Facebook il 3 luglio scorso commentava con queste parole un post di Guido Magherini.

Ora facciamo due sforzi di immaginazione. Per prima cosa proviamo a dare una voce (nella nostra testa) a quest’uomo che rappresenta lo Stato, rileggendo quel post, e subito dopo riascoltiamo queste frasi (senza bisogno di immaginarle, perché sono state registrate dai testimoni): “Aiutatemi. Sto morendo. Chiamate un’ambulanza, vi prego. Ho un figliolo”. Già così c’è qualcosa che stona. Se poi diamo al poliziotto i connotati di un palestrato che odia i “rasta”, i “secchi”, persino i vegetariani (“andrebbero fucilati alla schiena”) e, soprattutto, inneggia pubblicamente al fascismo, viene spontaneo non soltanto essere solidali con la famiglia Magherini, ma anche chiedersi perché la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri non intervengano mai per frenare la strisciante deriva al suo interno.

Acad (Associazione contro gli abusi in divisa), che lavora al fianco delle famiglie che hanno visto morire i propri cari tra le braccia dello Stato, ha raccolto – in questi cinque mesi dalla morte di Riccardo, il 3 marzo in Borgo San Frediano, a Firenze – molti post apparsi sulle bacheche pubbliche dei carabinieri indagati e dei loro amici e ieri mattina la famiglia Magherini ha presentato una denuncia in Procura. Perché un conto è rimanere al fianco di un collega coinvolto nella morte di un ragazzo, un altro è gettare fango sul quel ragazzo morto. Come fa, per esempio, un carabiniere, napoletano ma di stanza nel modenese, che, rispondendo a una lettera aperta sulla pagina “Cittadini poliziotti”, commenta così: “Adesso dobbiamo aspettare che i coglioni drogati come Magherini vadano in giro ad ammazzare gente come è successo a Milano, questa volta gli ha detto male, se per fermare una persona serve l’uso della forza bisogna usarla!”. Non è certo questo che prevedono le regole d’ingaggio, quelle che il capo della Polizia, Alessandro Pansa, ha detto di voler rivedere. Sarebbe forse il caso di cominciare a formare un po’ meglio il personale che si trova di fronte a un uomo, come Riccardo Magherini, in preda solo a una crisi di panico. E l’apologia del fascismo in questo Paese è ancora reato? Il carabiniere napoletano auspica il “ritorno al passato” e condivide foto dei “Giovani fascisti italiani”, ma non è il solo.

Uno dei militari direttamente indagati per la morte di Riccardo, quello che si fa chiamare “Pistolero”, nei mesi scorsi pubblicava foto del Duce con un bambino in braccio e augurava a tutti “buon sabato fascista”. Poi qualcuno deve avergli fatto notare che non era il caso e così il suo profilo pubblico è stato ripulito. Acad però aveva già salvato tutto. “Sono persone esaltate che non dovrebbero indossare una divisa – commenta al Fatto Guido Magherini –. C’è poco da dire. Mi meraviglio che gli mettano una divisa addosso. Cosa ho provato quando ho letto quei commenti? Un sentimento di schifo, di ripugnanza. Non riesco a capirlo. Dovrebbero essere controllati dai loro capi. Se permettono loro di fare questo c’è da preoccuparsi”.

 

Da Il Fatto Quotidiano del 01/08/2014