Se un tempo la Cina era l’Eldorado per le aziende di tecnologia statunitensi, ora è diventato un terreno minato. Nella giornata di lunedì, gli uffici della Microsoft di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Chengdu sono stati oggetto di ispezioni a sorpresa da parte di funzionari governativi cinesi. L’azienda statunitense di software è al centro delle attenzioni delle autorità cinesi già dall’anno scorso, a seguito delle rivelazioni sulla sicurezza informatica di Edward Snowden, ex contractor della National Security Agency. Microsoft si è impegnata a collaborare, anche se non è ancora chiaro su cosa sia incentrata l’indagine. 

Snowden aveva accusato gli Stati Uniti di spionaggio informatico nei confronti della Cina dal 2009. A maggio scorso, gli uffici del governo centrale cinese avevano ricevuto il divieto di installare Windows 8, l’ultimo sistema operativo, sui loro sistemi perché come denunciato da un servizio della tv di stato, poco sicuro. La decisione era stata presa poco dopo che gli Stati Uniti avevano accusato cinque ufficiali militari cinesi di spionaggio informatico. Anche altre aziende statunitensi sono state messe sotto esame. A maggio Bloomberg ha diffuso la notizia che le autorità cinesi avevano cominciato a indagare sulla dipendenza delle banche cinesi dai server forniti da Ibm. A luglio la Cctv ha sollevato dubbi sulla sicurezza dell’iPhone, accuse che Apple si è affrettata a negare. 

La Camera di commercio Usa ha scritto una lettera al Segretario di stato John Kerry e a quello del Tesoro Jacob J. Lew che esprimeva la preoccupazione che il governo cinese stava usando le leggi anti-monopolio (in vigore dal 2008) “per favorire le politiche industriali delle aziende domestiche, invece che – come vuole la norma internazionalmente condivisa – per favorire la competizione e proteggere i consumatori”. Più o meno contemporaneamente il presidente Xi Jinping invitava il suo paese a progredire sulle nuove tecnologie e a ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri: “Solo se le tecnologie chiavi sono nelle nostre mani possiamo veramente prendere l’iniziativa sulla competizione e lo sviluppo”. 

È da specificare però che non è raro che i funzionari dell’Amministrazione statale cinese per l’Industria e il Commercio facciano incursioni nelle aziende. E non è detto che queste siano seguite da indagini formali. L’anno scorso, quando i funzionari governativi cinesi stavano indagando per corruzione il colosso farmaceutico GlaxoSmithKline, i funzionari dell’AIC hanno visitato anche gli uffici di Roche, AstraZeneca, Bayer e Sanofi, ma le aziende in questione non sono state accusate di illeciti.  

La vicenda Microsoft dimostra “un misto di volontà di punire e paranoia” ha commentato al New York Times, l’esperto di cyber sicurezza James Lewis. “Il governo cinese è sempre stato sospettoso sulle aziende di tecnologia statunitensi e Snowden è stato solo una scusa”. E infatti la vicenda Google (cacciata nel 2010 dalla Cina a seguito di un lungo braccio di ferro) ce lo ha già insegnato. Al di la delle accuse di spionaggio e delle preoccupazioni sulla sicurezza, gli affari sono affari. Il motore di ricerca per eccellenza nella Repubblica popolare è cinese. E si chiama Baidu, non Google.

di Cecilia Attanasio Ghezzi