Sulle presunte firme false e le altre presunte irregolarità delle lista a sostegno di Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, la procura di Torino ha aperto un fascicolo. L’indagine è stata assegnata a due sostituti procuratori, Patrizia Caputo e Stefano Demontis, del Dipartimento per i reati contro la Pubblica amministrazione guidato da Andrea Beconi. 

Gli accertamenti non sono ancora iniziati, ma il primo passo da fare sarà l’acquisizione di tutti i documenti (le varie liste con le sottoscrizioni dei sostenitori) conservati negli uffici elettorali del Palazzo di giustizia. Dopodiché le procedure saranno quelle utilizzate per altre indagini che in passato hanno portato alla condanna di alcuni politici locali come Michele Giovine, Renzo Rabellino e della democratica Caterina Romeo. Verranno sentite delle persone informate sui fatti, come gli autenticatori o i firmatari i quali dovranno riferire se hanno veramente sottoscritto i documenti e in quale contesto. Poi potrebbero essere disposte delle perizie calligrafiche fatte da consulenti tecnici. A indagare saranno due pm perché la Caputo, che ha coordinato le indagini sui casi passati, prossimamente dovrà cambiare pool e per questo sarà affiancata da Demontis. I due pm dovrebbero vedersi oggi o nei primi giorni della prossima settimana per decidere sul da farsi. 

Tutto nasce dall’esposto dell’europarlamentare leghista Mario Borghezio, alla ricerca di una vendetta per quello che la Lega Nord e Roberto Cota hanno dovuto subire negli anni della legislatura in Piemonte, con i ricorsi al Tar e gli esposti contro la lista “Pensionati per Cota”. Lo storico esponente del Carroccio dopo aver ottenuto una copia degli atti sulle liste provinciali di Torino (e anche di Cuneo) del Partito democratico e di “Chiamparino per il Piemonte”, più gli atti del “listino” regionale “Chiamparino presidente”, ha preparato un esposto di sette pagine corredato di fotografie coi dettagli delle firme, allegando anche copie dei documenti ottenuti. La denuncia è stata poi consegnata al procuratore capo di Torino Armando Spataro durante un incontro avvenuto una settimana fa.

Nell’atto si legge che “anche solo da un esame superficiale emergono subito dubbi in merito alla regolarità nonché all’autenticità di molte sottoscrizioni relative alle tre liste” perché “le firme apposte dai sottoscrittori appaiono vergate da poche mani, ovvero si ritrovavano grafie che, a parere di coloro che hanno posto in essere i suddetti controlli, si ripetono con regolarità in più moduli”.

Non è tutto. “In molti casi pare agli scriventi che chi ha scritto le generalità dei sottoscrittori avesse poi anche firmato, ripetutamente, nello stesso modulo”. In sostanza si sospetta che qualcuno abbia copiato i dati anagrafici e dei documenti da altre liste per poi firmare al posto dei sottoscrittori. Ciò emergerebbe osservando la grafia accanto ai nomi della lista regionale “Chiamparino Presidente” e quella della lista provinciale del Pd: “Si palesa anche ad un occhio inesperto una differenza (in alcuni casi addirittura macroscopica) di grafia”. Borghezio ha quindi chiesto di accertare “eventuali falsità ideologiche dei pubblici ufficiali autenticatori”. 

Dalla politica, per ora, non arrivano commenti, né l’opposizione sembra voler cavalcare la polemica. Il presidente Chiamparino preferisce non rilasciare dichiarazioni sulla vicenda nell’attesa del lavoro degli inquirenti. Il Pd aveva replicato che tutto era regolare: “Le autentiche sono lecite”. “L’autentica è assolutamente lecita”, aveva spiegato Nadia Conticelli, consigliere regionale Pd chiamata in causa da Borghezio per via delle due firme, apparentemente diverse tra di loro, poste su un documento in qualità di sottoscrittrice e anche di autenticatrice. “Le firme che ho raccolto le ho prese io, le hanno fatte davanti a me, le ho autenticate col timbro della circoscrizione. Penso che la Lega dovrebbe puntare a delle motivazioni politiche”.