La controllata italiana di Honda esce da Confindustria. Dal 15 gennaio 2015 il colosso giapponese delle moto, sulle orme di Fiat, dirà ufficialmente addio all’associazione degli industriali. Ma stavolta in ballo non ci sono divergenze sul contratto di lavoro, bensì un caso di sottrazione di fondi dalle casse aziendali da parte di un “amministratore infedele”. Nella fattispecie l’ex vicepresidente esecutivo italiano di Honda, Silvio Di Lorenzo. E a motivare la decisione di Honda è la scelta di Confindustria Chieti – lo stabilimento dei giapponesi si trova ad Atessa – di sostenerlo nella corsa per il secondo mandato da presidente della locale Camera di commercio. Carica nella quale Di Lorenzo è stato effettivamente confermato. 

Giovedì il gruppo ha presentato al tribunale delle imprese dell’Aquila un corposo dossier di denuncia nei confronti di Di Lorenzo, corredata da documenti, foto, email, bilanci e contratti. Come raccontato da La Repubblica, secondo la multinazionale nipponica l’ex numero uno per l’Italia, che è stato in azienda dal 1982 al 2012, avrebbe sottratto fondi per un totale di 10 milioni di euro. Tra i documenti ci sono lettere inviate da Di Lorenzo a se stesso per auto attribuirsi aumenti di stipendio. Lettere a cui il dirigente non mancava di rispondere, ringraziando per le proposte e accettando con frasi come “grazie di cuore”. Di Lorenzo risponderà di tutte le accuse in udienza il 23 febbraio 2015. 

Nella lettera indirizzata dal gruppo a Confindustria si legge: “La nostra società allo stato attuale non si riconosce nelle politiche da ultimo perseguite dall’associazione confindustriale di Chieti, valutandole non in linea con la propria visione delle necessità del territorio e delle strategie da intraprendere in seno all’attività associativa”. In effetti il ‘Codice etico e dei valori associativi’ di Confindustria, alla voce ‘Imprenditori che rappresentano il sistema in organismi esterni’, prescrive che i rappresentanti presso organismi come le Camere di commercio debbano essere “scelti tra gli associati, seguendo criteri di competenza, indipendenza e piena rispondenza nei comportamenti ai valori, ai principi e agli impegni contenuti nel Codice etico e dei valori associativi, su delibera degli organi competenti, secondo gli statuti”.