Miglior ateneo italiano, ancora una volta. Secondo la classifica Censis, l’Università di Bologna si riconferma per il quinto anno consecutivo al primo posto tra gli undici grandi atenei italiani – quelli con più di 40mila iscritti – staccando di poco Padova e Firenze e di parecchie lunghezze perfino Torino e La Sapienza di Roma. L’analisi stilata da Censis Servizi e pubblicata sulla “Grande Guida Università 2014/2015” di Repubblica uscita il 22 luglio scorso, premia l’Ateneo di Bologna con un punteggio ancora più elevato dell’anno scorso, facendolo passare da 93,7 punti a 97,8 punti. “Accantonato il momentaneo orgoglio – ha spiegato in una nota il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi – il primo sentimento è quello della gratitudine nei confronti di tutta la comunità universitaria: studenti, docenti, tecnici-amministrativi, i quali, nonostante le difficoltà e le avversità del momento, conservano alto il senso di appartenenza all’Alma Mater e intatte le motivazioni a fare sempre più e sempre meglio”. La classifica che vede l’Alma Mater al primo posto ha tenuto conto di cinque parametri: servizi, borse e contributi, strutture, web e internazionalizzazione.

Così se per il web è mancata solo la ‘lode’ (110), per l’internalizzazione (106) e le borse (104) si è oltre il buono, per strutture (93) ci si salva con il discreto, è nel parametro servizi (76) – ovvero il “numero pasti erogati per iscritti; numero di posti e contributi alloggio per iscritti residenti fuori regione” – le medie si alzano rispetto all’anno scorso ma rimangono scarse. “E’ vero, nonostante gli sforzi rimane il nostro cruccio”, spiega Dionigi. “Per un ateneo di queste dimensioni, paradossalmente, diventa difficile gestire quelle che vengono comunemente definite ‘piccole cose’ ”, spiega al fattoquotidiano.it il coordinatore del Sindacato degli Universitari (Udu), Guglielmo Montanari, “la mensa, ad esempio, rimane un punto dolente, con prezzi non accessibili a tutti. Il dialogo con ER.GO. (l’azienda regionale per il diritto allo studio ndr) c’è, nuovi progetti di mense pure, ma di fronte alla scarse possibilità economiche della maggior parte degli studenti bisogna fare di più”. “Un altro punto delicato – ha continuato Montanari – sono la scarsa attenzione a borsisti e studentati. Guardate il ‘Fioravanti’ non ha l’acqua potabile”.

Difficoltà che il rettore non nasconde, anche se l’attenzione in un periodo di crisi fatta di continui tagli governativi, da lui più volte stigmatizzati con veemenza definendoli “sottofinanziamento cronico dell’Università” o “ennesimo affossamento del principio del merito”, sembra tutta rivolta verso una pax tra atenei italiani a favore del “fare sistema”: “E’ proprio al Paese che va il mio pensiero e alle sue università, le quali devono fare un’adeguata riflessione per fare sistema: più che tra di noi, dobbiamo confrontarci e competere con le migliori università europee e internazionali. Competere significa non ostacolarci e danneggiarci a vicenda, ma remare tutti, con unità di intenti, nella stessa direzione. Quanto al riconoscimento di questo primato, non perdo la speranza che prima o poi, chi governa il Paese, tenga conto di questi attestati di merito”.