Come ogni governo che si rispetti, anche quello guidato da Renzi (Pd +Ncd), è molto simile ai precedenti. Tutto è come al solito giocato sulla speranza e sull’illusione, sul posporre a un non ben identificato domani il momento giusto del cambiamento, della soluzione finale, del sol dell’avvenire. Come al solito, citando una bella canzone di Giorgio Canali, “la voce del padrone dice che il mondo cambia, non cambia un cazzo.”

Le riforme a spot, le promesse di cose infattibili, la comunicazione con il sorriso, con il volemose bene tanto siamo tutti sulla stessa barca, continua a funzionare. Ha iniziato 20 anni fa Berlusconi e ha fatto scuola: si apre il discorso con una bella battuta, si supercazzola un po’, due dati, i leccapiedi e gli sgherri dietro a fare sì con la testa e il gioco è fatto.

L’esempio perfetto è stato quando qualche settimana fa Renzi ha parlato al Parlamento europeo, iniziando il discorso con “se oggi l’Europa facesse un selfie”.

Un approccio alquanto bislacco per ridare un’immagine nuova a questo paese, per rilanciarlo nel contesto internazionale; frasi queste ultime che sentiamo spesso dire ad ogni cambio di governo.

E invece chi ci governa porta avanti sempre le nostre cose migliori, come le battutine, il paese del sole, della cialtroneria e dell’approssimazione. C’è stato un momento in cui mi è sembrato di vivere un incubo, come quando nel 2003 Berlusconi diede del Kapò a Schulz: l’inquadratura televisiva dei due discorsi è la stessa. Credo che per entrambi ci sia una mancanza di serietà dovuta al fatto che è sempre tutto una facciata, lì sotto di solido non c’è niente. E allora è normale che si scherzi e si bighelloni un po’, visto che di cose serie da dire ne hanno ben poche. Del resto da uno scout entusiasta cosa volete aspettarvi, se non uscite infelici e battute imbarazzanti.

A me hanno sempre insegnato che quando non si sa cosa dire è meglio stare zitti. Ecco questa lezione è bene che la imparassero un po’ tutti. 
Ed è anche per questo che ritengo che il mancato cambiamento promesso e auspicato dal governo non sia avvenuto principalmente perché le modalità comunicative sono rimaste assimilabili a quelle messe in pratica dai governi precedenti. Il Pd è dal Governo Monti (novembre 2011) che fa alleanze con la destra, prima con il Pdl e ora, dopo le elezioni del 2013, con il Nuovo centro destra (tra i nomi di spicco ricordo Alfano, Cicchito e Schifani) e continua, imperterrito, a fare accordi anche con Berlusconi. Su questo episodio ho sentito Cacciari affermare l’inevitabilità degli incontri tra Renzi e Berlusconi, ecco io non sono d’accordo. Si può evitare di incontrare Berlusconi, è tutta una questione di volontà. Come ad esempio sarebbe stata una volontà applicata quella di escludere Forza Italia dall’agenda politica del governo alla luce delle nefandezze degli ultimi vent’anni, una specie di richiamo all’alleanza antifascista della costituente, ma invece non è stato così.

E allora è normale che le cose non cambino se chi le genera lo fa con chi c’era prima. Ogni volta che parlano di cambiamento è solo un annuncio, ma a forza di annunciare hanno capito che poi le persone ci credono per davvero. Io vedo un grande legame, dal punto di vista comunicativo, tra Berlusconi e Renzi: i falsi sorrisi, la bautta facile, la simpatia ostentata e il giovanilismo infelice. Trovo molte assonanze e la cosa non mi piace, anche perché si impara a zoppicare in fretta nel mondo istituzionale.

Discorso a parte è da fare per il M5S. Grillo ha inventato tutto da solo il suo bel modo autoritario di fare politica, anche se come molti fa dichiarazioni per poi rimangiarsele (non parleremo mai con Renzi; non ci alleeremo mai con Farage ecc ecc), e continua a non capire che l’alleanza con Farage l’ha portato inevitabilmente su posizioni nazionaliste e non “oltre”, come a lui spesso piace definire la posizione politica del M5S.

Come si evince la stasi è totale, non cambia mai nulla e, nell’evidenza, a ogni tornata elettorale, agli elettori somministrano una bella flebo di speranza e di belle intenzioni, di improbabili soluzioni e via andare.

Insomma, mi sembra che la politica attuale rispecchi molto la società attuale, e cioè una resa totale all’evidente, una totale mancanza di prospettive, una volontà di rinuncia, un’anemica voglia di cambiare. Siamo un paese senza spina dorsale, senza la volontà di rischiare, vigliacchi fino al midollo e, in presenza di coraggio, la mancanza di materia grigia è patologica.

Questa resa e questa stasi si specchiano costantemente e, anche i meno convinti, sono stati contagiati da questo modo di fare politica, questo continuo scherzo, questa patologica mancanza di serietà, e tutto perché non si sa cosa fare, non si ha il coraggio di prendere scelte forti, ma solamente di fare promesse, senza poi mantenerle.

Questa resa sta segnando il modo di vivere in questo periodo storico e, quando c’è la presenza del dissenso o dell’indignazione, questa viene tenuta calma con la rete, con i social network, con questa nuova forma di disciplinamento. Il risultato è la sterilità dei buoni propositi di un qualsiasi potenziale cambiamento.