Quattro condanne, 14 patteggiamenti e 24 rinvii a giudizio nel processo per la “Rimborsopoli” in Piemonte. Il gup di Torino Roberto Ruscello ha accolto le richieste dei pm Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta e ha condannato tre ex consiglieri regionali e un imprenditore-politico che avevano scelto il rito abbreviato. Sono l’ex presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo (un anno e otto mesi), Carla Spagnolo (un anno, otto mesi e venti giorni), Roberto Boniperti (due anni e sei mesi) e Gabriele Moretti, ex consigliere comunale di Torino della lista dei Moderati a capo della società Contacta (tre anni di pena), tutti interdetti per la durata della pena. Cattaneo nel 2012, intervistato da ilfattoquotidiano.it, aveva escluso che ci fosse un “caso Piemonte”.

Il gup ha pure accolto le richieste di patteggiamento formulate dai difensori di 14 consiglieri in accordo con la procura. Un anno per Michele Marinello, Francesco Toselli, Giovanna Quaglia ed Elena Maccanti; un anno e un mese per Marco Botta e Cristiano Bussola; un anno e tre mesi per Gianfranco Novero e Tullio Ponso; un anno e quattro mesi per Maurizio Lupi dei Verdi Verdi (lui sarà processato pure per una truffa in concorso con la figlia), Franco Maria Botta, Antonello Angeleri e Andrea Buquicchio; un anno e sei mesi per Luca Pedrale e Mario Carossa

Tutti gli altri invece sono stati rinviati a giudizio e per loro il processo comincerà il 21 ottobre, quando tra i banchi ritroveranno l’ex governatore leghista Roberto Cota, accusato di peculato per aver ottenuto pure i rimborsi illeciti, tra cui quello per le “mutande verdi” (dei bermuda color kiwi acquistati durante un viaggio negli Stati Uniti). A processo erano finite 41 persone accusate di peculato e, in alcuni casi, truffa. Tutti avrebbero percepito rimborsi illeciti dal maggio 2010 al settembre 2012, momento in cui sono cominciate le indagini della procura e della guardia di finanza dopo la segnalazione del consigliere M5S Davide Bono e dopo le dichiarazioni dell’ex vicepresidente della giunta Roberto Rosso(Pdl) a un tv privata lombarda. 

A giudizio sono finiti Angiolino Mastrullo, Augusta Montaruli, Lorenzo Leardi, Rosanna Valle, Massimiliano Motta, Roberto Tentoni, Angelo Burzi, Michele Formagnana, Girolamo La Rocca, Daniele Cantore, Alberto Cortopassi e Rosa Anna Costa (tutti del Pdl, poi confluiti nei gruppi di Fi, Ncd, Fdi, Progett’Azione); Massimo Giordano, Roberto De Magistris, Federico Gregorio, Riccardo Molinari e Paolo Tiramani (Lega Nord); Michele Giovine (Pensionati per Cota), Michele Dell’Utri (Moderati); Luigi Cursio (Idv); Giovanni Negro (Udc); Andrea Stara (Insieme per Bresso); Maurizio Lupi (Verdi Verdi, che ha patteggiato la pena per peculato ma è stato rinviato a giudizio per truffa). Rinviata a giudizio anche la figlia del consigliere Maurizio Lupi, Sara, collaboratrice del gruppo dei Verdi Verdi.

I finanzieri acquisirono la documentazione negli uffici dei gruppi consiliari e dopo una verifica basata sugli scontrini raccolti, sulle testimonianze e sui tabulati telefonici che registravano gli spostamenti dei politici, hanno definito un quadro. Inizialmente gli indagati erano 52, ma per alcuni di loro i pm Avenati Bassi e Gabetta hanno chiesto l’archiviazione, che deve ancora essere valutata dal gup. La procura nel frattempo aveva pure aperto un’indagine sui rimborsi ricevuti dai consiglieri della legislatura del periodo 2005-2010, un’indagine che ora è ferma: al termine della prima inchiesta il finanziere che più di tutti aveva coordinato le attività e gli accertamenti, il capitano Francesco Maria Mangano, è stato promosso al gruppo Grandi verifiche fiscali. La decisione dei vertici delle Fiamme gialle non è piaciuta alla procura torinese, privata della figura che ha seguito fin dall’inizio i risvolti delle indagini. Fermi i controlli pure dal punto di vista contabile. Le sezioni unite della Corte dei conti e la Cassazione hanno bloccato la sezione regionale di controllo dalle verifiche sui rimborsi del 2012 e degli anni precedenti: “Il sindacato della stessa Corte dei Conti non ha potere discrezionale e non può entrare nelle scelte discrezionali dei gruppi”, scrivono i magistrati precisando che le valutazioni possono essere basate solamente sui documenti.