Gli sprechi si nascondono nei dettagli. E nelle pieghe del bilancio di Roma Capitale le spese fuori controllo, su 20 mila voci, sono tante: dai software per i computer, che costano il 589% in più rispetto alla media nazionale, alle assicurazioni e ai carburanti per auto, più cari di 50 punti percentuali rispetto al resto del Paese. Parte da qui la cura dimagrante del Campidoglio, il cui piano di rientro approvato venerdì promette in un triennio 440 milioni di euro di risparmi. Tagli e spending review, è la via indicata dal sindaco Ignazio Marino e dal neo assessore alle finanze capitoline, Silvia Scozzese. Senza disdegnare un progetto di dismissione di 25 aziende partecipate dal Comune. Per riportare alla normalità i conti, la Scozzese deve far scendere la spesa corrente che oggi ammonta a 4,5 miliardi di euro annui. Soldi bruciati in primis dalle municipalizzate, che costano 1,5 miliardi contro un monte stipendi dei dipendenti di un miliardo. Complessivamente di qui al 2016 le risorse per le partecipate scenderanno di oltre 200 milioni, passando da circa 1,6 miliardi a 1,3. Nello specifico per Ama, municipalizzata dei rifiuti, si passa da 755 milioni a 661: -93 milioni. Anche se Roma è costretta a pagare oltre 25 milioni al mese per trasferire la ‘monnezza’ fuori regione, dopo la chiusura di Malagrotta nel settembre scorso. Atac invece deve tirare la cinghia per altri 70 milioni, con un decremento di risorse dell’11%. Altri 21 milioni saranno risparmiati sui servizi sociali, punto su cui Sel è disposta alle barricate, così come per il taglio della parte variabile del salario dei dipendenti comunali. Che rischiano di perdere, in 24 mila, circa 23 milioni. Se la passano meglio i dirigenti, che subiranno decurtazioni di stipendio per soli 5 milioni, sui 50 previsti nell’ultima Finanziaria. La manovra già da quest’anno dovrebbe segnare una novità storica: la cancellazione del 100% dei debiti fuori bilancio. Settanta milioni che dovrebbero sparire con un colpo di penna.

Sforbiciata sul costo delle assicurazioni e del “pieno” – Tra i primi indicatori della dieta ci sono le assicurazioni per le automobili: il parametro di riferimento (benchmark) nazionale si attesta sui mille euro, a Roma la soglia è di 1.640. Così come il costo del carburante: per le altre amministrazioni è inferiore anche di 500 euro. Stesso discorso per le spese di pulizia, che pesano il 22% rispetto ad altri enti. Spulciando le oltre 100 pagine presentate al governo si scopre poi che per acquistare il materiale di cancelleria necessario a un dipendente capitolino si pagano 645 euro: più del doppio rispetto ai parametri.

Tagli a manutenzioni e bollette – L’intervento studiato da palazzo Senatorio interviene anche sulle manutenzioni: per quelle idriche, che costano 7,5 milioni di cui il 10% per i nasoni delle fontane, si passerà dalla “remunerazione a bocca tarata al consumo effettivo”. L’obiettivo è risparmiare 700mila euro in 24 mesi. Dovranno scendere poi le bollette della luce: il sindaco chiederà ad Acea di tagliare il prezzo da 29 a 18 centesimi a kilowattora. Tagli per 200mila euro pure al budget per la revisione degli ascensori negli uffici comunali, che oggi costa 5,8 milioni. 

Sulle case di riposo sforbiciata da 2 milioni – Sforbiciata anche sulle case di riposo per anziani: per questa voce sono previsti 2 milioni di risparmi su una spesa deliberata per il 2014 di 12 milioni. Razionalizzazioni sono previste anche per i fitti passivi, che alleggeriscono il portafogli del Campidoglio di 121 milioni di euro ogni 365 giorni: la spesa dovrà calare del 20% al 2016. L’inquilino del Campidoglio punta poi sul recupero dell’evasione. Intanto però riduce di 6 milioni il contratto di Aequa Roma, che si occupa di incassare tasse e tributi evasi. 

Diminuiscono le corse dei bus. E 200 impiegati Atac si trasformano in controllori – Ma il vero buco nero di Roma è formato dalle municipalizzate, per cui il Comune spende 1,5 miliardi l’anno e che nel tempo hanno accumulato debiti per circa 4 miliardi. La prima sotto osservazione è Atac: solo nel 2013, 219 milioni di euro di deficit. Per ridare ossigeno alle casse dell’azienda del trasporto pubblico l’assessore Guido Improta ha rivisto i piani di 300 linee di bus: le corse scendono da 122 a 99 milioni di chilometri. Mentre oltre 200 lavoratori dovranno lasciare gli uffici trasformandosi in controllori e altri opteranno per un contratto part time pur di chiudere la procedura di mobilità. Nonostante questo, l’amministratore delegato Danilo Broggi ha firmato a fine 2013 transazioni per un totale di 5 milioni con alcuni manager Atac per chiudere i contenziosi legali. Anche se con il niet del socio unico. E’ il caso dell’ex revisore Renato Castaldo che ha ottenuto 360mila euro. Il taglio dei super dirigenti è rimasto sulla carta: solo 15 i licenziamenti dall’arrivo di Marino, eppure le promesse erano di dimezzarli. Ora torna la rassicurazione di ridurne il numero. “Nel prossimo triennio – si legge a pagina 73 del piano – l’obiettivo è un mix di minori costi e maggiori entrate per 140 milioni”. Per quanto riguarda le dismissioni, sulla lista ci sono le quote detenute in Trambus, Bravo bus, Sms sicurezza mobilità, Banca etica, Polo tecnologico. Mentre Officine grandi riparazioni, la società che si occupa di revisione e manutenzione della metropolitana, sarà fusa in Atac. I proventi previsti ammontano in totale a poco meno di 1,5 milioni. Non manca un piano di investimenti per finire le infrastrutture come Metro C e per avviare i lavori per 7 nuove linee di tram. Finanziamenti però non ce ne sono: la speranza è che il governo allenti il patto di stabilità e permetta di sbloccare 300 milioni.

Salva in extremis Roma Multiservizi – Per quanto riguarda la galassia Ama (Rifiuti, verde e decoro), saranno liquidate le partecipazioni in 13 società satellite: tra le altre Insieme per Roma, Cisterna Ambiente e Marco Polo. Salva in extremis, invece, Roma Multiservizi. I 4 milioni che l’amministrazione voleva recuperare dovranno essere trovati da un’altra parte. Conservano il posto i 2mila lavoratori e perde l’appalto il consorzio privato Cns, che tra i suoi dipendenti ha Luca Giansanti, capogruppo della lista civica Marino in aula Giulio Cesare.

Resta irrisolto il nodo Farmacap – Capitolo a parte per Farmacap. L’unico caso in Europa di  società che gestisce le farmacie pubbliche comunali e riesce ad essere in perdita. Le cifre ufficiali parlano di 15 milioni di debito, in parte a causa di furti di medicinali, come denunciato dallo stesso sindaco, e in parte per colpa degli affitti d’oro pagati per i locali. L’azienda è commissariata e la soluzione del problema è tutta da trovare, “all’interno di un percorso che salvaguardi i profili di economicità per l’ente e garantisca il perseguimento di obiettivi coerenti con le finalità”.

E per gli extra-costi Marino batte cassa a Palazzo Chigi – L’altra partita si gioca sul tavolo degli extra costi. Il dipartimento finanze calcola che la Capitale spenda circa 100 milioni per ospitare le oltre mille manifestazioni organizzate all’interno del Gra. Soldi che si dividono tra spese di polizia, viabilità, rifiuti e ambiente. Un conto da presentare a palazzo Chigi, con Marino che spera di riaprire il tavolo interistituzionale per aumentare la posta in palio. L’ultima parola, però, spetta alla presidenza del Consiglio.