Dopo le riforme del processo civile (articolo del 6 luglio), ci sono quelle del processo penale. Renzi, o chi per lui, non lo sa ma una riforma della giustizia penale non può che essere “di sistema”. Accelerare il processo penale (punto 9) significa modificare sia il codice penale che quello di procedura penale. Perché solo così si può ridurre lo spaventoso numero di processi che ogni anno arrivano alle Procure e da qui ai Tribunali, alle Corti d’Appello e in Cassazione. Sono tre milioni. In Gran Bretagna, che ha lo stesso numero di giudici con una popolazione più o meno uguale a quella italiana, ne arrivano 300.000. Questo significa che ogni pm italiano (circa 1.800) ogni anno riceve 1.600 processi. Dovrebbe farne 4 e mezzo al giorno, compresi i sabati e le domeniche e senza mai andare in ferie. Naturalmente non è così. I processi fanno la fila: finito uno se ne fa un altro. Senza ridurne il numero, c’è poco da accelerare.

Ecco perché guide senza patente o in stato di ebbrezza (attenzione, non omicidi colposi commessi da chi guida senza patente o ubriaco), devono essere puniti con una multa (molto alta) e con il sequestro dell’auto; se ne può occupare la stessa polizia che li accerta. E, più in generale, devono essere gestiti in questo modo tutti i reati che vengono trattati con il decreto penale (una procedura che prevede la pena della multa ma che può essere trasformata – e di fatto succede sempre – in un normale processo con Tribunale, Appello, Cassazione e – naturalmente – prescrizione). Non si può adoperare lo stesso tipo di processo che si utilizza per un omicidio (3 gradi di giudizio, notifiche, depositi, termini a difesa…) per reati come questi. Sia chiaro, da sola questa riforma è insufficiente a diminuire significativamente i processi; ma ce ne sono altre, sempre di “sistema”.

Bisogna abolire l’appello. Esaminare due volte lo stesso processo non è garanzia di giustizia: si moltiplicano solo le possibilità di errore. I giudici dell’appello non sono diversi dai giudici di primo grado; non sono più preparati, più anziani, più lavoratori; scegliere un Tribunale, una Corte d’Appello, una Procura, per un giudice, dipende spesso da motivazioni private: restare nella città dove vive la sua famiglia, andare nella città di origine, cambiare lavoro perché quello fatto fino ad allora non interessa più… Non c’è ragione per cui una sentenza di primo grado sia più “giusta” di una di appello.

Nessuno può sapere quale giudice ha sbagliato e quale aveva ragione. Insomma è una lotteria: è andata male in primo grado? Riproviamoci. È una cosa senza senso. Per gli errori di diritto, resta la Cassazione, questa sì composta da giudici che ci sono arrivati per concorso o dopo molte valutazioni di professionalità: si può presumere che siano più preparati degli altri. D’altra parte, un sistema così è adottato in Gran Bretagna e negli Usa. Non sarà perfetto ma consentirebbe di recuperare circa 1500 giudici. Più giudici, meno processi per giudice, maggiore rapidità di trattazione. Già; ma che diranno gli avvocati? Significa, più o meno, una diminuzione di reddito pari a un terzo.

E poi bisogna incrementare il patteggiamento: un imputato che è sotterrato dalle prove può ottenere un congruo sconto di pena se rinuncia al processo e accetta la condanna che gli propone il pm. Niente Tribunale, niente Appello, niente Cassazione. Se invece si ostina e pretende il processo, tanti auguri: se lo trovano colpevole sarà condannato a una pena molto più grave (molto; altrimenti non funziona). Questo sì che farebbe diminuire il numero dei processi e quindi la loro durata. Il fatto è che il patteggiamento esiste già nel nostro codice ma lo chiedono in pochissimi. Perché? Per la prescrizione . Con l’80 per cento dei processi che finiscono in prescrizione, perché si dovrebbe patteggiare? Un po’ più di soldi per l’avvocato e l’assoluzione è garantita. E anche qui l’opposizione dell’avvocatura è certa.

Ma Renzi vuole riformarla la prescrizione. C’è un solo modo per farlo: abolirla quando lo Stato comincia a occuparsi del reato. Funziona così in qualsiasi altro Paese normale. Solo che Renzi dialoga con quelli che la prescrizione l’hanno accorciata; davvero pensa di poter fare una cosa come questa? E poi i nuovi reati, il fiore all’occhiello: falso in bilancio e auto riciclaggio (punto 8), questa è serietà! Chiacchiere. L’intero sistema penitenziario è costruito perché in prigione non ci vada nessuno. Pene fino a 4 anni non si scontano: arresti domiciliari e affidamento in prova al servizio sociale; e ogni anno, per via della legge Gozzini e successive riforme Severino/Cancellieri, sono – in realtà – 7 mesi e mezzo.

Per mandare in prigione un amministratore delegato o un evasore fiscale (i soggetti tipici che commettono auto riciclaggio) per un anno bisognerebbe condannarli a 6 anni: al netto degli sconti, ne farebbero 1 e 2 mesi. Solo che il falso in bilancio sarà punito con una pena massima di 5 anni (se va bene) e la frode fiscale arriva fino a 6; per l’autoriciclaggio si parla di un massimo di 7. Pene di 6 anni dunque sono una chimera. Così, finché pene fino a 4 anni non saranno prigione ma visite alle case di riposo per anziani, si possono introdurre tutti i reati immaginabili: come ho detto, sono chiacchiere.

il Fatto Quotidiano 8 luglio 2014