“Don’t forget what Germany is doing right now. It’s changing its power supply. The last time when an energy supply was changed was the industrial revolution; this is something that has never been done before.”
Paul Hockenos, Voice of America

“Mr. Renzi may believe that the markets have short memories, and that this route is easier than reforming the blatant inefficiencies in the Italian energy sector or cutting horrendously high taxes on energy users. Maybe he’s right, but good luck in attracting foreign investors in the future. Don’t come knocking on my door.”
Micheal.Bonte-Friedheim, CEO della banca d’affari Next Energy dalle pagine del Wall Street Journal 

Il giorno 9 Giugno più del 50% dell’energia elettrica della Gemania è arrivata dal fotovoltaico, mentre il 15 Maggio 2014 se si considerano assieme fotovoltaico ed eolico, il 74% dell’ elettricità del paese è arrivata da fonti rinnovabili. Si, quasi i tre quarti dell’energia per tutta la nazione.

La regione più a nord del paese, il Schleswig-Holstein, ha anticipato che se tutto va come dovrebbe il 100% della sua energia quest’anno sarà da rinnovabili, vento in primis. E’ questa l’area più ventosa della Germania, e con una programmazione intelligente in otto anni sono passati dal 30% di produzione di energia elettrica dal vento alla quasi totalità.  Sembra fantascienza, ma la regione dello Schleswig-Holstein addirittura progetta di generare il 300% della sua energia da fonti rinnovabili, con l’idea di cedere l’energia in eccesso al resto del paese.

Una recente analisi per conto della ditta Eclareon è giunta alla conclusione che siamo arrivati alla parità dei costi: se si conteggiano tutti i costi, il prezzo di energia dalle rinnovabili e uguale a quello dalle fonti convenzionali.

L’esplosione del solare è dovuta anche al fatto che i produttori di energia vengono pagati secondo contratti stipulati a lungo termine per l’energia in eccesso che non consumano e che immettono in rete. Gli investimenti iniziali possono essere anche solo di 500 euro. Visto l’enorme successo del programma il governo ha annunciato che in futuro le tariffe elargite saranno ridimensionate.

Come in tutte le cose, ci sono piccoli problemi: l’industria tedesca è esente dal pagamento di tasse per finanziare le rinnovabili, mentre i singoli le pagano. I costi dell’energia sono leggermente aumentati, mettendo pressione ai ceti meno abbienti. Ma sono problemi di crescita, da affrontare per migliorare e che si attenueranno con il maturare del settore. Nessuno pensa di tornare indietro in Germania, ed anzi, si guarda al futuro con ottimismo. Ci si aspetta che i prezzi dell’energia presto scenderanno, allo scadere dei contratti stipulati in passato. Ed è indubbio che le scelte fatte hanno favorito l’industria tedesca che gode di prezzi di elettricità bassissimi rispetto ad altri paesi. Nel suo complesso la rivoluzione energetica tedesca – la Energiewende – è stata un successo.

E in Italia?

Beh, basta solo sfogliare le pagine del Wall Street Journal che ha appena mandato un non proprio lusinghiero articolo d’opinione su Matteo Renzi per il decreto “spalma incentivi” secondo il quale gli incentivi stessi in Italia saranno tagliati del 20% in modo retroattivo. Già i governi precedenti avevano cercato di penalizzare l’energia rinnovabile, facendo calare i profitti del 50% dal 2011 ad oggi. Adesso Renzi raddoppia l’accetta.

In Italia sono stati investiti circa 50 miliardi di euro nel reparto fotovoltaico, facendo passare l’Italia dal 20% di rinnovabili nel 2008 al 34% nel 2012, il maggior record europeo dell’epoca. Ad investire privati, banche e capitali stranieri. Ma come per tutti gli investimenti a lungo termine – non solo per l’energia – quello che l’investitore chiede è chiarezza legislativa e la possibilità di programmare in modo tale che l’investimento abbia un senso.

Il WSJ ricorda che in Italia i costi dell’elettricità – anche grazie ai nuovi impianti di energia rinnovabile – sono passati da 76 euro nel 2008 a 48 nel 2014, ma che questi cali dei costi non sono mai arrivati al consumatore.  Perché?

Il WSJ fa notare che nel decreto non si attacchi minimanente l’inefficenza del sistema, la rete distributiva, o i costi stratosferici imposti dall’Enel, la quale – usando i soldi degli italiani – si prepara ad investire 9 miliardi di euro nei mercati emergenti.  Il WSJ ricorda che il testo è fatto ad arte per proteggere le banche da eventuali perdite, ma non l’investitore, e che se dovesse essere trasformato in legge questo decreto sarà un impedimento fortissimo ad altri investimenti in Italia, di qualsiasi genere.

“Il signor Renzi pensa che i mercati abbiano memoria breve e che questa strada è più facile della riforma del sistema energetico italiano, affetto da enormi inefficenze o del taglio delle orrendissimamente elevate tasse sui consumatori. Forse ha ragione, ma buona fortuna nell’attrarre investitori stranieri nel futuro. Non venga a bussare alla mia porta”

Ma no dai, che ci sono gli 80 euro.