Mark Cavendish, le lacrime agli occhi, non parte. La caduta sul rettilineo finale di Harrogate lo ha messo kappaò. L’onore dell’Union Jack pesa tutto, dunque, sulle spalle di Chris Froome, il vincitore del 2013. Che interpreta alla lettera l’orgoglio patriottico a pedali. E’ attivo, sempre tra i primi del gruppo. Vuole vincere la seconda tappa, difficile e costellata di salite brevi ma micidiali. Attacca sull’ultima rampa, la Jenkin Road che offre un “muro” di ottocento metri al 10,8 per cento. Questa York-Sheffield sembra più una sorta di Liegi-Bastogne-Liegi che non una tappa d’inizio del Tour de France. Christian Prudhomme, 54 anni, il direttore della corsa, ha voluto rendere la gara più dura. Per ridarle l’antico prestigio. Una sorta di manutenzione della leggenda che ha reso il Tour la corsa a tappe più importante e prestigiosa del mondo ma che stava rischiando di trasformarsi in un evento tutto business e sospetti (il doping, lo scandalo Armstrong, la crisi mondiale del ciclismo…). Per ora, la sterzata è stata efficace.

Infatti, la gara si accende. Uno spettacolo nello spettacolo che il tracciato ha regalato. E il bello arriva quando mancano cinque chilometri al traguardo, dopo quasi duecento chilometri di scaramucce senza tregua. In testa alla corsa, sono rimasti i migliori. La durezza del percorso ha fatto selezione. Coi migliori c’è un Vincenzo Nibali, sornione, che marca stretto Froome, che si tiene alla ruota di Peter Sagan, Alejandro Valverde e Alberto Contador. Gli uomini di classifica si controllano, e si studiano. Froome ha l’atteggiamento dello sceriffo. Sagan, la maglia bianca, ex compagno di Nibali, fa l’elastico, sembra voglia colpire da un momento all’altro: è il più veloce ed è uno dei favoriti di questa tappa. Froome l’affianca, lo teme. Sagan mostra indifferenza, si sposta da un lato all’altro della carreggiata. Resta comunque pronto a schizzar via. Almeno, questa è l’apparenza. Di certo, non collabora con Froome. Nibali pedala con assoluta facilità. Manda in avanscoperta uno dei suoi, il danese Jakob Fuglsang. Un allungo perentorio per saggiare le reazioni dei rivali. Contador non abbocca, d’altra parte è rimasto senza gregari. Froome si agita, è nervoso. Valverde va a brancare l’austriaco.

All’improvviso, la stoccata fulminante di Nibali. Uno scatto feroce, a 1800 metri dal traguardo. Froome resta impallinato. Come tutti gli altri. Nibali spinge un rapportone, guadagna subito cento, centocinquanta metri. Froome accosta Sagan, i due parlottano. Froome si arrabbia perché non ottiene l’aiuto dello slovacco. Nibali, intanto, è a meno di un chilometro, continua l’azione, si gira un paio di volte, capisce che dietro non si sono messi d’accordo. Froome misura il suo isolamento. Gli spagnoli preferiscono un successo di Nibali ad uno del keniota naturalizzato britannico. Gli altri non ne hanno più. a trecento metri dall’arrivo, Nibali si volta ancora. Gli altri sono a distanza di sicurezza. Vincenzo “lo Squalo dello Stretto” può permettersi di rialzarsi, e puntare il dito sulla maglia tricolore appena conquistata. E’ la nuova maglia gialla del Tour de France. Il terzo incomodo per ora gode, fra i due litiganti Froome e Contador. L’ultima volta che un italiano indossò la maglia gialla fu nel 2009, quando il toscano Rinaldo Nocentini la conquistò al termine della settima tappa da Barcellona ad Arcalis. La conservò sino a Verbier, il 19 luglio. Alberto Contador vinse quel Tour, Nocentini si piazzò onorevolmente tredicesimo.

Giusto vent’anni fa, nel Tour del 1994 che sbarcò in Gran Bretagna per onorare l’inaugurazione dell’Eurotunnel, la terra d’Inghilterra portò fortuna agli italiani. Flavio Vanzella divenne maglia gialla e la tenne per due tappe, sino a Portsmouth, dove in volata vinse Nicola Minali. Tra corse, corsi e ricorsi, resta l’impresa di Nibali, al suo primo successo in un Tour. E’ un buon segnale. Un messaggio inviato ai grandi favoriti: “Ci sono anch’io”. Vincenzo ha sottolineato il grande lavoro di squadra. L’Astana da domani dovrà sudare parecchio, perché l’aggressività dimostrata da Froome fin dall’inizio – a cominciare dalla volata di Harrogate in cui si è piazzato sesto – preannuncia un Tour agonisticamente violento, quindi bello: speriamo di lasciarci sorprendere.

Chi di sicuro ci ha sorpreso sono gli inglesi. A Leeds, secondo le stime della polizia, c’erano 230mila spettatori (mentre la città conta 77mila abitanti). Lungo tutto il percorso della prima tappa hanno contato un milione e 900mila persone. Oggi erano di più. Tanto entusiasmo è la prova di quanto sia diventato popolare il ciclismo in Inghilterra. Domani si arriva a Londra da Cambridge, apoteosi del trittico britannico di questo Tour 2014, ed è volata annunciata. Probabile sfida tra Marcel Kittel e Peter Sagan, la maglia bianca. Un bello sprint, orfano di Cavendish. Dopodiché, tutti a raggiungere la patria del Tour,in quel di Le Touquet-Paris Plage, sede della partenza di martedì. Nemico dei corridori, il gran vento di queste lande.