Cancellato dal palinsesto di Rai Tre. E’questa la sorte toccata al programma di Carlo Lucarelli, “La Tredicesima ora”, che mese dopo mese, a partire dallo scorso 25 aprile, ha raccontato a un’Italia seduta sul divano misteri irrisolti e fatti di sangue, partendo dalle storie di uomini e donne che ad un certo punto della loro esistenza hanno scelto di cambiare strada. Come Marina Gamberini, che lavorava nei palazzi della stazione di Bologna all’epoca della strage, Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta il 24 novembre 2009, o Samia Yusuf Omar, in fuga da una Somalia in guerra per correre alle Olimpiadi di Londra. Passando per inchieste, testimonianze, documenti, atti processuali. Com’era successo a Blu notte, depennato dai palinsesti dalla Rai dopo 15 anni di onorato servizio, anche la Tredicesima ora, infatti, scomparirà dalla programmazione della tv pubblica già a partire dal prossimo anno, dopo appena otto episodi. Una decisione della direzione di rete, spiega al fattoquotidiano.it Carlo Lucarelli, “che lascia l’amaro in bocca”.

“A me non hanno detto nulla riguardo al perché siamo stati cancellati, so solo che non andremo più in onda – racconta il giornalista, autore televisivo e scrittore originario di Parma – certo è una scelta legittima, però, parlando francamente, mi sembrava che la Tredicesima ora andasse bene, sia in termini di audience, sia di programmazione. Sicuramente, noi ne eravamo entusiasti”. A differenza di Blu notte, eliminato dal servizio pubblico per una questione di tagli al budget, il problema, questa volta, secondo Lucarelli, non sarebbero i costi. “Non credo che ci abbiano tolti dal palinsesto per questa ragione, anche perché noi siamo uno dei programmi che alla Rai costa di meno, ormai avevamo ridotto le spese all’osso. E poi le questioni di soldi si risolvono sempre. Non ho idea del motivo alla base di questa scelta, e non sono io a dover dare una motivazione. Forse il programma era non più gradito dal pubblico? Siamo vecchi? Ci sono cose che piacciono di più? C’è un’altra idea di servizio pubblico? Non lo so, personalmente a me la Tredicesima ora piaceva molto”.

La risposta di critica e telespettatori è stata nelle scorse settimane positiva, racconta l’autore, almeno a giudicare dai commenti lasciati sui social network e sul web da chi, ogni venerdì sera, poco dopo le undici, accendeva la televisione su Rai Tre. “Devo dire che, come scrittore, dal punto di vista emotivo la trasmissione mi aveva preso molto. L’idea alla base della Tredicesima ora era quella di usare la narrativa per aprire una finestra su un problema sociale, criminale o politico, perché la narrativa ha il potere di raccontare una storia da un punto di vista più emotivo, che in un certo senso fa scoppiare qualcosa in chi la ascolta. Abbiamo pensato fosse un buon metodo per spiegare al telespettatore temi difficili come la schiavitù sessuale o i fatti di mafia. E tante persone mi fermavano per dirmi ‘sai Carlo? Ora ho capito la questione di cui parlavi in televisione’. Non dico che fosse una cosa nuova, per carità, tanta gente l’ha fatto e l’ha fatto meglio, ma era nuova per noi, e l’impressione, anche grazie ai feedback che il pubblico ci inviava, i commenti, le richieste di affrontare questo o quell’argomento, era che stesse andando bene”.

Il rammarico di Lucarelli è per le idee che aveva in testa di realizzare per la prossima stagione. “Non avevamo ancora iniziato a preparare le nuove puntate, però avevamo una serie di idee in testa, avevamo visto alcune cose che non funzionavano e che potevamo cambiare, tanti argomenti da affrontare. Non erano vere e proprie puntate, però eravamo pronti a lavorarci. E’ un peccato doversi fermare qui”. A dispiacere, soprattutto, è la brusca interruzione imposta dalla Rai a un cammino iniziato ormai 14 anni fa. “Mi sembrava quasi un programma istituzionale, il mio – scherza l’autore televisivo – ma certo, si può anche cambiare. Noi credevamo di averlo fatto con questa trasmissione, nei limiti, ovviamente, entro cui uno scrittore può cambiare. I miei programmi, così come i miei romanzi, hanno un certo stile, e non lo posso modificare più di tanto. Se poi in televisione non funziona più è un altro discorso. Evidentemente non rispondiamo più all’idea che del servizio pubblico ha chi comanda. Secondo me, però, il pubblico avrebbe voluto continuare a seguirci: se così fosse, i telespettatori lo dicano. Altrimenti, se siamo noi a non esserci accorti di essere poco seguiti, ne prenderemo atto. Mi dispiace molto, però. La Tredicesima ora mi piaceva davvero, ed è brutto non poter più fare qualcosa che entusiasma tanto”.