Poche cose sono tristi come la cultura dell’alibi. Eppure l’Italia ne è intrisa, ancor più quando deve giustificare le sconfitte calcistiche. Ieri sera La Repubblica cinguettava: “Brasile 2014, come nel 2002. L’arbitro Moreno fa fuori l’Italia”. Una ricostruzione avvilente, smentita anzitutto dai pochi calciatori salvabili di questa spedizione sciagurata. Per esempio Buffon e De Rossi, che – senza cercare alibi – hanno detto: “Eliminazione meritata”. Eppure la grancassa di stampa e tivù, la stessa che fino a ieri utilizzava a casaccio Prandelli (renziano di ferro) per celebrare una volta di più la rottamazione e il “cambiare verso” del Presidente del Consiglio, grida (giustamente) contro il morso di Hannibal Suarez e (meno giustamente) contro l’arbitraggio.

Nello specifico. 1) C’era un rigore gigantesco su Cavani sullo 0-0 (fallo di Bonucci), che stranamente nessuno o quasi pare ricordare più. Cavani non era in offside, perché tenuto in gioco da due difensori azzurri, peraltro posizionati a due passi dall’assistente di linea. Se quel rigore non lo avessero dato all’Italia, a quest’ora Caressa marcerebbe su Montevideo. 2) Marchisio è un giocatore molto corretto e in diretta l’espulsione pareva folle quasi come quella comminata da Brizio Carter a Usa ’94 contro il povero e meraviglioso Zola. Il replay solleva invece qualche dubbio: l’arbitro è a pochi passi, Marchisio entra scompostamente con gamba tesa e piede a martello sullo stinco dell’avversario. Non c’era cattiveria, e per me era da giallo, ma non è un’espulsione inventata (e secondo molti, ad esempio Tardelli, è semplicemente giusta). 3) Dracula Suarez, peraltro al terzo morso famoso, andava espulso. Certo. Ma in diretta nessuno aveva visto il morso. Arbitro compreso. Andava espulso, ma non puoi espellerlo se non lo vedi. Lo scandalo vero, adesso, sarebbe non squalificarlo con la prova televisiva. Sa poi di contrappasso che a subire il dolo sia Chiellini, uno che in questo Mondiale neanche doveva esserci, applicando il famoso quanto caricaturale “codice etico” prandelliano.

L’arbitro ha sbagliato, ma lo ha fatto anche contro l’Uruguay. Se era scarso, lo è stato in maniera bipartisan. E soprattutto non è colpa di Moreno se l’Italia è uscita. Come non lo era di Byron Moreno nel 2002, anche se l’arbitro ecuadoriano (arrestato nel 2010 per droga e poi condannato a 2 anni e sei mesi) sbagliò molto più di quanto abbia fatto ieri il suo quasi-omonimo. E’ colpa di Prandelli, che ha indovinato l’unico cambio dei Mondiali quando ha sostituito se stesso e (encomiabilmente) si è dimesso con Abete. E’ ora auspicabile che entrambe le dimissioni non rientrino e che al posto di Don Cesare non arrivi Allegri: sarebbe una farsa ulteriore. Prandelli ha sbagliato le convocazioni, tanto in difesa (nessuno esterno sinistro di ruolo, con l’adattamento di un De Sciglio notoriamente poco integro) quanto soprattutto in attacco: osceno il trattamento riservato a Pepito Rossi (Cassano era più preparato atleticamente?), folle rinunciare ad una punta centrale di ruolo (Toni, Destro, Gilardino).

Lasciando stare le polemiche sul “ritiro aperto” (pure alle suocere) e sullo spogliatoio spaccato tra “giovani” supponenti e “vecchietti” più o meno indomiti (sia lode a Pirlo sempre), Prandelli ha puntato tutto su Balotelli – sbagliando -, ha fallito la preparazione atletica e ha sbugiardato 7 o 8mila volte se stesso sulla tattica: prima il tikitaka del 4-1-4-1, poi la Linea Maginot con l’Uruguay del 3-5-2 che era più che altro un 5-3-2. Poche idee e confuse. Un catenaccio d’altri tempi, un giocare per lo 0-0 coi risultati che abbiamo visto.

Con Costarica e Uruguay, non esattamente degli squadroni, l’Italia ha fatto un tiro e mezzo in porta: un po’ poco. Non è un dramma ed esistono cose più serie, ovvio. Sarebbe però appena bello, e ancor più decente, dire semplicemente che l’Italia è uscita perché era una squadra mediocre e perché non ha fatto quasi nulla per passare il turno. Senza accampare alibi frignoni da asilo nido. Quando si perde, si perde.