È stato rinviato a giudizio con l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato e abuso d’ufficio Alessandro Pieracci, il super-manager dell’Autorità Portuale di Genova. Nel 2013 si era visto riconoscere, oltre al lauto stipendio (147.610 euro), anche una serie di bonus e di incentivi (6.740, 24 euro di emolumenti di risultato e  55.929,99 di euro come corrispettivi e incentivi per la progettazione) che hanno portato la sua retribuzione lorda a 210.102 euro. La quarta nella scala che comprende il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo (251.933 euro, compresi i bonus per le missioni), il direttore dello staff presidenziale, Alessandro Carena (257.113 euro, compresi i bonus di produzione), il segretario Generale, Giambattista D’Aste (239.077, idem). Tutti gli stipendi di manager e dipendenti dal 1° gennaio 2014 hanno subito un taglio pari al 10 per cento, in forza della spending review interna.

Pieracci, responsabile della direzione tecnica dell’Autorità portuale, avrebbe “aggiustato” a favore degli amici una serie di interventi di manutenzione all’interno del porto, in modo da eludere le normative previste dalle gare d’appalto.

Era davvero opportuno, in tempi di severa spending review, confermare a Pieracci prebende così sontuose? L’Autorità portuale argomenta che Pieracci è sì indagato e rinviato a giudizio, ma non è stato condannato, neppure in primo grado. Ha quindi il diritto di vedersi assegnare i quattrini previsti da regolamenti interni e accordi sindacali. L’Avvocatura dello Stato ha confermato questa tesi, mettendo in guardia l’Autorità portuale che un diniego avrebbe potuto aprire un contenzioso con Pieracci dagli esiti estremamente incerti. Questa posizione è stata sposata dal presidente, Luigi Merlo: “Al di là del caso specifico – ha dichiarato – e del fatto che la corresponsione di incentivi e bonus era legata all’attività svolta da Pieracci in anni precedenti alla sua incriminazione, ricordo che l’Authority ha già provveduto a sforbiciare l’entità di questi incentivi”. E non solo l’Authority. Il governo si prepara a varare, con un decreto di legge o una legge delega, una ulteriore spending review che calerà anche sugli emolumenti di questa casta di manager baciati dalla sorte. Caso Pieracci a parte, la festa sembra essere dunque sul punto di terminare.

Non si parla di bruscolini, ma di milioni di euro. Gli accordi e i regolamenti ai quali Merlo fa cenno si riferiscono ai lavori di manutenzione in tutta l’area portuale. Una torta che vale 150-200 milioni l’anno. Era previsto che il 2 per cento della base d’asta venisse riconosciuto ad una serie di soggetti – praticamente tutti i componenti della direzione tecnica – a cominciare dal responsabile, ovvero Pieracci, il quale assumeva la funzione di Rup, supervisore-responsabile dell’opera pubblica. Non era lui a definire le caratteristiche dell’appalto, ma doveva vigilare che fossero tutte realizzate secondo il bando di gara. Al termine dei lavori l’ufficio tecnico redige una relazione e la trasmette alla ragioneria della Autorità, con la richiesta di liquidare i bonus. Una procedura legittima, alla luce delle disposizioni vigenti.

L’Autorità è intervenuta abbassando la percentuale a un massimo dell’1,5%, con intuibili mugugni da parte del personale. Perplessità di ordine giuridico erano state tuttavia sollevate a proposito del meccanismo di liquidazione. La procedura corre tutta per vie interne all’Autorità portuale. Gli uffici tecnici presentano le richieste e vengono disposte le liquidazioni delle somme spettanti ai dipendenti. “Fossimo in Svezia”, si lascia sfuggire con ilfattoquotidiano.it un personaggio che conosce a fondo la questione. “Invece siamo in Italia…”. L’intervento di un soggetto terzo – estraneo all’Autorità portuale – garantirebbe meglio la correttezza, formale e sostanziale, del procedimento. Che qualcosa non funzioni lo dimostra il fatto che diverse richieste di liquidazione sono rimaste ferme alla ragioneria, per le più varie ragioni: duplicazioni di pratiche, mancanza di pezze d’appoggio adeguate e incompletezza della documentazione presentata. Dallo stop imposto dalla ragioneria, evidentemente gestita da persone molte rigorose, sono scaturite numerose cause promosse presso il giudice del lavoro di Genova, dai dipendenti che non avevano ricevuto i premi. Fra costoro non figura Alessandro Pieracci.

La procura della Repubblica di Genova lo ha messo sotto indagine per una serie di commesse, affidate – negli anni dal 2006 al 2011 – con procedure semplificate e ampia discrezionalità, che assommano lavori di manutenzione alle strutture del porto (moli, banchine, strade, capannoni) per una decina di milioni di euro. Secondo la procura, Pieracci spacchettava gli interventi, portandoli sotto i 40mila euro di valore (la soglia oltre la quale occorre procedere con la procedura d’appalto: bando e gara) favorendo così una mezza dozzina di imprese amiche. Nel 2010 in occasione della visita a Genova del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si era proceduto al restyling della Stazione Marittima. I numerosi interventi di manutenzione erano stati stati diluiti in lavori per somme di poco inferiori ai 40mila euro e l’intera opera era state eseguita dalla Cama srl.

Nelle carte processuali era finita anche una serie di intercettazioni ambientali, realizzate durante la fase calda dell’inchiesta penale, all’insaputa di un gruppo di dipendenti dell’Autorità portuale genovese. Da queste conversazioni private emergono commenti pesantissimi a proposito del sistema-Pieracci, che risulterebbe collaudato da diverso tempo. Durante allegre serate trascorse al night, con gli amici impresari, Pieracci avrebbe discusso e messo a punto i dettagli delle “combines”. Anche questi elementi di prova finiranno nel dossier processuale, nonostante il processo sia già in corso. Dopo che Pieracci aveva ricevuto il primo avviso di garanzia dai pm, l’Autorità gli aveva sottratto le competenze in materia di appalti e bandi di gara, dirottati all’ufficio legale. Nel programma triennale delle opere pubbliche (2014/2016), pubblicate sul sito ufficiale dell’Autorità portuale, al suo nome, come responsabile del procedimento, sono intestati nove interventi, per un valore di 182.730 euro.