Pagellone del giorno dopo tra Pinto “uomo folle”, Balotelli affamato e Thiago Motta in slow motion. La cinquina di migliori e peggiori di Italia-Costa Rica, visti con un taglio semiserio

I MIGLIORI

PINTO Come l’Uomo folle di Nietzsche si aggirava al mercato annunciando la morte di Dio, così lui davanti ai microfoni gridava: “Andiamo agli ottavi”. Era arrivato troppo presto, l’avvenimento ancora in cammino non è stato compreso da tutti. Se non passando per scoppole e ripassate. Ora sappiamo chi sono i Ticos, anche Balotelli. Ecco il Costa Rica degli oltreuomini, che giocano con spirito dionisiaco (pura vida!). Così parlò Jorge Luis Pinto. Lo entiendes ahora?

BOLAÑOS e RUIZ Trattano la difesa azzurra come uno sfasciacarrozze fa con le auto. Triturano Abate, spezzano momentaneamente l’incantesimo di Darmian. Bolaños ha una data stampata in mente: 17 settembre 2013. È quando incrocia Buffon, Chiellini, Barzagli e Pirlo con il suo Copenaghen e blocca la Juventus in Champions. Ieri si supera e si esalta. Il resto lo fa Ruiz, che proprio sconosciuto non è, sgasando Darmian e beffando la difesa in occasione del gol.

PIRLO Due palle a Balotelli con il compasso e una punizione pericolosa, estremo tentativo di non piegarsi come un giunco. Non è esagerato e straripante come siamo abituati a vederlo, ma se Mario invece di sciupare ne esalta il genio, oggi siamo qui a parlare di tutt’altro. La lampadina del nostro Archimede ogni tanto fa intermittenza, ma resta la sola luce nelle tenebre azzurre di Recife.

BARZAGLI Dopo 6 minuti affievolisce il primo pericolo portato dal Costa Rica. Gioca sul dolore, ma i suoi tendini sono l’unica cosa a non far crack nella sgangherata difesa italiana. È l’unico a remare nelle acque in tempesta: nessun lupo di mare però salva da solo una nave. E alla fine alza bandiera bianca e molla il timone, quando il resto dell’equipaggio ormai guarda passivamente onde e pescecani arrivare da poppa e da prua.

DARMIAN C’è un po’ di credito per l’effervescente prova contro l’Inghilterra e un occhio chiuso perché viene spedito in missione su una fascia che non è mai stata sua. Sulla sinistra perde bollicine, schiacciato dal tappo Ruiz che lo costringe a non esplorare la prateria. Sbaglia il primo passaggio del suo mondiale dopo 150 minuti ed è l’unico a sporcare i guantoni di Navas nel secondo tempo. D’Artarmian tornerà presto a ferire con la spada, ieri spuntata ma non riposta nella fodera.

I PEGGIORI

PRANDELLI Difesa: Abate volto nuovo vale un doppio passo indietro perché dirotta Darmian sulla sinistra mentre, sulla fascia buona per il torinista, il terzino del Milan prende legnate in copertura ed entra solo in punta di piedi nell’altra metà campo. Centrocampo: sceglie il parigino sbagliato e il risiko è dominato dalla Costa Rica che occupa tutti i territori. L’Italia invece arretra il baricentro e non convince anche la scelta d’imbottire la trequarti con Insigne Cassano Cerci. Attacco: iniziano a sentirsi sempre più vicine le urla dei pro-Immobile. Perché Ciro il capocannoniere non trova spazio in una nazionale stitica? Mistero della fede (nell’unica punta).

BALOTELLI Il cappellino con visiera al contrario sfoggiato nella conferenza stampa pre-partita aveva richiamato alla memoria Baggio di Usa ’94. Il veleno allora arrivò nella coda. In Brasile, Balo sveste i panni del supereroe alla seconda giornata. E va bene che a Recife sono le 13.30 quando si trova per due volte a tu per tu con Navas, ma divorare occasioni così è da persone appena uscite da una dieta ferrea. Poi sbuffa e becca un’ammonizione evitabile. Molto Mario, poco Super.

CHIELLINI Alla prima è impacciato a sinistra, alla seconda gli gira la testa anche se il centro della difesa è il suo regno… Prandelli lo butterà a destra pur di non rivedere in campo il fac-simile di Giorgione? Dietro sarebbe inamovibile, ma l’unico che si muove poco è proprio lui. Perde orientamento e Ruiz in occasione del gol. Due minuti prima svirgola e stende Campbell. Houston, abbiamo un problema.

ABATE Bolaños sembra disegnato da Chuck Jones, tanto corre veloce come Beep Beep. Oppure l’esterno costaricense assomiglia a Milito, il suo uomo nero. Fate voi. Lui spreca l’occasione del riscatto: dietro balla e l’erba del Pernambuco sulla fascia destra, dove dovrebbe arare con convinzione, è più verde al novantesimo che a inizio partita. I rari affondi si chiudono sempre con un cross sul difensore avversario. Insert coin(s).

THIAGO MOTTA Quando la palla finisce tra i suo piedi ti chiedi se le immagini che passano siano in slow motion o meno. Sbaglia tocchi facili, alcuni potenzialmente velenosi, e perde anche contrasti su contrasti in fase difensiva. Con lui il ritmo quasi da tiqui taqa – che i due centrocampisti centrali dovrebbero dettare nei piani di Prandelli – è una copia sbiadita di quello apprezzato a Manaus. L’esperienza è nulla senza controllo (del centrocampo).

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