Ora, passi che non si parli d’altro che dei Mondiali brasiliani, tanto che se domani scoppiasse la Terza guerra mondiale ce ne accorgeremmo, forse, solo per la puzza di bruciato. Passi pure che, nelle pause fra una partita e l’altra, su tutti i media infuri il cazzeggio: in particolare in Rai, per rimediare alla palese superiorità di Sky, con un’Ilaria D’Amico il cui decolté ormai deborda dal video. Passi persino che, sempre in Rai e per le stesse ragioni, abbiano riesumato pure Aldo Agroppi, insuperabile nel cazzeggio però esteticamente e anche dialetticamente incomparabile con l’Ilariona. Ma quel che fa veramente uscire di melone tutti noi fini intellettuali è questa turpe storia della suocera in ritiro.

C’era una volta il mitico ritiro all’olandese, con sesso, spinello e forse pure rutto libero; poi, ci sono state le feste del divo Ronaldo, con vagoni di prostitute professioniste ma pure dilettanti; si è vociferato di ammucchiate spagnole a Fortaleza; ora circolano foto di nazionali croati che fanno il bagno nudi in piscina. E noi, noi che abbiamo il copyright del latin lover, cosa ci dovevamo inventare per non essere da meno?

Non bastavano mogli, morose e amanti femmine (a quando il primo amante maschio?): ci voleva questa genialata delle suocere in ritiro. Grazie, direte voi, se uno convoca Balotelli e Cassano in Brasile, poi per controllarli ci sono solo due alternative: o i vopos della Ddr, o le suocere. Ora, io sarò pure laico e di sinistra, nessuno è perfetto, ma non riesco a mandar giù quest’apologia della Famiglia Tradizionale, per cui, secondo i benpensanti, con la suocera si vince, alé-ooo.

Se si vincerà, vedremo; per ora, l’unico risultato è che i nostri poveri giocatori, per distrarsi non dai duri allenamenti ma da mogli, figli e suocere, sono costretti ad abbrutirsi con i videogiochi, o il calciobalilla, persino con il flipper, che in Brasile neppure sapevano cosa fosse e hanno dovuto importarlo apposta. Oddio, magari non tutti fanno così. Per esempio, sono sicuro che il terzo portiere, Mattia Perin, si distrae leggendo Kierkegaard: per questo Prandelli non si fida e non lo farà mai giocare.