Sono 156 i candidati a diventare il nuovo Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, l’ente creato d’urgenza, con un decreto legge nell’ormai lontana estate del 2012, dall’allora governo del prof. Mario Monti. Giunta quasi al suo secondo compleanno, l’Agenzia, alla quale pure toccano compiti e funzioni di straordinaria centralità nell’attuazione dell’agenda digitale europea in Italia, sfortunatamente, sin qui, non è mai stata posta in grado di operare davvero. Ora, però, forse ci siamo.

Nei prossimi giorni – o, magari, già nelle prossime ore – Marianna Madia, Ministro della Funzione Pubblica, dovrà scegliere, tra i 156 candidati che hanno presentato domanda, il nuovo Direttore Generale dell’Agenzia. Servirà poi, solo, un ulteriore piccolo sforzo per nominare il Comitato di indirizzo della stessa Agenzia e poi, finalmente, a pochi giorni dal suo secondo compleanno, l’Agenzia potrà iniziare a lavorare per davvero.

Ma chi sarà il nuovo Direttore Generale? Il lungo elenco delle 156 candidature pubblicato sul sito del Ministero della Funzione Pubblica non aiuta a fare previsioni. E’, infatti, solo una lunga sequenza di nomi e cognomi, senza alcun riferimento anagrafico ulteriore che ne faciliti l’identificazione e, naturalmente, senza i relativi curricula che, pure, ciascuno dei candidati ha presentato al Ministro.

Pochi, per la verità, i nomi – tra quelli dei quali sono note competenze, professionalità ed esperienze – quelli che sembrano davvero possedere le caratteristiche che il nuovo Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia digitale dovrà avere per legge, per Statuto ma, soprattutto, perché il Paese ne ha bisogno per provare ad uscire, di corsa, dalla preoccupante situazione di stallo analogico nel quale è impantanato.

Legge e Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale richiedono che il Direttore Generale sia nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro da lui delegato – in questo caso il Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia – “tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione”. Caratteristiche e requisiti che, nonostante l’indubbia ambiguità della definizione, sono ineludibilmente misurabili secondo criteri e parametri oggettivi.

Antipatico, inutile ed inopportuno, a poche ore dalla nomina, navigare nell’elenco ed anticipare una valutazione che tocca al Ministro Madia ma di vere “eccellenze” nell’innovazione tecnologica e nella guida di processi di innovazione ovvero di competenti ed esperti manager dell’innovazione, nell’elenco dei candidati ce ne sono, probabilmente [guai ad escludere che ve ne siano tra gli “ignoti” anche agli addetti ai lavori, ndr], una manciata.

Ciò non basta, naturalmente, a rendere facile la scelta del Ministro Madia che sa perfettamente che dal nuovo Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale dipenderà, in buona misura, la possibilità che l’Italia, nei prossimi tre anni – tanto durerà in carica – provi a recuperare i drammatici ritardi sin qui accumulati nell’attuazione dell’agenda digitale europea. Siamo, davvero, ad un giro di boa. Ulteriori errori e ritardi produrrebbero effetti disastrosi.

E’ – ed il bando per la selezione del nuovo Direttore lo ricorda, chiarendo che curricula o non curricula alla fine toccherà alla “discrezionalità dell’autorità competente” scegliere “il candidato più idoneo allo svolgimento dell’incarico” – naturalmente una decisione di carattere politico ma questo non può e non deve sollevare il Ministro Madia dal far ricorso a criteri straordinariamente obiettivi e meritocratici basati, per davvero, sull’esame del migliore tra i profili dei 156 candidati che hanno fatto domanda per diventare Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Questa volta, più di sempre, considerazioni e calcoli di carattere “politico” – con la “p” minuscola – devono rimanere davvero fuori dalla porta della stanza nella quale il Ministro Madia assumerà la sua decisione. Afferenze politiche, manuale Cencelli, quote rosa ed ogni altro genere di valutazione di opportunità e convenienza non c’entrano: si tratta di individuare una persona – che sia uomo o donna – capace, grazie al proprio bagaglio di competenze ed esperienze e, naturalmente, al necessario endorsement del governo che non dovrà e non potrà mancare, di portare l’Italia fuori dal guado nel quale è impantanata.

E sarà opportuno anche ricordare che – a norma di quanto disposto dall’art. 5 dello Statuto dell’Agid – l’incarico di Direttore Generale “è incompatibile con altri rapporti di lavoro subordinato pubblico o privato o di lavoro autonomo, nonché con qualsiasi altra attività professionale privata, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi ed i compiti dell’Agenzia”. Il nuovo Direttore, quindi, non dovrà essere solo una persona esperta e competente ma anche una persona davvero indipendente e lontana da ogni conflitto di interessi anche solo potenziale o, almeno, pronta a divenirlo sul serio nel corso del suo incarico.

Non si può sbagliare. Tutte le scelte sono importanti ma questa, in un Paese che giace da troppo tempo sul fondo della classifica europea relativa all’attuazione dell’agenda digitale, lo è più delle altre.