C’è una furbizia cui ricorrono spesso le banche per ottenere dal governo ciò che gli conviene. Lo spacciano come utile per combattere l’evasione fiscale, onde tacitare ogni obiezione. L’ultimo esempio è l’obbligo (o il non obbligo, come vedremo) del cosiddetto Pos per negozi, artigiani ecc. ma pure tutti i professionisti. Dove l’abbreviazione Pos, a rigore point of sale, si riferisce alla macchinetta che permette di ricevere pagamenti tramite carte bancomat, di credito ecc.

Partendo da un decreto legge del 2012 si arriva col DM 24-1-2014 all’imposizione, almeno nell’interpretazione inizialmente prevalente, di dotarsi di tale congegno entro fine giugno. Con le norme più restrittive del mondo per i contanti, tale norma appariva come un mero favore al sistema bancario. Garantirebbe infatti a società a esso collegate centinaia di milioni di fatturato. Euro inutilmente spesi da chi incassa di regola solo con bonifici, come gli studi di architettura, i giornalisti con partita Iva ecc., per non parlare degli attuari i cui clienti sono solo compagnie di assicurazione. Per essi un pos è solo un costo in più di 100-200 euro l’anno, oltre che una seccatura.

Ma prendiamo pure le professioni sanitarie, innegabilmente in odore di evasione fiscale. È una frottola che il pos la freni o addirittura l’impedisca. Basta farsi pagare in contanti senza fattura, magari con uno sconticino per il paziente-cliente, e l’apparecchietto se ne starà lì buono buono, cieco testimone dell’evasione.

Alcuni obietteranno che molti clienti gradirebbero la possibilità di pagare col bancomat il dentista, il ginecologo ecc. Ma sarà ben una loro libera scelta attrezzarsi o meno in tal senso, per fornire un servizio ai clienti!

Tali critiche sono state inizialmente liquidate come complicità con l’evasione fiscale. Si sono però poi vieppiù intensificate, finché il colpo di grazia è arrivato dal Consiglio Nazionale Forense. La sua circolare n. 10-C-2014 precisa, infatti, che “nessuna sanzione è prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito”.  Ovvero, si può tranquillamente fare a meno di prenderlo.

Si può essere contenti che alle banche sia andata buca. Ma non promette bene per l’Italia che ancora una volta la conclusione sia stata: “Contrordine, cittadini, avevamo scherzato“.

Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2014