Fa un salto di qualità la guerra in atto tra gli azionisti di Compagnia Italiana di Navigazione (Cin), la società privata che nel 2011 ha rilevato l’ex compagnia di navigazione pubblica Tirrenia. La scontro tra Vincenzo Onorato – armatore della Moby e azionista di maggioranza relativa di CIN col 40% delle quote – e il fondo d’investimenti Clessidra di Claudio Sposito (35%) è in atto ormai da mesi, ma ora potrebbe arrivare sui banchi di un tribunale.

Nell’ultimo Consiglio di amministrazione della società, la maggioranza dei membri – ovvero quelli espressi da Clessidra e dagli altri azionisti di minoranza GIP (dell’imprenditore genovese Luigi Negri, col 15%) e Shipping Investment (del napoletano Francesco Izzo, col 10%) – ha infatti approvato la decisione di procedere in sede legale contro Vincenzo Onorato, le cui recenti dichiarazioni sarebbero state “diffamatorie e pregiudizievoli”. L’armatore napoletano, a capo della compagnia Moby, che su molte rotte è concorrente delle stessa Tirrenia, nelle scorse settimane aveva duramente criticato il piano industriale approvato da CIN, in base al quale la compagnia, pur impegnandosi a mantenere gli attuali livelli occupazionali, a promuovere il turismo in Sardegna in collaborazione con gli operatori locali e a offrire piani di formazione al personale dell’isola, ha deciso di procedere con “l’ottimizzazione dei servizi di collegamento, che in stretta collaborazione con le istituzioni competenti, è stata prefigurata come riduzione temporanea (nei soli mesi invernali) delle corse che hanno avuto un’occupazione media inferiore al 5%, al fine di poter così continuare ad agire per assicurare una continuità territoriale sostenibile”.

Una linea che non è stata minimamente condivisa da Onorato, secondo cui “il CdA di CIN non ha approvato il piano industriale presentato dall’AD della compagnia (Ettore Morace, ndr) e che in origine prevedeva la vendita di tre navi, bensì il piano modificato secondo le richieste dei consiglieri espressione di Moby e che non prevede la vendita di navi, piuttosto l’utilizzo delle stesse o il loro noleggio”. Il patron di Moby ha quindi rincarato la dose, dichiarando pubblicamente di trovare “personalmente irrispettoso dell’intelligenza dei sardi parlare di ‘servire la Sardegna e di miglioramento dei servizi’ quando si richiede di ridurre anche, e non solo, i collegamenti da Civitavecchia a Cagliari in una maniera così drastica e radicale. Ciò decreterebbe la fine del porto di Cagliari”.

Onorato ha quindi ribadito ancora una volta il suo “deciso no, in qualità di socio di maggioranza relativa di CIN, a tagli nelle frequenze e nelle destinazioni per la Sardegna e a modifiche così radicali della Convenzione che vanno a solo danno dell’Isola. Risparmi sui costi vanno fatti, ma in altri ambiti e con competenze manageriali”. Le ruggini tra Onorato e Clessidra, cha ha l’appoggio degli altri azionisti GIP e Shipping Investment, hanno però origini precedenti, e nascono da una diversa visione strategica del futuro della società. Onorato ha sempre mirato ad una fusione tra Tirrenia e Moby, opzione che tuttavia è stata stoppata dall’Antitrust, secondo cui non è possibile un “marger” tra una società meramente privata (Moby) e una di servizio pubblico (Tirrenia, che pur essendo a capitale privato riceve fondi statali per garantire la continuità territoriale sulle rotte in convenzione).

Sfumata quest’operazione, Onorato ha comunque insistito per attuare una più concreta sinergia tra le due compagnie marittime, sviluppo da cui entrambe – secondo l’armatore partenopeo – trarrebbero beneficio. Contraria invece Clessidra, che nelle scorse settimane – dopo aver dichiarato l’intenzione di avvalersi della propria facoltà (prevista dai patti parasociali) di cedere il blocco il 100% del capitale di CIN, incontrando l’immediata opposizione di Onorato – ha deciso di provare a risolvere la questione rivolgendosi alla Camera arbitrale di Milano, i cui tempi di reazione però sono notoriamente lunghi (si parla di mesi, o addirittura anni). Dal canto suo il patron di Moby starebbe lavorando ad un’offerta, in collaborazione con alcuni istituti bancari tra cui Unicredit, per rilevare il 35% delle quote di CIN in mano a Clessidra, sempre che il fondo guidato da Sposito, pur di togliersi da questa situazione spinosa, sia disposto a cedere (e bisognerà vedere a che condizioni) la propria partecipazione.