Il ministero dell’Ambiente ha sospeso l’Aia (l’autorizzazione integrata ambientale) alla Tirreno Power, la centrale a carbone di Vado Ligure. Il provvedimento arriva dopo lo stop imposto dal giudice l’11 marzo scorso per il superamento dei limiti previsti per le emissioni. Da tempo sulla centrale indaga la procura di Savona: secondo l’accusa le emissioni avrebbero causato, negli anni, morti e disastro ambientale.

Il provvedimento, che riguarda i gruppi a carbone VL3 e VL4 della centrale, è stato assunto – si legge nel provvedimento ministeriale – a causa del “mancato avvio dei lavori della sezione VL6 (che) costituisce inottemperanza all’Aia. Risultano di fatto compromessi gli obiettivi di limitazione dell’impatto inquinante della centrale”. Inoltre “Il relativo termine di avvio lavori […] è ormai venuto a scadenza a partire dal 6 gennaio 2014. Occorre sospendere l’attività degli impianti VL3 e VL4, il cui esercizio era autorizzato solo nelle more della predetta nuova sezione VL6″. Sulla Tirreno Power è accesa da tempo la luce della procura della Repubblica di Savona che procede sull’ipotesi di disastro ambientale e omicidio colposo plurimo, provocato dalle morti e dalle malattie riconducibili appunto all’attività della centrale a carbone.

La notizia del ritiro dell’Aia è piombata in città provocando la reazione immediata delle organizzazioni sindacali che hanno indetto un’assemblea per giovedì 12 giugno alle ore 15. Ai 191 esuberi già annunciati nelle scorse settimane, che avrebbero messo a rischio il posto di lavoro di 35 lavoratori di Vado Ligure, si aggiungono – secondo i sindacati – altri 137 esuberi sull’intera filiera del carbone di Tirreno Power. Maurizio Perozzi della Rsu/Cisl ha dichiarato: “Ci aspettavamo entro questa settimana una decisione positiva da parte del gip per riprendere l’attività dei due gruppi, anche a fronte degli investimenti per 180 milioni di euro che l’azienda ha annunciato per migliorare l’assetto dei due gruppi. Ci ritroviamo invece in una situazione ancora più complicata. Se anche la magistratura desse il via libera alla ripresa dell’attività, in assenza dell’Aia i due gruppi interessati dal provvedimento non potrebbero rientrare in funzione. E ciò rappresenterebbe una ‘débacle’ non soltanto per i dipendenti diretti della Tirreno Power, che già rischiano di essere messi in mobilità, ma anche per quelli dell’indotto che da tre mesi si trovano in difficoltà ancora maggiori”.

Nel febbraio scorso i comuni di Vado e di Quiliano e alcune associazioni ambientaliste, si erano rivolti con un ricorso al Tar della Liguria per bloccare l’attività della centrale. I giudici amministrativi avevano rinviato al 15 maggio la decisione, motivando il rinvio con la necessità di accorpare tutti i ricorsi, compreso quello presentato dall’azienda contro il divieto di utilizzo dell’olio combustibile all’1%, che a fine dicembre 2013 paralizzò per qualche settimana la produzione degli impianti a carbone. La decisione era slittata anche a causa del ricorso presentato dall’Azienda con la richiesta di revisione dell’AIA, accompagnato da altra documentazione consegnata ai giudici del Tar chiamati a pronunciarsi. Il senso di quest’ultimo ricorso era appunto quello di realizzare interventi per consentire ai gruppi a carbone esistenti (VL3 e VL4) di operare nel rispetto delle indicazioni previste dalle Mtd – migliori tecniche disponibili. Alla fine di marzo infatti l’azienda aveva ritirato il ricorso presentato al tribunale del riesame contro il sequestro degli impianti a carbone deciso dal giudice. E aveva intrapreso la strada del dialogo, impegnandosi a realizzare gli interventi urgenti disposti dal magistrato: installazione di una centralina di monitoraggio controllata da tecnici nominati dal tribunale e valori di emissione entro i limiti delle “migliori tecnologie disponibili”. Impegni, evidentemente, che sono stati disattesi.

Tirreno Power aveva anche rinunciato al progetto del terzo gruppo a carbone, pur confermando il ruolo strategico del sito produttivo di Vado Ligure per il quale è previsto il via alla copertura dei parchi carbone, con un investimento di 40 milioni di Euro.