“I corrotti, coloro che fanno la tratta degli schiavi e i fabbricanti di armi che sono mercanti di morte dovranno rendere conto a Dio”. Nuova forte condanna di Papa Francesco contro coloro che vivono solo per “i soldi, il potere e la vanità”. In una piazza San Pietro bollente a causa delle temperature estive, con i malati che sono stati portati nella vicina aula Paolo VI e che hanno salutato Bergoglio prima dell’inizio della consueta catechesi del mercoledì, il Papa, dopo due giorni di riposo a causa di una lieve indisposizione, ha spiegato senza mezzi termini che l’inferno attende chi specula sulle guerre e sulla pelle degli altri uomini.

Rivolgendosi ai 35mila fedeli presenti in piazza Francesco ha affermato: “Sono sicuro che se faccio la domanda: quanti di voi siete fabbricatori di armi? Risponderete: Nessuno! Questi non vengono a sentire la parola di Dio, questi fabbricano armi e sono mercanti di morte. Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio. Chi è servo del potere, chi fabbrica le armi non sarà mai felice nell’aldilà. Potere e vanità non ci promettono nulla!”. Non è il primo appello di Papa Francesco contro i fabbricanti di armi, ma non è casuale che Bergoglio lo abbia rivolto a braccio, interrompendo la lettura della catechesi che stava facendo sul timore di Dio, appena tre giorni dopo la preghiera per la pace che si è svolta l’8 giugno scorso in Vaticano con i presidenti israeliano e palestinese Shimon Peres e Abu Mazen. Già il giorno dopo la veglia di preghiera convocata proprio dal Papa per la pace in Siria, il 7 settembre 2013, Francesco aveva sottolineato con forza che “sempre rimane il dubbio se questa guerra di qua o di là è davvero una guerra o è una guerra commerciale per vendere queste armi, o è per incrementarne il commercio illegale?“.

In 15 mesi di magistero sulla cattedra di Pietro numerose e molto forti sono le condanne di Papa Francesco alla corruzione. L’ultima appena due giorni fa nella Messa mattutina celebrata come di consueto nella cappella di Casa Santa Marta: “È tanto facile – ha affermato in quell’occasione Bergoglio – entrare nelle cricche della corruzione, quella politica quotidiana del do ut des. Tutto è affari. Quanta gente che soffre per queste ingiustizie”. La più celebre condanna della corruzione, però, rimane quella rivolta a 500 parlamentari italiani. Un monito durissimo contro gli “interessi di partito, i ‘dottori del dovere’ e i ‘sepolcri imbiancati'” rivolto dal Papa ai rappresentati politici del Paese. Così come ha già segnato la storia del pontificato l’appello alla conversione rivolto ai mafiosi, sulla scia dell’anatema pronunciato da San Giovanni Paolo II ad Agrigento, durante la veglia di preghiera organizzata dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti per la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Intanto, la Sala Stampa vaticana ha reso pubblico il programma del viaggio pastorale che Papa Francesco compirà, il 21 giugno prossimo, a Cassano allo Jonio, diocesi guidata dal segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. Bergoglio visiterà ancora una volta le sue amate periferie esistenziali. Il primo incontro sarà con i detenuti al carcere di Castrovillari, poi l’abbraccio con gli ammalati dell’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Cassano, il discorso ai sacerdoti diocesani nella loro Cattedrale, e il pranzo con i poveri della Caritas e con i giovani della comunità riabilitativa “Mauro Rostagno”. Infine, visita agli anziani della “Casa Serena” e Messa nella piana di Sibari prima di rientrare in Vaticano.

Twitter: @FrancescoGrana