Gli attacchi di Silvio Berlusconi ai magistrati sarebbero giustificati, seppur soltanto in alcune occasioni. Lo pensa il giurista Giovanni Fiandaca, già candidato del Pd alle ultime elezioni europee, dove ha fallito la conquista di un seggio a Bruxelles nonostante la massiccia vittoria dei democratici anche nel suo collegio, quello insulare, dove hanno conquistato tre seggi.

“Non è vero che le sentenze non si discutono o che i processi in corso non si discutono, è una grande sciocchezza indotta da alcuni fenomeni perversi: da un lato dall’esigenza di contrastare Berlusconi per vent’anni, quando rivolgeva i suoi attacchi alla magistratura. Attacchi spesso ingiustificati e qualche volta giustificati” ha detto il giurista, come riporta l’agenzia Adnkronos, intervenendo alla presentazione del libro scritto con lo storico Salvatore Lupo, “La mafia non ha vinto” (Laterza editore). Un saggio che ha scatenato roventi polemiche, dato che affronta il tema della Trattativa tra pezzi dello Stato, definita dagli autori come “legittimata”, ed al momento oggetto di un processo in corso davanti la corte d’Assise di Palermo con dieci imputati tra politici, boss e alti ufficiali dei carabinieri, e di una complessa indagine portata avanti dai pm del capoluogo siciliano.

Una polemica, quella sul saggio di Fiandaca e Lupo, esplosa anche in campagna elettorale, con il governatore Rosario Crocetta che ha bollato il giurista come un “negazionista” della Trattativa. “È stata ritenuta una indebita delegittimazione – ha detto l’ex candidato del Pd – Il fatto che si sia messa in discussione l’operato dei pm è considerato l’atteggiamento nagozionista o giusticazionista della trattativa, sono termini di tipo fascista, senza entrare nel merito senza distinguere la critica intellettuale dalla buona fede personale. C’è un problema tra un certo modo di concepire il processo della trattativa tra Stato e mafia di una parte della magistratura e anche l’orientamento di alcune forze politiche che ritengono di dovere aderire in termini di sostegno all’azione dei magistrati”.

Il principale casus belli della polemica è rappresentato dal fatto che nel saggio sarebbe confutata soltanto la memoria di poche pagine depositata dai pm alla vigilia dell’udienza preliminare, e non invece l’intero fascicolo del procedimento. “Non c’è bisogno di leggere migliaia di pagine di faldoni – ha replicato Fiandaca – non assumono alcun rilievo ai fini della connotazione e del fondamento critico dei nodi di fondo posti dal processo. Dire che Lupo e Fiandaca non si sono letti gli atti è un modo per eludere il nodo cruciale della vicenda. A queste questione i nostri critici non hanno dato alcuna seria risposta e hanno replicato con un approccio critico che, anziché farsi carico delle questioni attraverso un confronto critico, hanno preferito la via di una critica personale delegittimante”. Alla presentazione del saggio, nell’aula magna di palazzo Steri, ha partecipato anche Gaetano Paci, sostituto procuratore palermitano. “Non sono assolutamente d’accordo – ha spiegato – come sostengono anche colleghi del mio ufficio in Procura, che la pubblicazione del libro costituisse una delegittimazione del processo o una interferenza o indebolimento, intanto perche’ sono cresciuto con una cultura di Md che non ha mai avuto il timore di porsi in modo critico di fronte ai contenuti. La pubblicazione di un libro non può delegittimare un processo”.

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