Non sarebbe morto in seguito ad un pestaggio l’uomo trovato agonizzante nella serata di ieri nei corridoi della metro Vittorio Emanuele, a Roma. Sulla base degli elementi finora emersi, cioè le immagini dei video e il racconto dei testimoni, gli inquirenti tendono a escludere l’ipotesi della violenza. I filmati, infatti, non chiariscono la dinamiche dell’accaduto e dalle testimonianze raccolte non emerge che ci sia stato un pestaggio. Gli inquirenti vogliono però approfondire alcuni aspetti, a partire da chi ha chiamato la compagna del moldavo, sua connazionale e con precedenti per borseggio, arrivata successivamente nella stazione metro, rintracciare l’uomo che gli ha prestato soccorso, e le persone che hanno lamentato di essere vittime del borseggio. L’uomo, 55 anni, è stato trovato ieri sera attorno alle 23 nella stazione della metro, riverso a terra. Agonizzava, il battito cardiaco quasi impercettibile, aveva una ferita alla testa ed  è morto durante la corsa in ambulanza al Policlinico Umberto I. Ulteriori chiarimenti sulle cause della morte arriveranno dall’autopsia in programma lunedì mattina all’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza. 

In mattinata aveva preso quota l’ipotesi di un linciaggio. Secondo una prima ricostruzione il 55enne, insieme a un complice, avrebbe tentato un furto a bordo della metro ai danni di una coppia. I due sarebbero stati però scoperti e a quel punto avrebbero abbandonato la refurtiva e sarebbero scappati. Alcuni passeggeri avrebbero, quindi, inseguito il moldavo lungo i corridoi e la banchina della stazione, colpendolo con calci e pugni una volta raggiunto. 

Nel corso della giornata l’ipotesi della violenza ha perso via via quota, ma è rimasto in piedi il tentativo di borseggio. “Dalle testimonianze raccolte dagli investigatori della polizia e dalla visione delle immagini a circuito chiuso delle telecamere, poste all’interno della stazione metropolitana, al momento non emergono responsabilità di terzi in merito all’accaduto”, precisa in una nota la Questura di Roma. Su questo aspetto vuole capirci di più il pm titolare dell’ inchiesta, Barbara Sorgenti, che ha chiesto di visionare le immagini delle telecamere della stazione della metropolitana. Il cadavere dello straniero è stato affidato all’autorità giudiziaria, in attesa dell’autopsia che potrà chiarire ulteriormente la natura delle ferite lacerocontuse alla testa. 

Per tutta la giornata gli inquirenti hanno ascoltato alcuni testimoni e hanno raccolto il racconto di un giovane, che non ha assistito al furto né alla caduta dell’uomo ma che intorno alle 22:40 si trovava sulle scale mobili fra la coppia derubata sulla metro e i due borseggiatori: “Ho sentito gridare ‘fermate quell’uomo, non trovo il portafoglio’ e ho visto un uomo davanti a me tirare fuori dalle tasche degli occhiali e delle chiavi e poi lasciar cadere a terra un portafoglio” – spiega il ragazzo. A quel punto marito e moglie hanno recuperato la refurtiva, mentre il borseggiatore e il suo presunto complice, “un uomo con la camicia bianca”, si sono diretti verso l’uscita. Ma la donna avrebbe gridato “è coinvolto anche lui, prendete anche lui”, per poi avvicinarsi al gabbiotto della sicurezza chiedendo l’intervento del personale.

Riguardo alla caduta, il testimone afferma di non aver visto la scena ma di essere giunto sul posto un istante dopo trovando “quest’uomo per terra che respirava a fatica con il sangue che gli usciva dall’orecchio”. Stando al racconto sembra, comunque, che non si sia trattato di un pestaggio bensì di un malore, dato che “la comitiva di amici della coppia si è incamminata verso l’uscita di via Principe Eugenio ma è tornata subito indietro”. E “anche dalle immagini delle telecamere si vede un uomo che cade a terra, ma intorno a lui non c’è nessuno”. Ipotesi che sarebbe stata confermata da un connazionale della vittima il quale avrebbe detto “Lui soffre di cuore”.

Aggiornato da Redazione Web alle 18,59