«Oh ragassi, ma siam passi?!». Mutuando una delle più celebri esclamazioni di Pierluigi Bersani, una persona di buon senso non avrebbe che potuto dare del matto a chi avesse anche solo ipotizzato di candidare Giorgio Orsoni a sindaco Venezia. Perché basta guardare alla sfilza di incarichi professionali tuttora ricoperti dal primo cittadino, ora agli arresti, per far apparire chiaro come Orsoni non avrebbe mai potuto fare il sindaco a tempo pieno. E si sarebbe per giunta venuto a trovare non poche volte nella sgradevole condizione di essere in conflitto di interesse tra gli affari privati e quelli pubblici.

Orsoni, come noto, oltre ad insegnare all’università Ca’ Foscari, è uno dei più importanti avvocati amministrativisti in circolazione. Come scrisse Erminia Della Frattina su il Fatto Quotidiano il 7 marzo 2012, “il sindaco Orsoni ha ereditato lo studio di Feliciano Benvenuti, una roccaforte dove oltre a difendere gli interessi delle amministrazioni pubbliche si rivolgono a lui anche gli imprenditori e le famiglie più importanti della zona, Benetton, Coin per dirne alcuni. Insomma il sindaco si destreggia tra ricorsi pubblici e ricorsi di privati contro i comuni come quello che lui amministra”. Già questo aspetto avrebbe potuto almeno ingenerare il dubbio che Orsoni fosse la persona giusta per amministrare una città così complessa come Venezia. Soprattutto in chi come Massimo Cacciarci è stato l’artefice della candidatura-Orsoni, ma anche nel Pd locale e in Pierluigi Bersani, al tempo segretario nazionale dei democratici.

Ma ciò che più spaventa sono gli incarichi di rilievo ricoperti dall’Orsoni. Che oltre ad essere figura di spicco del Rotary locale, presidente della Compagnia della vela e della Procuratoria di San Marco –  ente morale che gestisce e amministra il patrimonio della basilica di San Marco –  è presente in ben nove società di capitali ed in una fondazione. Dai cui ruoli di governo si è ben guardato dal dimettersi, una volta eletto sindaco.

L’Orsoni lo ritroviamo come presidente del cda della Agriver Sei srl, società di “valorizzazione e promozione immobiliare” dei Coin, che a Latisana (Udine) sta realizzando un “Piano attuativo comunale di iniziativa privata denominato “Golf&Marina Tagliamento” e deliberato dal Consiglio comunale nel 2011 per “la realizzazione di un campo da golf a 18 buche, strutture ed infrastrutture ad esso attinenti, di un’area residenziale turistica, di edifici destinati a villaggio turistico e di un insediamento ricettivo”.

La Agriver Sei srl è a sua volta partecipata dalla Spanora srl, nella quale la mission aziendale è l’”assunzione di partecipazioni non nei confronti del pubblico”. Anche in questo caso Orsoni è presidente del relativo cda.  

Il primo cittadino di Venezia è poi presidente del consiglio di amministrazione di altre tre scatole societarie ascrivibili alla famiglia Coin: la Finanziaria Coin srl, che opera nel settore della intermediazione mobiliare, nonché la Holding Piergiorgio Coin srl e la Emmepiemme Holding srl, che si occupano di “partecipazioni non svolte nei confronti del pubblico”.

Il sindaco di Venezia è inoltre consigliere di amministrazione di una società agricola – la Sterpo spa – e della Marmi e Graniti Eraclit srl, società attiva nella lavorazione e vendita di marmi e che vanta importanti commesse, non solo in Veneto, a favore di istituzioni pubbliche: la Cittadella della Giustizia a Venezia, il Palazzo di Giustizia a Padova, la Caserma di Carabinieri di Firenze ne costituiscono alcuni recenti esempi.

Insomma tutto questo per dire che Orsoni, definito appropriatamente da Erminia Della Frattina “sindaco multiforme”, deve aver corso non poco in questi anni, destreggiandosi con immaginabili acrobazie tra interessi pubblici e interessi privati. In tutto ciò riuscendo pure ad inanellare, solo negli ultimi diciotto mesi, una serie invidiabile di missioni all’estero e toccando così ben diciannove città nel mondo: da Bordeaux, passando per Bruxelles, Johannesburg, New York, Parigi, fino ad arrivare a Ginevra, San Pietroburgo, Praga, Osaka e Tokyo.

Non è chiaro se Orsoni disponesse di controfigure. Quello che appare lampante è che solo un “passo”, per dirla alla Bersani, dopo aver letto il suo curriculum avrebbe potuto candidare un personaggio così a sindaco di Venezia.

Twitter: @albcrepaldi