Due settimane fa il primo turno elettorale era finito con un risultato inaspettato. Il sindaco reggente Ivo Rossi (Pd), successore di Zanonato, con la sua coalizione si era fermato al 33,76%, molto al di sotto del risultato ottenuto in città alle europee dal solo Pd (41,4%). Rossi è così costretto ad una ripartenza in salita, dovendo anche fare i conti con il fardello delle attese tradite. Sull’altro fronte lo sfidante, il senatore leghista Massimo Bitonci insegue a poco più di due lunghezze con la consapevolezza di aver ottenuto, al primo turno, un risultato insperato (31,42%).

In questi giorni i due contendenti alla carica di primo cittadino hanno completato la corsa agli apparentamenti ma, a conti fatti, il risultato non cambia. Anche alla luce delle nuove alleanze sulla carta gli equilibri rimangono infatti invariati e Ivo Rossi resta in testa di qualche centinaio di voti. Il ballottaggio lo vincerà chi sarà capace di portare più elettori alle urne, sport in cui il centrosinistra è tradizionalmente più allenato.

Ivo Rossi ha incassato appoggi da tutta l’area di centro e di sinistra a partire dalla coalizione civica che al primo turno ha sostenuto di Francesco Fiore (9,91%), a cui sono da aggiungere i consensi di Scelta Civica e PSI per Andrea Colasio (2,43%). Non c’è stato apparentamento con Daniela Ruffini (Rifondazione Comunista) che al primo turno si era fermata all’1,35% ma è difficile pensare che i suoi voti possano andare alla Lega di Bitonci (già sindaco sceriffo di Cittadella).

Nel Carroccio invece le prime prove di accordi sono state fatte fin dai minuti immediatamente successivi all’esito delle urne del 26 maggio. In piazza delle Erbe si erano fatti subito vedere Maurizio Saia e Alberto Salmaso. In effetti è proprio con loro che Bitonci si presenterà all’appuntamento di domenica 8 giugno. I due alleati portano in dote rispettivamente il 10,63% e l’1,14% pareggiando i conti con i nuovi sodali di Rossi. Come da previsioni non ha stretto alleanze il candidato del Movimento Cinque Stelle, Giuliano Altavilla. Resta quindi da capire se e chi andranno a votare i suoi quasi 10 mila elettori che potrebbero davvero fare la differenza in una gara al fotofinish.

In questa situazione di estrema incertezza anche una promessa o una dichiarazione pronunciata al momento giusto possono influire sul voto finale. Bitonci si è inventato l’assessore all’opposizione: “Quando sarò eletto sindaco – ha spiegato il senatore leghista – verrà indetta una consultazione pubblica, aperta a tutte le forze di opposizione rappresentate in Consiglio Comunale. Il vincitore verrà nominato assessore all’opposizione, con deleghe alla trasparenza e alla partecipazione”. Una boutade che strizza l’occhio ai temi e ai valori cari al M5S, nella speranza che una parte di quei 10 mila elettori possano tornare a votare per lui: “Vogliamo – ha aggiunto – che tutti i padovani si sentano rappresentati e garantiti, anche quelli che non ci voteranno”. Il candidato leghista punta tutto su trasparenza e correttezza. Fatture on line, basta appalti opachi e opere inutili. Dichiarazioni che nei giorni dello scandalo del Mose, che sta facendo tremare tutto il Veneto, vogliono forse marcare la distanza con la politica corrotta di Venezia ladrona: “Noi non abbiamo paura di essere controllati”, ha detto ancora Bitonci che ha subito rilanciato proponendo anche l’istituzione di un consiglio comunale vasto, composto da consiglieri comunali non eletti, un organo che nelle intenzioni servirà per aumentare la rappresentanza dei cittadini e controllare la qualità dei servizi erogati dal comune nelle varie zone della città.

Ivo Rossi punta invece sulla detassazione, mediante l’ampliamento della fascia di esenzione dall’addizionale Irpef, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al 50% di popolazione esentata. Parallelamente Rossi ha lanciato anche la riduzione del 25% l’Imu a carico di genitori che danno l’abitazione in comodato gratuito ai figli, portando l’aliquota al livello di quella della prima casa. Insomma, se Matteo Renzi è riuscito a convincere gli italiani con 80 euro al mese, fatte le debite proporzioni, anche Rossi vorrebbe riuscire ad ottenere il consenso dei padovani mettendo mano al portafogli.

Nei temi della campagna elettorale, a tre giorni dal voto, è entrato prepotentemente anche lo scandalo tangenti legato alla realizzazione del Mose. Sul punto Bitonci attacca direttamente Rossi: “deve ritirarsi dalla competizione”, argomentando la dura presa di posizione con la vicinanza di Rossi al primo cittadino di Venezia Giorgio Orsoni e non solo: “voleva costruire il nuovo ospedale facendo ideare il project financing a Roberto Meneguzzo, l’amministratore della Palladio Finanziaria (tra gli arrestati Mose, ndr)”. Rossi replica che, alla luce dell’arresto dell’assessore regionale Renato Chisso, a dimettersi dovrebbe essere il governatore del Veneto Luca Zaia.

Che peso avrà lo scandalo del Mose e quale delle due strategie sarà più apprezzata dai padovani lo si saprà solo nella notte tra domenica e lunedì, al termine dello spoglio delle schede, che inizierà subito dopo la chiusura delle urne, alle 23.