Salvatore Ligresti è stato rinviato a giudizio per l’accusa di aggiotaggio in relazione alla compravendita di azioni Premafin da parte di due trust off-shore con sede alle Bahamas. Lo ha deciso il gup di Milano Alessandra Clemente che, accogliendo la richiesta del pm di Milano Luigi Orsi, ha stabilito di mandare a processo anche l’imprenditore Giancarlo De Filippo e il fiduciario Niccolò Lucchini. Il dibattimento si aprirà il prossimo 2 ottobre davanti alla prima sezione penale. Secondo l’accusa, l’ingegnere di Paternò ed ex patron di Fonsai tra il 2 novembre 2009 e il 16 settembre 2010 avrebbe manipolato il valore di Borsa del titolo Premafin (confluita in UnipolSai) con compravendite effettuate da EverGreen ed Heritage, basate alle Bahamas, a lui riconducibili e titolari del 20% del capitale della società. In base all’ipotesi formulata da Orsi, i beneficiari dell’operazione sarebbero stati i Ligresti e le loro società. La quota in mano a EverGreen ed Heritage è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza nell’aprile del 2012, l’anno in cui è partita anche l’inchiesta per falso in bilancio. 

Quello che si aprirà in ottobre a Milano è il primo processo a carico di Salvatore Ligresti scaturito dalla maxi-inchiesta del pm Orsi sul gruppo Fonsai. L’ingegnere è coinvolto in più filoni della doppia inchiesta giudiziaria che coinvolge le procure di Milano e Torino in merito ai passaggi che hanno portato alla maxi fusione tra Unipol e la sua galassia assicurativa (Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni e Premafin). Prima di tutto è già alla sbarra a Torino per l’alterazione di una voce di bilancio di Fonsai (la ‘riserva sinistri’) grazie alla quale la famiglia Ligresti avrebbe incassato illecitamente dividendi per parecchie decine di milioni di euro. Inoltre, per il costruttore riprenderà il prossimo 12 giugno a Milano l’udienza preliminare che lo vede imputato per corruzioneinsieme all’ex presidente dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private Giancarlo Giannini. In più Ligresti è indagato con l’ad di Mediobanca Alberto Nagel per la vicenda del cosiddetto ‘papello’, uno dei tanti filoni dell’inchiesta di Orsi, tra cui figura anche il più recente, quello con al centro la fusione UnipolSai nel quale è indagato l’ad Carlo Cimbri

Quanto al processo su Premafin, il giudice nella scorsa udienza ha ammesso come parti civili Consob e una quarantina di ex piccoli azionisti di Premafin. E oggi, prima di disporre il rinvio a giudizio, ha respinto una eccezione di legittimità costituzionale sollevata dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, in base alla recente sentenza sul caso Ifil-Exor della Corte di Strasburgo, che ha sanzionato l’Italia per aver processato due volte Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti: il processo penale non doveva svolgersi, secondo la Corte, perché i due erano già stati condannati in via amministrativa dopo una procedura promossa dalla Consob. In maniera analoga il legale di Ligresti chiedeva di inviare gli atti alla Consulta sostenendo che fosse obbligatorio “interrompere l’azione penale” nei confronti del costruttore siciliano in quanto è già stato sottoposto a una sanzione (oltre 5 milioni di euro) da parte della Commissione di vigilanza sulla Borsa. Nelle otto pagine di ordinanza, infatti, il gup spiega che “alla luce del diritto comunitario non può escludersi la legittimità del ‘doppio binario’” delle sanzioni Consob e di quelle penali, “sempre che questo non si traduca in una doppia condanna di natura penale”. La questione posta dalla difesa è dunque infondata, “anche perché il “principio costituzionale di stretta legalità”, assieme a quello della “obbligatorietà dell’azione penale”, non consente “da un lato di ritenere sostanzialmente penale una norma amministrativa” e dall’altro al pm “di non esercitare l’azione penale obbligatoria”.