Scesero in strada vent’anni fa, la prima volta. Ragazzi e ragazze che manifestavano affinché essere “diversi/e” non fosse più una vergogna. Per perdere, anche qui in Italia, lo sguardo ferito. Non sapevano che quella marcia sarebbe durata vent’anni. Il pride di Roma, infatti, è nato nel 1994 e ancora oggi resta il più importante del panorama nazionale, per la sua storia – passata attraverso il World Pride del 2000 e l’EuroPride del 2011 – per la sua collocazione nella capitale e per le centinaia di migliaia di persone che si raccolgono sotto la bandiera della piena uguaglianza.

E per festeggiare, il Coordinamento Roma Pride – di cui fa parte il Circolo Mario Mieli, con molte altre realtà cittadine – ha fatto le cose davvero in grande: il ricco calendario di eventi prevede infatti mostre, dibattiti, proiezioni, concerti, momenti ricreativi, party e la possibilità di scambiare quattro chiacchiere, birra in mano, per i giardini del Circolo degli Artisti dove quest’anno verrà ospitato il Pride Park dal 3 al 6 giugno.

Ma questa manifestazione, gioiosa e dirompente, è prima di ogni altra cosa una rivoluzione personale, intima, delicata. Per questo motivo la campagna di comunicazione, curata dall’associazione Condividilove, si è concentrata proprio sulle storie delle persone che marceranno per le vie del centro per chiedere piena dignità giuridica e sociale, il diritto ad amarsi liberamente e di poter costruire una famiglia.

E così conosciamo la storia di Roberto e Alessio, che stanno insieme da quasi cinque anni e all’inizio avevano paura di dirlo a casa, perché temevano di non essere compresi e accolti. Paure superflue, per fortuna. O quella di Eva ed Alessia, che è ebrea e ha portato a casa la sua fidanzata per presentarla alla sua famiglia, in occasione dello shabbat. E la dimensione familiare emerge ancora nella vicenda di Paola e Carlo. Dodici anni fa loro figlio disse di essere gay e per Carlo all’inizio fu difficile da accettare perché lui, come dice spesso, l’omosessualità aveva imparato a conoscerla solo con le barzellette. Ma poi è scattato qualcosa, quella forza dell’amore che gli ha fatto comprendere, dopo quel coming out che “l’obiettivo era quello di volere bene a mio figlio esattamente come gliene volevo un minuto prima”.

E così, ancora, Juri – eterosessuale e felice di esserlo – porterà a manifestare, per la seconda volta, il piccolo Gabriel perché vuole che il suo bambino viva in un mondo più giusto verso tutti. E tra tanti, sposati da sei anni, Markus e Tania che rivela: “Dopo l’operazione si può fare e dopo tre anni si può anche adottare”.

Storie di una straordinaria umanità, che racchiudono la forza di chi ha lottato per conquistarsi una fetta di mondo. Per vivere alla luce del sole senza quelle paure che troppo spesso i vincoli sociali impongono a chi viene percepito, poiché diverso, anche come sbagliato. Per questa ragione il claim della campagna è “ci vediamo fuori”, come si nota dai manifesti che ricoprono le vie della città, con decine di ragazzi e ragazze che si tingono il viso con i colori del rainbow, il simbolo della comunità LGBTQI. E ti guardano negli occhi, quasi fossero minacciosi, ma in verità in quei volti, in quelle e molte altre storie, c’è solo la volontà di non voler più abbassare lo sguardo e di sfidare apertamente stereotipi e stigma sociale.

Per questa ragione, per chi volesse partecipare non solo in piazza, ma anche virtualmente alla campagna “Mettici la faccia”, è stata creata un’applicazione a cui si può accedere tramite il sito ufficiale del Roma Pride dove poter creare la propria foto con i colori dell’arcobaleno.

Infine, il 7 giugno ci sarà la parata finale, tra musiche e balli, con il raduno previsto a piazza della Repubblica alle 15:00 per poi arrivare, in serata, a largo Corrado Ricci, all’incrocio tra via dei Fori Imperiali e via Cavour, come sempre passando di fronte alla suggestiva cornice del Colosseo. Sarà importante esserci, per cambiare tutte e tutti assieme questo paese al grido di “adesso fuori i diritti”, lo slogan della manifestazione che riprende la campagna di Renzi per le primarie, per ricordare al Presidente del Consiglio di mantenere le sue promesse in materia di unioni civili, genitorialità e legge contro l’omofobia.

Nell’attesa di potersi svegliare, un domani, per festeggiare non solo vent’anni di percorsi fatti insieme nel nome della dignità, ma anche la felicità di chi quell’uguaglianza la vivrà sulla propria pelle come una conquista definitiva e irreversibile.

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