Il miracolo è recente: di colpo, con la sola imposizione delle mani, tutti quelli che per anni hanno fatto gli alfieri dell’austerity hanno cambiato verso e ora combattono fieramente l’austerity, come un sol uomo e con quella faccia un po’ così che dice: “Chi, io?”. Una cosa che ha riguardato anche la solenne parata del 2 giugno, il cui preventivo – come scrive il Sole 24 Ore – supera di 400 milioni i costi dell’anno precedente (un aumento di oltre il 20 per cento, altro che spending review). E in più, colpo di scena, riecco le gloriose Frecce Tricolori. Ora, a parte l’irritazione del popolo grillino per le scie chimiche (in questo caso addirittura colorate), non molti hanno notato il salto di qualità: niente pattuglia acrobatica nel 2012 e nel 2013 e gran ritorno quest’anno. Perché, come dice il ministro della Difesa Pinotti, “Abbiamo ricavato utili da marchio”. Un brand, insomma. E in più, le esibizioni dei nove jet che sputano tricolore dal sedere sono pagate dagli sponsor, Fastweb in prima fila.

Ecco, gioite. E poi dice le privatizzazioni. Certo, la fanteria ormai non conta più molto, l’assalto con la baionetta non è più di moda, ma se fosse, i bersaglieri potrebbero sempre fermarsi sul più bello, sorridere alla telecamera e mostrare la barretta energetica, la bibita che integra i sali minerali, se non addirittura il miracoloso farmaco che arresta i radicali liberi. È un’idea, perché no. Quanto al genio guastatori, quello che invece di fare le opere le distrugge per far dispetto al nemico, si potrebbe farlo sponsorizzare dall’Expo: come non fanno le opere loro, nessuno. Insomma, la nuova frontiera del nazionalismo militare ne avrebbe gran giovamento.

Le crocerossine, per esempio, potrebbero indossare uniformi fornite dalla sanità privata, c’è solo l’imbarazzo della scelta, dal San Raffaele alla Maugeri, magari chiedere a Formigoni per i numeri di telefono (però, in questo caso, consiglio di tenere le ricevute). Ora, naturalmente si può cogliere fior da fiore e fare gli spiritosi. Ma poche cose sono più spiritose di un’esibizione tecnologico-muscolare-nazional-militarista che per realizzare la sua geometrica potenza si affida allo sponsor privato. Vero che a ben guardare non è la prima volta, e che le guerre sponsorizzate dalle multinazionali del petrolio (specie americane) sono state parecchie, negli ultimi decenni. Ma resta il fatto che il cortocircuito è notevole: si celebra la nascita e l’indipendenza della Repubblica, e questo è bello. Ma proprio indipendenti del tutto non si riesce a essere, e allora ecco lo sponsor.

Ingegnoso, fantasioso e, se si continuasse, anche remunerativo.

Basta pensare alla Marina Militare, forse Prada, invece di Luna Rossa potrebbe pagare un paio di caccia-torpedinieri, due fregate, un sottomarino. Ma qui siamo giù alle sponsorizzazioni incrociate e il discorso si fa complesso. Già, perché, siccome ci ostiniamo a comprare gli F-35, abbiamo dovuto costruire una portaerei per ospitarli e quando qualcuno si è accorto che gli F-35 non erano un affarone, si è giustificato l’acquisto dicendo che ormai avevamo speso molto per la portaerei. Roba da manicomio, o almeno da cure psichiatriche. Se paga lo sponsor, ovvio.